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109. Di lì a poco

La poesia e lo spirito


Non che la vita non fosse piena di sorprese: ma l’asse portante si era rovesciato, dall’esterno all’interno. Da bravi introversi, eravamo sempre più a contatto con gli archetipi, e principalmente con l’Archetipo del Sé, il Cristo. Il nostro, con Lui, era un dialogo continuo, serrato, come se avessimo compreso che la chiave si celava in questo trait d’union, nell’aggancio di ogni cosa a Lui, che dava senso, forma, proporzioni al tutto. Cos’era il peccato, se non il distacco tra l’esperienza e Cristo? Non era precisamente questa l’intersezione con la colpa originale? Non nasceva da qui la superbia diabolica – dunque, etimologicamente, divisoria – che aveva prima innalzato l’uomo nell’euforia di un’indipendenza senza limiti, sprofondandolo, poi, nell’angoscia di un amaro isolamento?
Sentivamo Gesù presente, in ogni istante, interlocutore attento, delicato, sempre pronto a soccorrerci nelle nostre défaillances, nei momenti di rabbia o di sconforto. Tornava l’idea fondamentale che nell’amore…

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Pesi

La poesia e lo spirito


Se ognuno sapesse quanto pesa sugli altri, proverebbe un desiderio di sparire. Sarebbe utile stimare, con un’apposita bilancia, il carico di aggressività, di incomprensione, di volgarità, di mancanza di tatto che incombe quotidianamente sul genere umano. Di fronte alle cifre precise di un imparziale tabulato, immaginando i nostri simili e noi stessi tramutati in bestie da soma, avvertiremmo un senso di pietà e di fratellanza, come avviene, a volte, in tempo di guerra.
Ogni mattina, invece, come niente fosse, scarichiamo sulle spalle degli altri tonnellate di rifiuti tossici, senza l’ombra di un rimorso.
Ci sono casi in cui ciò è perseguito con malizia, come fosse una sorta di sfogo personale, una riparazione d’ingiustizie, di torti subiti, magari, nell’emisfero opposto, ma che importa? L’essenziale è che qualcuno paghi, che la sofferenza si diffonda, perché una volta ferito, non accetto che ci sia chi possa uscirne illeso, più felice di me, o…

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Una richiesta di amicizia (Mt 17,1-9)

Grazie 🙂

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59. Agli antipodi

Dio La benedica molto!

La poesia e lo spirito

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Questo demonio è muto. Sono i più pericolosi, perché la verità proviene solo dal dialogo: è parlando che l’uomo si conosce e scopre quante dimensioni e sfumature ci siano in una vita.

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56. Così ti è piaciuto

Grazie 🙂

La poesia e lo spirito

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Pensi alle città che hai attraversato, dove hai vissuto, che hanno visto i tuoi miracoli.

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Salva L’Anima, di Fabrizio Centofanti

Anch’io prediligo gli ultimi e li ringrazio perchè Dio ‘urla’ in loro, arricchendoci. Grazie!

La poesia e lo spirito

Salva L'Anima
di Riccardo Ferrazzi

Federico Garcia Lorca aveva una predilezione particolare per i gitani. Da poeta, vedeva in loro il simbolo della libertà, una libertà così totale da non aver bisogno di uno scopo. Anzi, una libertà che vuole essere scopo a se stessa perché qualunque altro scopo imporrebbe delle regole, e allora dove andrebbe a finire la libertà?

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Il sole che bussa

La poesia e lo spirito

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Con quello che hai da fare e da dire, ne hai abbastanza di scribi e farisei che ti mettono i bastoni fra le ruote. Trovano pretesti futili per criticarti, cercano il pelo nell’uovo in ogni tua parola, in ogni gesto.

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30. Un peccato così grave

Grazie 🙂

La poesia e lo spirito

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Sceso dal monte del tuo non-discorso sei circondato ancora dalle folle. Ecco che cosa è impossibile che manchi, che è vero prima che succeda, perché la gente accorre dove trova ciò di cui ha bisogno, e se ignorasse l’esistenza del Messia, lo troverebbe in un luogo, un evento, una persona, così come il lago di Genesaret riflette le nuvole e la costa, come un dio minore parla d’eternità anche se tace.

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70. Il desiderio

La poesia e lo spirito

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Non era un’illusione toccare il cielo con un dito, camminare a mezzo metro da terra.

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8 marzo

La poesia e lo spirito

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E’ ancora una questione di potere?
Di occupare dei posti in parlamento?
La sedia dei top manager, la stanza
dei bottoni negli Stati, stipendi
pareggiati col genere maschile?
Questo e altro ricorda l’otto marzo.
A me, sai, fa pensare soprattutto
a una donna al di fuori degli schemi
in cui vorrebbero fissarla, e forse,
a volte, si fissa pure lei. Scusami
se dico questo, ma sarebbe bello
accorgermi che sei
sì, finalmente libera da tutto,
come dire, donna senza aggettivi,
o forse donna senza paragoni,
uscita nuovamente
dalla conchiglia delle attese false,
donna soltanto, come se non fosse
necessario aggiungere altro. Scusami
se lo dichiaro solo l’otto marzo,
sotto il solito ramo di mimosa.

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