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Il silenzio e la preghiera non sono una fuga.
Sono le armi più forti contro il male.

Robert Sarah
La forza del silenzio

Immagine dal blog inspiredbyjesuslove.tumblr.com

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Contro la paralisi delle coscienze

Il messaggio della Giornata Mondiale della Pace : ‘Non più schiavi ma fratelli’.

La schiavitù sembra storia d’altri tempi, ma non è così.

La tratta dei migranti e della prostituzione è cronaca di oggi, come lo  sfruttamento del lavoro dell’uomo.

Ci sono individui pronti ad approfittare della debolezza di altri per arricchirsi o per dominare … ma così non ci sarà mai pace. Finchè non ci riconosceranno tutti come fratelli non ci sarà pace.

Per dirci fratelli di fronte alla grotta di Betlemme, per alzare lo sguardo al Cielo e riconoscerci come figli di un solo Padre, occorre uscire dalla ‘paralisi delle coscienze’ e schierarsi contro ‘la pazza corsa alla distruzione’ condotta dall’uomo verso i propri simili.

Ce lo raccomanda Papa Francesco.

 

Fr.GianCarlo Zamengo


La vocazione dell’incontro …

Il teologo svizzero H.U. von Balthasar affermava: ‘Questa è la logica del cristianesimo: che non si possa più dire ‘grazie’ se non con tutta la vita’.

E’ la risposta che meriterebbe ogni vocazione umana, religiosa o laica che dire si voglia.

E’ infatti, dentro un progetto di vita – dentro la nostra stessa vita – che ci è possibile rispondere alla chiamata di Dio dicendo ‘grazie’.

Un grazie è come un ‘Amen’ eterno, pronunciato in ogni circostanza (gioiosa o dolorosa) della nostra esistenza.

Amen, così sia, così è … grazie perché è così!

Nella storia di ogni vocazione umana la Parola di Dio può raggiungerci e sorprenderci in ogni istante, anche durante una serata trascorsa con gli amici, o durante una passeggiata o nel corso di una discussione con un’altra persona.

E’ un percorso, un itinerario di vita e di fede che il buon Dio ci permette di realizzare singolarmente o insieme ad altri, purchè ogni nostra scelta renda giustizia alla libertà che Lui stesso ci ha donato.

C’è sempre un pezzetto di terra dove il Signore attende con impazienza il momento del nostro incontro!

 

 

 

Michelangelo Nasca

Inabissata nel mio nulla

Edizioni 500g


;)

Tu leggi,

leggi ogni volta

che puoi.

Ti salverà.

Marian Izaguirre


Sic

L’uomo diventerà migliore

quando gli avremo mostrato com’è.

 

 

Anton Cechov


Ci sono tanti modi di guardare

 

 

 

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‘Puro’ nella radice sanscrita, richiama il fuoco e il vento ciò che spazza via, elimina ogni ingombro.

Più che viirtù morale, è condizione del vedere, del discernere.

 

Serve a fare spazio, a dissolvere quei filtri (le abitudini, i pregiudizi, le convenzioni sociali) che fanno da velo alla libertà del nostro sguardo.

 

Come nella parabola del buon samaritano sacerdote e levita guardano ma non vedono, perché intrappolati nel ruolo, nelle convenzioni che non prevedono di interagire con gli stranieri; o forse solo perché ingombri di loro stessi.

Comunque, non puri.

 

Il samaritano, che tiene aperta la via che dagli occhi porta al cuore, è invece capace di vedere e dunque agisce.

Ci sono tanti modi di guardare.

 

Osservare per analizzare e controllare – lo sguardo delle scienze positive- è solo uno dei tanti, tardivo.

Nell’antichità lo sguardo era una forma di contatto con la realtà, e gli occhi una ‘porta’ per lasciarla entrare: da qui, per esempio, l’attenzione monastica per la custodia oculorum, nella consapevolezza che guardare cose brutte, o malvagie, in qualche modo contamina l’interiorità.

Un’attenzione che forse oggi dovremmo tenere più presente: la bellezza ci fa bene, la bruttezza ci fa male, nulla è neutro perché ciò che è fuori di noi attraverso i sensi entra dentro di noi.

 

Ma la parabola del samaritano ci dice che non basta possedere gli organi di senso: occhi per vedere e orecchi per sentire.

Occorre fare spazio alla luce della grazia che ne dilata la capacità: ‘Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono’ (Mt.13,16).

 

Puro vuol dire col cuore aperto, ricettivo, attento.

Restituire, dunque allo sguardo il suo ruolo più autentico significa non considerarlo una funzione separata, astratta, ma riconnetterlo con la totalità di noi stessi: tenere sempre aperta, e sgombra, la via che collega gli occhi e il cuore.

 

Il pittore Chagall diceva: ‘Se creo qualcosa usando il cuore, molto facilmente funzionerà, se uso la testa sarà molto difficile’.

 

Lo scriveva anche Saint-Exupéry nel Piccolo Principe: si può vedere bene solo con il cuore.

La sesta beatitudine ci invita a farlo.

 

Vedere col cuore significa vedere dalla prospettiva della misericordia, da ‘accanto’, invece che da ‘di fronte’. Lasciandosi toccare.

 

Lo sguardo puro è quello che riesce a stupirsi.

Lo scriveva il poeta Auden: ‘L’unica nostra dote positiva, quell’impulso un po’ infantile ad ammirare’.

D’altra parte, ci è stato detto, ‘Se non ritornerete come bambini…’.

Lo sguardo impuro non riesce a distogliersi dagli idoli che ‘hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno mani e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano, dalla gola non emettono suoni’ (Salmo 114,5-7).

 

‘Sia come loro –dice il salmista- chiunque in essi confida’.

 

Perché alla fine, noi siamo ciò che guardiamo.

Con lo sguardo sgombro da noi stessi e di ciò che non lasccia passare la luce della grazia, con il cuore aperto e sensibile potremmo collocarci in quella prossimità che realizza la promessa della sesta beatitudine.

Perché l’essenziale è visibile allo sguardo del cuore.

 

 

Chiara Giaccardi

 

 

La foto dal blog http://www.coffeenuts.tumblr.com/archive


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“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre.”

 

C. Mazzacurati

 

 

 

 

L’ho sottratta al sito – che ringrazio – http://www.sullastradadiemmaus.it/  🙂

 

 

Buon Settembre a tutti!

 


*

La vita interiore vale

più delle opere esterne …

 

José Maria Pemàn


Del soffrire

Nulla sa più di fiele del soffrire,

nulla sa più di miele dell’aver sofferto;

nulla di fronte agli uomini sfigura il corpo più della sofferenza,

ma nulla di fronte a Dio abbellisce l’anima

più dell’aver sofferto.

 

 

Meister Eckhart


Essere buoni

L’umiltà va di pari passo con la magnanimità.

Essere buoni è cosa grande e bella, ma difficile e ardua.

Perché l’animo non aspiri a cose grandi in maniera esagerata, ecco l’umiltà; perché non prenda paura davanti alle difficoltà, ecco la magnanimità.

L’umiltà non sfocia mai nella pusillanimità, ma nel coraggio, nel lavoro intraprendente e nell’abbandono in Dio!

 

Giovanni Paolo I°

 

 

Ho conosciuto molte persone – purtroppo anche nella Chiesa – che vivono nella costante, intima certezza che il cardine della vita sia ‘mors tua, vita mea’ … e agiscono di conseguenza … ignorando completamente che in Dio c’è vita in abbondanza per tutti e l’unico che muore perché tutti noi abbiamo quella vita, è Lui!