: §

SanFrancesco-Cimabue

 

Un’altra volta andando il beato Francesco a predicare nelle parti di Lombardia, verso la Marca Trevigiana, essendo solo con uno de’ suoi frati, sopravvenne loro la notte su per la via alla riva del Po, ed
il cammino, per cagione de’ paduli, a loro, che ne erano nuovi, molto scuro e dubbioso, disse il compagno:
“Padre, ôra e prega Iddio che ci liberi da questo pericolo e dubbioso cammino”.

E’l beato Francesco rispose con molta fidanza:
“Dio può, se piace alla Sua grande benignità, cacciare via questa grande scurità e mandarci chiarità”.

E appena ebbe dette queste parole, che subito sopra di loro venne una luce con tanta chiarezza, mandata per grazia e virtù di Dio, che essendo altrove notte scura, e’ si vedeano innanzi chiaramente come di giorno.

Legenda Maior
Cap. V, § 12

Annunci

#

tumblr_oehytteqjX1tjg0llo1_1280-ordocarmelitarum

 

E se il buon Dio vi vuole debole e impotente come una bambina, credete che avrete meno merito?
Consentite dunque ad inciampare ad ogni passo, anche a cadere, a portare la vostra croce con debolezza;
amate la vostra impotenza, e la vostra anima ne trarrà più profitto che se, portata dalla grazia, compisse con slancio delle azioni eroiche, le quali riempirebbero la vostra anima di soddisfazione personale e di orgoglio.

s.Teresa di Lisieux
Immagine da ordocarmelitarum.tumblr.com/archive


Agli Arcangeli

AltareSanMichele-duomocremona

“San Michele,
tu Principe Custode,
tu che combatti il malvagio debitore, sfodera di nuovo la tua spada lucente, è insorto il malvagio dall’inferno.
Combatte frontalmente i tuoi protetti!
Solo tu puoi esiliare il nemico, avversario di tutti i buoni.
Protezione di Dio, luce nel vortice del vento!
Dove tu sei, riposano i prati del Cielo, in luminosa protezione dall’orrore della morte,
dove tu combatti, veglia l’eccelsa vittoria dell’Angelo sul re dei diavoli.”

Otto Riedel _ frate agostiniano

 

s.gabriel

“San Gabriele Arcangelo,
angelo dell’incarnazione,
apri le nostre orecchie ai dolci avvertimenti e ai pressanti appelli del Signore.
Resta sempre davanti a noi, ti imploriamo, per farci comprendere bene la Parola di Dio,
così che possiamo seguirLo e obbedirGli e compiere ciò che Egli vuole da noi.
Aiutaci a restare svegli, così che, quando verrà, il Signore non ci trovi nel sonno.
O glorioso Arcangelo san Gabriele, io condivido la gioia che provasti nel recarti quale celeste messaggero a Maria, ammiro il rispetto con cui ti presentasti a Lei, la devozione con cui La salutasti, l’amore con cui primo fra gli Angeli, adorasti il Verbo incarnato nel Suo seno.
E ti prego di ottenermi di ripetere con gli stessi tuoi sentimenti, il saluto che allora rivolgesti a Maria e di offrire con lo stesso amore gli ossequi che allora presentasti al Verbo fatto Uomo con la recita del Santo Rosario e dell’Angelus Domini.
Amen.

iconasanraffaele

 

 

«O glorioso Arcangelo S. Raffaele che, dopo aver custodito ge­losamente il figlio di Tobia nel suo fortunoso viaggio, lo rendeste finalmente ai suoi cari genitori salvo ed incolume, unito ad una sposa degna di lui, siate guida fedele anche a noi: superate le tempeste e gli scogli di questo mare procelloso del mondo, tutti i vostri devoti possano raggiungere felicemente il porto della beata eternità. Amen.

Inviaci, o Signore, dal Cielo Raffaele, l’angelo medico della Salvezza, affinché guarisca tutte le malattie e diriga anche tutte le nostre azioni.
Io ti canterò alla presenza degli angeli, mio Dio!
Mi prostrerò verso il tuo tempio Santo e renderò omaggio al tuo Nome!
Principe gloriosissimo, San Raffaele Arcangelo, veglia su noi: qui e ovunque prega senza sosta il Figlio di Dio per noi.
Signore, esaudisci la mia preghiera.
E che il mio grido arrivi fino a Te.

Amen.

 


W o w

La Speranza cristiana – 33. Educare alla speranza

tumblr_ohkgug4VDg1vnie3xo1_540-rime-s
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La catechesi di oggi ha per tema: “educare alla speranza”. E per questo io la rivolgerò direttamente, con il “tu”, immaginando di parlare come educatore, come padre a un giovane, o a qualsiasi persona aperta ad imparare.
Pensa, lì dove Dio ti ha seminato, spera! Sempre spera.

Non arrenderti alla notte: ricorda che il primo nemico da sottomettere non è fuori di te: è dentro. Pertanto, non concedere spazio ai pensieri amari, oscuri. Questo mondo è il primo miracolo che Dio ha fatto, e Dio ha messo nelle nostre mani la grazia di nuovi prodigi. Fede e speranza procedono insieme. Credi all’esistenza delle verità più alte e più belle. Confida in Dio Creatore, nello Spirito Santo che muove tutto verso il bene, nell’abbraccio di Cristo che attende ogni uomo alla fine della sua esistenza; credi, Lui ti aspetta.

Il mondo cammina grazie allo sguardo di tanti uomini che hanno aperto brecce, che hanno costruito ponti, che hanno sognato e creduto; anche quando intorno a sé sentivano parole di derisione.
Non pensare mai che la lotta che conduci quaggiù sia del tutto inutile.

Continua a leggere


Autunno

tumblr_ovu9395fiO1r27e1ho1_500-everlastingjesus
I giorni del tempo sospeso del tempo rallentato
dei sottofondi dai suoni attutiti
dei ricordi che si dilatano cercando la loro collocazione nell’anima
nel disegno preciso visto dall’Alto

Il tempo dell’interiorizzazione degli eventi
dei momenti che non si incastrano nella storia perché appoggiati in fretta nel posto sbagliato
o nell’impotenza di collocarli altrove
il tempo della verità della resa

perché nelle foglie che cadono
nei rami spogliati
nelle luci avvolgenti dei tramonti infuocati
sappiamo che nelle ‘cose che vanno’ è anche la nostra storia che passa
che ci interpella
attende risposte
e da noi
domande vere.

 

tumblr_ovjniggvEu1ro4v2no1_500-pagewoman

Buon Autunno a tutti

 

[ Le immagini da everlastingjesus.tumblr.com e pagewoman.tumblr.com ]


GUARISCILI …

angelicarmy

Immagine da theangelicarmy.tumblr.com


I dimenticati

Bisognerebbe scrivere il libro dei dimenticati: le persone a cui nessuno bada, anzi, che in genere vengono evitate, come avessero un marchio d’insignificanza, un grigiore intrinseco, invincibile, l’assoluta incapacità di emergere sul palcoscenico del mondo. Li riconosci perché stanno in silenzio, come se non avessero diritto alla parola, e in disparte, perché attenti a non […]

via I dimenticati — La poesia e lo spirito


Signum in montibus

«La decisione che sembrava impossibile è stata presa»; una voce fuori campo legge alcuni passi del diario di frèreChristophe Lebreton: è uno dei momenti più commoventi di Signum in montibus, sacra rappresentazione in musica e immagini dedicata ai sette trappisti rapiti e uccisi in Algeria nella primavera del 1996.

«Io sono suo — scrive Christophe, il più giovane dei monaci del convento nel suo diario — e seguo le sue orme. Vado verso la mia piena verità pasquale. Vi dico, in piena verità, tutto va bene. La fiamma si è piegata, la luce si è inclinata (…) Posso morire. Eccomi qui».
Il titolo del dvd — pubblicato dall’associazione Cortona cristiana su etichetta Angelicum nel 2013 — prende spunto dalla scritta in latino, “Segno sulle montagne”, posta sullo stemma del monastero di Notre-Dame de l’Atlas di Tibhirine. Una profezia realizzata oltre ogni possibile progetto umano: a più di vent’anni di distanza dal loro martirio, la testimonianza dei monaci è più viva che mai.

untitled

La loro storia è stata raccontata nel 2010 dal film di Xavier Beauvois ed Étienne Comar Uomini di Dio, che ha messo d’accordo pubblico e critica, e ha avuto il plauso anche di frère Jean-Pierre, uno dei due cistercensi sopravvissuti. «Questo film — ha detto il padre, ringraziando i registi — mi ha profondamente toccato. Di quegli anni conservo soprattutto il ricordo di una piccola comunità fraterna, il lavoro in comune, la preghiera delle ore. È stata una grande emozione rivivere tutto questo nel film, che trasmette un messaggio vero, anche se i dettagli del racconto non sono tutti esatti. Ma questo non ha importanza. L’essenziale è che la pellicola restituisca in maniera autentica il senso della nostra presenza lì. E poi, in tutto il film, c’è questa presenza di Dio e questo abbandono a Lui, che dice molto bene l’essenza della nostra vita monastica».

La grande bellezza che irradia da questo film, continua frère Jean-Pierre, «mi ha confermato nella convinzione che la scomparsa dei fratelli non sia stata inutile.
LA MORTE DEI SANTI È SEME DI CRISTIANI.
La loro scomparsa ha creato dei legami, e non cessa di crearne, di là di ogni frontiera. Qui, a Midelt in Marocco, la nostra cuoca, Ba’ha, una berbera musulmana, ha voluto guardare Uomini di Dio. Gliene abbiamo prestata una copia, così come ad altri membri della sua famiglia. Sono stati impressionati da quanto hanno visto. Anche altri vicini ce l’hanno chiesto. Insomma, il dvd diviene uno strumento formidabile per continuare il dialogo con i musulmani».
Anche la meditazione per musica e immagini Signum in montibus vuole aiutare lo spettatore a inoltrarsi nel mistero dell’abbandono a Dio, cuore della vita monastica, facendoci conoscere più da vicino Bruno, Célestin, Christian, Christophe, Luc, Michel e Paul. Uomini molto diversi l’uno dall’altro per età, storia, mentalità, temperamento: Luc è un anziano medico, Michel un ex operaio fresatore, Paul è stato idraulico e ufficiale paracadutista, Christophe è un ex sessantottino quarantacinquenne impetuoso e inquieto, Célestin è stato per molti anni prete diocesano a Nantes e, dopo le intimidazioni dei terroristi del Natale 1993, deve convivere con sei by-pass coronarici.
Uomini che condividono il tempo del lavoro e il tempo del riposo e scherzano sul loro destino annunciato se non accetteranno di andarsene — «Ma non c’è un modo per salvare la pelle e andare in paradiso lo stesso?» dice frère Paul durante una riunione con i confratelli. Uomini “normali” che discutono e litigano tra loro, certi di essere stati con-vocati, chiamati insieme da Dio a collaborare al suo misterioso progetto di salvezza.

48019

La musica, sempre presente, alterna temi inediti, liriche per canto in lingua francese, motivi solistici in duo con la parola, canti gregoriani e canti conventuali intonati dalla Corale Zefferini di Cortona, parti in prosa scritte da Augusta Tescari e dal poeta Giovanni Costantini. Alle immagini degli esecutori dei brani musicali si alternano le foto dei trappisti uccisi, custodite dall’abbazia di Aiguebelle (da cui dipendeva la sede algerina di Tibhirine) oltre a scorci di interni delle chiese italiane — San Domenico a Cortona e Santa Giustina a Padova — dove il video è stato girato.
Tanti, troppi ingredienti, di ottima qualità se presi singolarmente, ma non ben amalgamati gli uni con gli altri. Nel linguaggio video less is more e alternare troppi elementi di origine diversa rischia di indebolire la forza scabra, semplice, dirompente del messaggio originale.
Sarebbe stato sufficiente far scorrere una dopo l’altra le foto del monastero, lasciando allo sguardo dello spettatore il tempo di posarsi con calma sul paesaggio intorno a Notre-Dame de l’Atlas, sui campi resi prosperi e fertili dalla presenza del carisma cistercense (in lingua berbera Tibhirine significa “giardino”) limitando musica e letture alla sola dimensione audio, come colonna sonora. Basta guardare i volti sorridenti dei monaci per capire che — come ha scritto Papa Francesco nella prefazione a un libro recentemente uscito in Francia —
«GLI ASSASSINI NON HANNO TOLTO LORO LA VITA: L’AVEVANO DONATA PRIMA».

News.va

 

9788882273156_0_0_318_75

E prima dello splendido film ‘Uomini di Dio’, era uscito l’altrettanto imperdibile libro ‘Più forti dell’odio’


740

tumblr_nkfxmm7PK91s8wy6jo1_500-theenchantedcove

 

M’insegnasti ad attendere da sola –
l’appuntamento ferma ho rispettato –
a sopportare il fato m’insegnasti –
anche questo ho imparato –

Un’altezza di morte, non più amara
di quanto già la vita fosse stata
nei suoi divieti –
ma ancora un’altra scienza ho da imparare –

capire il Cielo che conosci tu –
che tu non debba vergognarti –
al fulgido cospetto di Gesù –
se fossi dall’altra mano –

Emily Dickinson
Immagine da theenchantedcove.tumblr.com/archive


Vangeli tascabili (prefazione)

WP_20170817_041Nonostante le apparenze, caro amico e amica, quello che stai sfogliando non è un libro. Sì, insomma, lo è quanto a formato, copertina, pagine inchiostrate e materiale cartaceo di cui è fatto, seppur un po’ rimpicciolito rispetto alle misure standard.
Però, lo ribadisco, non è un libro.
E se non lo è, tantomeno assomiglia a un ricettario di cucina, un manuale delle giovani marmotte o un galateo sacro a uso e consumo delle nostre aspirazioni alla perfezione. Non è semplicemente la brochure con le istruzioni per l’uso della fede.
E non si legge dal principio alla fine e poi basta, come se fosse un romanzo.
Intanto si fregia di un titolo alquanto insolito: ‘Vangelo’, che in greco significa ‘bella notizia’.
Non te lo avevo detto che non era solo un libro? Una buona notizia non vorremmo forse ascoltarla sempre, senza stancarci?

Questo non è nemmeno un e-book. E’ materiale palpabile.
Le pagine frusciano e crepitano, a seconda della velocità con cui vengono girate. Si spiegazza, soprattutto ai bordi. Si può sottolineare con la matita. Emana un odore caratteristico, che si modificherà nel tempo. Nello stesso trascorrere del tempo si usurerà, invecchierà. Probabilmente alla fine, dopo tanti onorati anni di servizio, si sfascerà pure. Migrando in un misterioso cimitero dei libri.
Del resto, non è fatto per starsene comodamente impilato tra altri libri in una tranquilla libreria domestica.
No, davvero, non è un libro.
Perché è una persona, di cui quattro persone narrano le vicende che la vedono coinvolta con centinaia di altre persone. E, ultima arrivata, c’è una persona in più: tu che lo stai leggendo.
E con te, persino contemporaneamente a te, migliaia di altre persone nel mondo.

Quello che hai tra le mani non è un libro. E’ Gesù Cristo.
Al punto che san Girolamo, tanti secoli fa poteva affermare: ‘Ignoratio Scripturarum, ignoratio Christi est’, non conoscere le Scritture, è un po’ come non conoscere Cristo.
Nel Vangelo ti imbatti nella storia di uomini e donne, ragazzi e bambini, malati e peccatori, credenti e indemoniati, con le loro vicende a volte tristi e a volte gioiose, le loro domande e speranze, le loro paure e sentimenti. Nella storia di come la loro vita sia radicalmente cambiata dall’incontro con Gesù Cristo.
A partire dai ‘fantastici quattro’ che queste vicende le hanno poi raccontate e messe per iscritto: gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Un libro lo sfogli, puoi pure studiartelo. Poi però lo richiudi e lo metti via da qualche parte.
Puoi decidere che cosa leggere o quali pagine saltare bellamente. Anche andare direttamente alla fine, evitando tutto quello che di faticoso sta nel mezzo.

Una persona, Gesù, no. Puoi solo seguirla, affidare a lei la rotta della tua vita. Cercare di calcarne con fiducia le orme. Fargli delle domande, ma aspettare pazientemente le risposte. Senza pretendere che ti dia sempre ragione.

Un libro allieta alcune ore della tua giornata. Con Gesù hai l’opportunità di crescere, assieme a Lui, a mano a mano che ne sfogli il Vangelo: ‘Scriptura crescit cum legente’ esclamava un altro padre della Chiesa. Gregorio Magno, la parola di Dio cresce assieme a colui che la legge. E viceversa.

Farcire la vita di parole di Dio …
‘E’ cosa buona avere un piccolo Vangelo e portarlo con noi in tasca, nella borsa e leggerne un piccolo passo in qualsiasi momento della giornata. Lì è Gesù che ci parla, nel Vangelo!’. Papa Francesco, 16 marzo 2014

E’ vero: è un ‘piccolo’ Vangelo, con poche pretese. Ha tutta l’essenzialità, la minorità, la povertà e la piccolezza di Gesù. E’ fragile, come lo era Gesù Bambino o come lo è l’Eucarestia, e come loro sta tutto tra le tue mani.
Tant’è che san Francesco può ugualmente esclamare: ‘Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio!’.
E’ un Vangelo ‘da viaggio’, da infilarsi comodamente in tasca o nello zainetto. Da tirare fuori in metropolitana o mentre si aspetta l’autobus. A cui poter ricorrere in ogni istante, senza controindicazioni. Talvolta basta anche solo toccarlo, e sapere che Lui è lì.
E’ un Vangelo ‘da compagnia’. La compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmesso. La compagnia di tanti cristiani che anche a proprio rischio lo leggono, lo meditano e cercano di viverlo.
La compagnia di tanti santi, come Antonio di Padova, che al Vangelo ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua!
Ma soprattutto, è la compagnia di Gesù alla nostra vita di ogni giorno.

Un frate francescano
Edizioni Messaggero Padova