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La settimana di Grazia con Lui

 

 

 

Nel Tuo abbandono è abbracciato l’infinito dolore del tempo:
e custodia è il silenzio del Padre, cui affidi l’ultimo rantolo della Tua vita che si spegne.
La consegna che fai di Te alla morte, l’estrema consegna dello Spirito a Dio, sono rivelazione dell’abissale
consegna di Chi non ha risparmiato il Suo unico Figlio, ma lo ha dato per tutti noi.
Trinità del dolore, Dio rivelato e nascosto nelle tenebre del Venerdì Santo, accogli anche il nostro dolore,

la sofferenza di questo tempo senza patria, e speranza, e destino.
E nell’abisso dove il Tuo silenzio incontra il nostro, il corpo trafitto dell’Innocente che muore
raggiunga le ferite dell’anima, perché la nostra morte divenga la Sua, e la Sua divenga la nostra.

 

 

Signore Gesù, Dio crocifisso e Uomo dei dolori,
la Tua morte non è l’atea morte di Dio: è invece l’ora della morte in Dio.
Ti accolgono le braccia del Padre. Vi unisce e separa lo Spirito, consegnato nell’ultimo istante.
E’ così che Tu entri nella compagnia dei senza Dio, appeso all’albero di maledizione, solidale con i morti e i senza speranza di questo mondo.

Nessuna solitudine sarà ormai così sola da non essere raggiunta da questo Tuo abbandono: dove tutto è compiuto, i senza Dio e i maledetti da Dio trovano le ragioni della loro speranza, perché Tu sei con loro.

Dio crocifisso, la Tua morte è la morte della morte: nel grido dell’ora nona, la speranza rinasce alla vita.
Donaci questa certezza, più profonda di ogni evidenza, che nella custodia del cuore paterno c’è posto con Te per ognuno di noi.

Via Crucis del ‘secolo breve’
Card. Camillo Ruini – Bruno Forte

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Alla penombra di una chiesa di campagna

Questo quaresimale – non più di cento righe settimanali, scritte a mano su fogli di scuola, con parole distese e larghi spazi – è l’eco del conversare alla buona di un prete con la sua gente.

Non è un’elevazione per lettori provveduti di alte cognizioni spirituali : è il pane degli ultimi, per i quali un pensiero non può prendere stanza se non in una immagine corporea o in una casalinga parabola.

A tutta prima, può apparire un’irriverenza : ma le verità di Dio rimangono divine anche quando, per accostarle alla nostra mente e renderle salutari al nostro duro cuore, si è costretti a farle scendere dalla chiarezza contemplativa alla penombra di una chiesa di campagna.

dPrimo Mazzolari
Quaresimale minore _ prediche ‘di carta’ in attesa della Pasqua


Tanta festa

Gesù non ha ‘spiegato’ nulla, venendo tra di noi : ci ha amati e ci ama.

Se si è fatto uomo, vuol dire che io conto sempre qualche cosa : che conto tanto che val la pena che Uno muoia per me.

C’è più cielo nella stalla di Betlemme che nelle Somme dei teologi :
più speranza in una parola indulgente che in un decreto del S. Uffizio :
più Natale nel bacio di un malato o di un prigioniero sulla mano del Papa che in certe genuflessioni rituali.

Il Vangelo non esclude il rito, forse non condanna neppure la tiara o il galero : ma chi ha il sapore della carità, come deve averlo un cristiano, non ci trova più gusto alle ‘grandi cose dei piccoli grandi’’,
e preferisce, come ha fatto Dio stesso,
allo spiegamento della creazione, il nascondimento della redenzione.

La ‘benignitas’ e l’ ‘imperium’.
Il cambio è per la nostra gioia, benchè si faccia festa anche in Cielo. Tanta festa.

Primo Mazzolari su Adesso n.2 – 15 gennaio 1959
Firmato con lo pseudonimo Stefano Bolli


Cristo è venuto a FARE la casa, a liberare l’uomo

Siamo in un periodo di piena passione; il Signore è impegnato nell’opera liberatrice:
una parte demoniaca ed una del Cristo, la luce e le tenebre che si scontrano.
Vita della Chiesa, dell’uomo: storia di bene e di male.
Ecco dove si giocano le sorti del mondo: non tanto sulle piazze, nei convegni internazionali, ma dentro ciascun uomo, nello spazio spirituale di ciascun uomo.

Si decide la storia non solo d’Israele, ma nel senso liturgico e mistico di ogni uomo.
Il dramma dell’esistenza umana.
Un’assoluta demarcazione: chi non è con me è contro di me!
O con Lui o contro di Lui.
Non è che ci possa essere uno stato neutro, un cuscinetto, una zona d’indifferenza.

Gli indifferenti sono vomitati dalla bocca del Cristo.
Se non ci lasceremo inondare dalla sua luce, diventeremo tenebra ambulante.

Il diavolo che rende muto, mentre era nato per lodare Dio, per cantare.
Il Signore libera dal demonio e gli comunica la parola, la verità : l’uomo liberato dal Signore è il mondo, la civiltà che ritorna a dire il suo messaggio.
Purtroppo la nostra civiltà non sa quale messaggio comunicare.

Ancora è nello stato ambiguo, muto; ma gli uomini sull’azione del Signore nominano Beelzebul – il dio dell’immondizia, del letamaio e poi gettano una manata di fango.

Ma restano là gli sporcati.

Non nascondiamo la storia della Chiesa – anche se triste – perché Cristo è venuto a fare la casa, a liberare l’uomo.

Una donna compone la più grande pagina di mariologia cristiana ; la dona, simbolo di un’umanità semplice esplode : beato il seno . … Ma neppure in questo caso Cristo si lascia sedurre : sì, ma più beati coloro che …
Ecco lo scopo della vita.

 

 

 

David Maria Turoldo
Le stelle in cammino _ Testi inediti
EDB


paura

La paura è un peccato.

 

Oriana Fallaci

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La paura è una malattia dello spirito.
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Per paura si abbandona la battaglia buona del nostro bene.
La relazione che ci fa persone, viste e riconosciute.
Si rinuncia a capire, ci si separa. Si uccide. Ci si uccide.
Per paura si muore di paura.
Non aver paura, ce lo deve dire un altro.
Insieme è nulla la paura.

MariaPia Veadiano
Ma come tu resisti, vita

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Non temere, perché io sono con te;
non smarrirti, perché io sono il tuo Dio.
Ti rendo forte e anche ti vengo in aiuto
e ti sostengo con la destra vittoriosa.

Isaia 41,10

 

goodsheperd

 


paurosi

Com’è pazza la logica dell’amore: Dio si tuffa nella materia, dentro l’universo.
E noi paurosi, basta che ci sporgiamo da una ringhiera che ci viene il capogiro.
Sempre a metà strada, nella zona di nessuno, nello spazio neutro, bruciati sull’equatore ad uguale distanza tra Dio e Satana.

David Maria Turoldo
Le stelle in cammino
EDB [ collana Le Ispiere * ]

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‘Allegretto’

Se su certe parole del Signore si potesse mettere ‘allegretto’, come sugli spartiti musicali, che sollievo!
‘Dar da mangiare a chi ha fame’ non è un di più. Se uno non fa, non è un cristiano.

– ‘Andremo noi a comperare per duecento denari di pane e daremo loro da mangiare?’ (Matteo 15,33).
Hanno capito che Gesù faceva sul serio e ne restano sorpresi, quasi indignati.
Duecento denari! Una somma impossibile, non per chi non ha soldi, ma per chi non ha cuore.

Un s. Vincenzo, un Cottolengo, un don Bosco, un don Orione non hanno niente e fanno mangiare tanta gente … Il denaro obbedisce all’amore.
Non quanto denaro occorre per risolvere la questione sociale, ma quanto cuore.
Dietro il cuore viene il resto.

Gesù compera col cuore, e per prima cosa si fa imprestare il poco che gli apostoli hanno di riserva.
L’annona apostolica è scarsa: cinque pani e due pesci di fronte a cinquemila uomini che hanno fame: la fame dei poveri, quasi sempre insaziata.

Pochi, cinque pani e due pesci; ma quando uno ha dato tutto, impegna Dio.
Negli ‘Atti’ Anania e Saffira non danno tutto e muoiono (Atti 5,1-10); il cristiano che non dà tutto fa morire gli altri, perché impedisce il miracolo.

dPrimo Mazzolari
Quaresimale minore _ Prediche ‘di carta’ in attesa della Pasqua

EDB


Avrai ancora sete

Gesù non dice, come chi ha fretta di disamorarci della vita,
di spoetizzare il nostro pellegrinaggio:
‘L’acqua che hai bevuto finora è acqua cattiva, i tuoi amori ti fanno male, le tue amicizie sono inutili!’.

Dice semplicemente : ‘Avrai ancora sete’.

Gesù non disprezza le brevi gioie della strada, ma svela un rapporto deficitario tra la sete e le acque dei pozzi umani.
E mostra che NEL SEGRETO DI UNA PERSONA SI ENTRA SOLO ATTRAVERSO LA PORTA DEL CUORE :
‘Va’ a chiamare l’uomo del tuo cuore!’, che la sua sete di amore era in realtà sete di Dio.

L’amicizia con gli amici di Dio permette di godere Dio.

Perché nell’amicizia si mescolano, in proporzioni diverse, finito e infinito; si mescolano eros, philia, agape :
nomi di Dio.

p.Ermes Ronchi
I baci non dati


Imparare a fare il bene, sempre

Allontanarsi dal male, imparare a fare il bene e lasciarsi portare avanti dal Signore: questo è il cammino di conversione quaresimale indicato da Papa Francesco nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta.
Una conversione che si manifesta non a parole ma in “cose concrete”, ammonisce il Papa.

Il Papa traccia la strada della conversione quaresimale prendendo spunto dalle parole del profeta Isaia riportate nella Prima Lettura odierna. Allontanarsi dal male e imparare a fare il bene, cuore dell’esortazione di Isaia, sono tappe di questo percorso. “Ognuno di noi, ogni giorno, fa qualcosa di brutto”. La Bibbia infatti dice che “il più santo pecca sette volte al giorno”.

Allontanarsi dal male e imparare a fare il bene è un cammino.

Il problema, rileva il Papa, sta nel “non abituarsi a vivere nelle cose brutte” e allontanarsi da quello che “avvelena l’anima”, la rende piccola. E quindi imparare a fare il bene:

 

“Non è facile fare il bene: dobbiamo impararlo, sempre. E Lui ci insegna. Ma imparate!

Come i bambini.

 

Nella strada della vita, della vita cristiana si impara tutti i giorni. Si deve imparare tutti i giorni a fare qualcosa, a essere migliori del giorno prima. Imparare. Allontanarsi dal male e imparare a fare il bene: questa è la regola della conversione. Perché convertirsi non è andare da una fata che con la bacchetta magica ci converta: no! E’ un cammino.
E’ un cammino di allontanarsi e di imparare”.

Si impara a fare il bene con cose concrete non con le parole.

Ci vuole quindi coraggio, per allontanarsi, e umiltà, per imparare a fare il bene che si esplica in fatti concreti:
“Lui, il Signore, qui dice tre cose concrete ma ce ne sono tante: cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova … ma, cose concrete. Si impara a fare il bene con cose concrete, non con parole. Con fatti… Per questo Gesù, nel Vangelo che abbiamo sentito, rimprovera questa classe dirigente del popolo di Israele, perché ‘dicono e non fanno’, non conoscono la concretezza. E se non c’è concretezza, non ci può essere la conversione”.
Alzarsi con l’aiuto del Signore e con umiltà e saremo perdonati.

Poi la Prima Lettura prosegue con l’invito del Signore: “Su, venite, discutiamo”. “Su”: una bella parola, dice Francesco, una parola che Gesù ha rivolto ai paralitici, alla figlia di Giairo così come al figlio della vedova di Naim. E Dio ci dà una mano per “andare su”. Ed è umile, si abbassa tanto da dire: “Venite, discutiamo”. Il Papa sottolinea quindi come Dio aiuti: “il camminare insieme per aiutarci, per spiegarci le cose, per prenderci per mano”. Il Signore è capace di “fare questo miracolo”, cioè di “cambiarci”, non da un giorno all’altro ma nel cammino:

“Invito alla conversione, allontanatevi dal male, imparate a fare il bene … ‘Su, alzati, venite da me, discutiamo e andiamo avanti’. ‘Ma ho tanti peccati …’ – ‘Ma, non preoccuparti: se i tuoi peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve’. E questa è la strada della conversione quaresimale. Semplice. E’ un Padre che parla, è un Padre che ci vuole bene, ci vuole bene bene. E ci accompagna in questa strada di conversione. Soltanto, chiede da noi di essere umili. Gesù dice ai dirigenti: ‘Chi si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato’”.

Francesco conclude ribadendo quale sia “il camino della conversione quaresimale”: allontanarsi dal male, imparare a fare il bene, alzarsi e andare con Lui. Allora “i nostri peccati saranno tutti perdonati”.

Papa Francesco
News.va


Esercitarsi ad apprendere

Ti sei esercitato solo a dare.
A ricevere, no.
Può mai venire qualcosa di buono da una prostituta?
Che cosa può mai dare un marocchino, se non un pericolo di infezioni?

Forse è questo il tuo peccato : non riuscire ad ammettere che i poveri hanno qualcosa da insegnarci in termini di

crescita umana.

Sicchè gli emarginati sono quasi sempre lo spazio dove esercitare le virtù della generosità;
ma solo nella direzione del dare e mai dell’avere.

+ Tonino Bello