Del tempo noi e il Vangelo

 

 

La speranza che nasce dalla fede intesa come fiducia, ci pone in un rapporto diverso con le ore i giorni della nostra vita.
Noi siamo costantemente tentati di considerare il tempo in senso cronologico, come chronos, come una serie di casi episodi e casi irrelati.
Questo è il modo in cui pensiamo di poter gestire il tempo o tener sotto controllo i nostri compiti.
O meglio, il modo in cui ci sentiamo schiavi delle nostre tabelle di marcia.
Perché questo approccio rende il tempo un peso.

Suddividiamo il nostro tempo in minuti, ore, giorni e settimane e lasciamo che le sue ferree scadenze ci dominino. Creature non ancora pienamente convertite, noi viviamo immersi nel tempo cronologico.
Il tempo diventa un mezzo per raggiungere un fine, non un insieme di momenti in cui godere del Signore o interessarci al nostro prossimo.
E così finiamo per credere che l’essenziale sia ancor sempre di là da venire.

Il tempo per rendere grazie o raccogliersi in preghiera o sognare viene compresso, annullato.
Non sorprende che ci sentiamo stanchi e svuotati, sopraffatti o defraudati, nella nostra esperienza del tempo.
Ma il Vangelo parla di tempo ‘compiuto’, di ‘pienezza’ del tempo (Marco. 1,15; Galati 4,4; Efesini 1,10).

Ciò che andiamo cercando è già qui.

Il mistico Thomas Merton ha scritto: ‘ La Bibbia tratta della pienezza del tempo, del tempo giusto perché un evento accada, del tempo giusto per provare un’emozione, del tempo del raccolto e di quello per rendere grazie del raccolto’.
Cominciamo a vedere la storia non come una sequela di eventi che interrompono ciò che ‘dobbiamo’ fare.

Henri Nouwen
Muta il mio dolore in danza. Vivere con speranza i tempi della prova

Foto da theenchantedcove.tumblr.com/archive

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