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Il mistero

interminomaris.--.

 

Talora presumiamo di avere già raggiunto la perfetta nozione di ciò che Dio è o fa. Grazie alla Rivelazione sappiamo di Lui alcune cose certe che Egli ha detto di sé, ma queste cose sono come avvolte dalla nebbia della nostra ignoranza profonda di Lui.

Non di rado mi spavento sentendo o leggendo tante frasi che hanno come soggetto ‘Dio’ e danno l’impressione che noi sappiamo perfettamente ciò che Dio è e ciò che Egli opera nella storia, come e perché agisce in un modo o in un altro.

La Scrittura è assai più reticente e piena di mistero di tanti nostri discorsi pastorali. Preferisce il velo del simbolo e della parabola; sa che di Dio si può parlare solo con tremore e per accenni, come di ‘Qualcuno’ che in tutto ci supera.

Gesù stesso non toglie questo velo, Lui che è il Figlio: ci parla del Padre, ma ‘per enigmi’, fino al giorno in cui svelatamente ci parlerà di Lui.

Questo giorno non è ancora venuto, se non per anticipazioni che lasciano ancora tante cose oscure e ci fanno camminare nella notte della fede.

 

+ Carlo Maria Martini

Cercare _ L’inquietudine della fede

Icona dal sito http://www.interminomaris.tumblr.com/archive

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Ripartire da Dio

Sono i profeti a insegnarci che cosa significa ripartire da Dio.

Profeta è ‘colui che tiene lo sguardo fisso verso il Dio che viene’ (M.Buber),

ma allo stesso tempo i piedi ben piantati in terra.

Mi sembra che oggi ci sia penuria di profeti: c’è chi guarda in alto mentre i suoi piedi sembrano aver perduto il contatto con la terra degli uomini (è la tentazione di tanti spiritualismi caratteristici di un’età che si è autodefinita New Age); c’è chi è talmente incollato al proprio frammento di terra da perdere di vista l’insieme e l’orizzonte più grande.

Ripartire da Dio richiede il coraggio di riproporsi le domande ultime, di ritrovare la passione per le cose che si vedono perché sono lette nella prospettiva del Mistero e delle cose che non si vedono.

Si potrebbe esprimere in tre modi il ‘che cosa’ della proclamazione del primato di Dio.

Rispetto al cammino personale significa non dare mai nulla per scontato nel nostro cammino di fede, non cullarci nella presunzione di sapere già ciò che è invece perennemente avvolto nel mistero; significa santa inquietudine e ricerca.

Rispetto al nostro agire comunitario e sociale significa mettere tutti i nostri progetti sotto la signoria di Dio e misurarli sul Vangelo.

Rispetto ai frutti che tale atteggiamento suscita, significa godere una esperienza di profonda serenità e pace.

 

 carlomaria

Cercare _ L’inquietudine della fede


Resistere

“ … resistere, resistere, resistere.

Perchè dalla forza con cui resistiamo viene anche il controllo

del castello di bolle di sapone che costruisce l’avversario”.

 +Carlo M. Martini


Vigilare

[..]

Che cosa significa guardare e vigilare?

Significa che la storia è il tempo del discernimento, la storia è il tempo nel quale il cristiano è invitato ad aprire gli occhi e a non lasciarsi sommergere dagli eventi come pure e brute fatalità.

E’ invitato a reagire positivamente e chiaramente, con intelligenza e coraggio.

 

Per comprendere meglio l’esortazione a guardare e vigilare, possiamo considerare tre aspetti del vigilare biblico che il Vangelo ci presenta.

Innanzitutto, il vegliare del padrone di notte, quando ha paura perché ha avvertito che il ladro sta per venire.

E’ il vegliare della cautela, è la precauzione, l’essere guardinghi, lo stare bene attenti, il guardarsi intorno.

Poi, il vigilare del servo, che attende il padrone volendo farsi trovare al suo posto di valore, non pigro, non inetto, non dissipato.

E’ il vegliare della fedeltà.

 

E infine, il vegliare della sposa che attende lo sposo, ricordato soprattutto, nel libro veterotestamentario del Cantico dei Cantici.

La donna attende l’amato del suo cuore e il suo è il vegliare dell’amore, del desiderio, di chi grida : ‘Vieni, Signore Gesù’ (Apocalisse 22,30).

 

Sono i tre aspetti della vigilanza cristiana che cogliamo contemplando Gesù nell’agonia del Getsemani.

Voglia, mentre i suoi discepoli si addormentano, come il padrone che attende il ladro, perché vuole aspettare l’arrivo di Giuda in piedi; veglia nella fedeltà, affermando di voler compiere la volontà del Padre, non la sua; veglia nell’amore, gridando al Padre che si compia su di Lui il calice della passione.

Nel Getsemani Gesù è il modello della vigilanza cristiana, della precauzione, della fedeltà dell’amore.

Talora noi rimandiamo a tempi migliori il nostro agire, il nostro esprimerci, a tempi in cui ci sarà più giustizia, più pace, più comprensione tra gli uomini.

Il Vangelo ci richiama a esprimerci adesso, perché è ora il venire di Dio.

Il cristiano deve stare attento a questo venire in mezzo alle contraddizioni e ai contrasti della storia.

Chi aspetta sempre la palingenesi storica aspetta invano.

Vegliare vuol dire tenere occhi aperti nella notte, per capire che Dio viene anche nel negativo dell’uomo, cioè nella croce.

 

La croce riassume perfettamente l’atteggiamento della veglia: nel massimo del negativo dell’uomo Gesù viene e salva.

 

[..]

Non aspettiamo tempi più facili per essere cristiani, perché cristiani lo si è proprio nelle bufere storiche, grandi o piccole, tenendo davanti agli occhi il criterio della croce.

E’ umano, è frutto della nostra fragilità vincere il male con il male, sia quello della violenza o quello della disperazione.

Vincere il male con il bene è divino e, così facendo, si proclama la forza della croce di Cristo.

E’ nel vincere il male con il bene che il Signore viene.

 

 

 

 

+ Carlo Maria Martini

Piccolo manuale della speranza

 


L’ultima beatitudine

L’equazione non lascia dubbi.

La malattia sta alla morte come il sorriso sta alla vita.

Ridere è un’arma di luce e ferisce la morte.

Se c’è qualcosa che unisce i grandi uomini, è l’autoironia.

Difficile dire se sia un’inclinazione naturale o una conquista, se si è grandi perché si sa ridere o se si sa ridere perché si è grandi.

E’ evidente però che l’ironia salva la vita.

La cosa più intelligente da fare nelle situazioni difficili è trovarne il lato comico, al cuore di ogni amarezza il motivo di un sorriso.

 

 

Carlo Maria Martini

Il silenzio della Parola

 

 

 

‘Beati coloro che sanno ridere di se stessi’.

Card. Newman


Ancora G R A Z I E !

“Fare memoria del cardinale Martini è un atto di giustizia”:

è quanto ha detto il Papa ricevendo stamani, presso Casa Santa Marta, padre Carlo Casalone, provinciale d’Italia della Compagnia di Gesù con gli animatori e i membri della “Fondazione Carlo Maria Martini”, nata in occasione del primo anniversario della scomparsa del porporato, che ricorre domani 31 agosto. La Fondazione è un’iniziativa della Provincia d’Italia della Compagnia di Gesù, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Milano, e si propone di ricordare il cardinale Martini – come si legge nel sito http://www.fondazionecarlomariamartini.it – “promovendo la conoscenza e lo studio della sua vita e delle sue opere, e di tenere vivo lo spirito che ha animato il suo impegno, favorendo l’esperienza della Parola di Dio nel contesto della cultura contemporanea” e con un’attenzione particolare al “dialogo ecumenico, interreligioso, con la società civile e con i non credenti, unitamente all’approfondimento del rapporto indissolubile tra fede, giustizia e cultura”.

La Fondazione vuole inoltre promuovere “lo studio della Sacra Scrittura con un taglio che metta in gioco anche altre discipline, tra cui la spiritualità e le scienze sociali”, “collaborare a progetti formativi e pastorali che valorizzino la pedagogia ignaziana, soprattutto rivolti ai giovani”, nonché “sostenere l’approfondimento del significato e la diffusione della pratica degli Esercizi Spirituali”.

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La grazia

 

Mi metto nella posizione del povero e Lo ringrazio: ‘Signore, Ti ringrazio, perché non ho bisogno di farmi accettare dagli altri, di impormi; sei Tu stesso che difendi la mia causa, sei Tu stesso che mi sostieni. Io posso vantarmi della mia povertà, come fa s. Paolo, vantarmi della mia situazione di persona né troppo influente né troppo capace, spesso indietro rispetto agli altri, perché Tu sei con me, Tu hai fatto Tua la mia causa.

 

Oppure posso mettermi fra i giusti e dire: ‘Signore, Ti ringrazio, perché Tu mi concedi di vivere la mia vita al servizio dei fratelli, in un rapporto leale con Te. Ti ringrazio per tutto ciò che la mia vita comporta di faticoso, paziente, apparentemente inutile, questo è un continuo con Te. Tu mi riveli questa dimensione di libertà nella mia vita; niente è inutile perché tutto è un dialogare con Te’.

 

Oppure mettermi (ed è la posizione che lo Spirito mi spinge a scegliere per il momento) tra quelli che non capiscono: ‘Signore, spiegami Tu, quando non Ti ho visto?’.

Tutte le volte che medito su questa parabola dico: va bene, adesso ho capito. Ma poi, quando ritorno nella vita quotidiana, non vedo, non sento, non capisco. Le mie reazioni spontanee non sono queste. Lo sono agli Esercizi, ma appena ne sono fuori, tutte le mie relazioni con il prossimo sono conflittuali, di difesa, tesa a stabilire le distanze, i miei privilegi.

Qui, mi pare, ci siamo tutti dentro, tutte le volte che ci chiudiamo stranamente, follemente, alle necessitò concrete e reali della situazione in cui viviamo.

Purtroppo viviamo in questa cecità. Spesso la cecità è tale anche rispetto alle persone che ci stanno più vicine: siamo come il sacerdote della parabola, che passa accanto al ferito, ma l’abitudine è tale che non lo vede.

 

Allora lasciamoci cogliere in questa cecità, anche un po’ volentieri, cioè autenticamente: ‘Signore, quando mai Ti ho sentito vicino a me, povero, stanco, malato, carcerato e mi sono sentito mosso? Quanto più spesso invece ho sentito la situazione nella quale mi trovavo come assopimento o rischio eccessivo, come bisogno di difesa, di stabilire distanze chiare, di far valere i miei diritti?’.

Qui vedete, è presente tutta la nostra vita, perché tutta la vita si gioca qui, nel rapporto verso gli altri.

 

O è un rapporto di riconoscimento del Signore, o è un rapporto di dare e ricevere, più o meno apparentemente conflittuale, per fare la mia strada; magari sì, senza schiacciare gli altri, ma intanto ponendo avanti me stesso. Tutta la nostra esistenza affiora qui, e affiora, se siamo sinceri e andiamo a fondo di fronte a Dio, anche la nostra incapacità a cambiarci: ‘Signore, non sarà certo per una meditazione in più che io ora faccio su questo punto che aprirò gli occhi. Istintivamente, nella situazione di aggressione, io ancora mi ritirerò’.

 

Tutta la vita è fatta di piccole aggressioni di fronte alle quali prendiamo posizione, ci distanziamo, ci armiamo sapientemente.

Da questo punto di vista possiamo dire con onestà: ‘Signore, è vero, non sono capace di riconoscerTi. Tu mi dai la grazia, quindi, di compiere un atto di carità, di generosità, ma la mia esistenza, come tale, è ancora lontana dall’essere libera, gioiosa, certa, fedele a Te in tutte le richieste, anche esorbitanti, che mi sono fatte’.

 

+ Carlo Maria Martini

Piccolo manuale della speranza_ Vivere con fiducia il nostro tempo.

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Quel ‘poco di più’

Signore, fa’ che affiorino in noi tutti i dialoghi rifiutati, tutte le situazioni chiuse, tutte le prospettive che abbiamo emarginato.

 

Signore, fa’ che Ti riconosciamo con tutte le tue esigenze di re, di pastore, di Cristo, di Figlio dell’uomo, di chiave della nostra vita. Fa’ che Ti riconosciamo con la Tua presenza nella vita di relazione, nella storia concreta, nel mondo, nella Chiesa.

 

Signore, Ti chiediamo soltanto, per noi, verità e autenticità. Ti chiediamo di sconfiggere in noi i nemici prepotenti e risorgenti di questa  verità e autenticità. Fa’ che non abbiamo paura delle decisioni che dovrebbero affiorare dietro questa autenticità, che senza preoccuparci di essere, ci interessiamo, per ora, di vivere semplicemente nella pace di questa verità, di fronte a Te.

 

Il Tuo Spirito, Signore, è Spirito di pace: fa’ che nella pace riconosciamo ciò che siamo e ciò che non siamo, ciò che Tu nel Tuo amore ci chiami a essere, perché possiamo avere la gioia di diventare ciò che Tu vuoi che diventiamo.

 

Ti ringraziamo, Signore, perché non ci lasci nei luoghi comuni, nella stagnazione banale della nostra mediocrità, ma ci inviti a gustare la gioia di quel ‘poco di più’ che ci apre a un orizzonte nuovo.

 

+ Carlo Maria Martini

Piccolo manuale della speranza_ Vivere con fiducia il nostro tempo.

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Alzatevi e levate il capo

‘Il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte’ (Marco 13,24-25).

Dopo queste parole catastrofiche, Egli però aggiunge:

‘Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria (Marco 13,26).

 

Dunque, quello che sembrava essere un cataclisma decisivo e irrevocabile diviene l’occasione per contemplare il Figlio dell’uomo. Ancora più toccante è il passo parallelo di Luca:

‘Alzatevi e levate il capo’, non state con la testa china, con gli occhi coperti, ‘perché la vostra liberazione è vicina’ (Luca 21,28).

Traducendo per noi: non aspettiamo tempi facili per essere cristiani, perché cristiani lo si è proprio nelle bufere storiche, grandi o piccole, tenendo davanti agli occhi il criterio della croce.

E’ umano, è frutto della nostra fragilità vincere il male con il male, sia quello della violenza o quello della disperazione. Vincere il male con il bene è divino e, così facendo, si proclama la forza della croce di Cristo.

E’ nel vincere il male con il bene che il Signore viene.

 

 

+ Carlo Maria Martini

Piccolo manuale della speranza

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