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“Ecce homo”, “Ecco l’uomo”: le parole di Pilato che indica Gesù martirizzato, sono state al centro della predica di padre Raniero Cantalamessa per la Celebrazione della Passione del Signore nella Basilica di San Pietro, alla presenza di Papa Francesco.

Quanti “Ecce homo” oggi nel mondo, ha affermato il predicatore della Casa pontificia, non bisogna dormire, non bisogna lasciarli soli”.

Ecce homo!  Numerosissime le opere che hanno ritratto Gesù in quelle condizioni. Padre Cantalamessa sceglie il dipinto di un pittore  fiammingo del secolo XVI, Jan Mostaert, per richiamare alla mente dei presenti quella immagine : Gesù ha in capo una corona di spine da cui scendono gocce di sangue. Ha la bocca semiaperta, come chi fa fatica a respirare. Sulle spalle gli è posto un mantello pesante. Ha i polsi legati, in una mano tiene una canna a modo di scettro e nell’altra un fascio di verghe: è l’uomo ridotto all’impotenza più totale, il prototipo di tutti gli ammanettati della storia e dice:

“Meditando sulla Passione, il filosofo Blaise Pascal scrisse un giorno queste parole: “Cristo è in agonia fino alla fine del mondo: non bisogna dormire durante questo tempo” (…  ) Gesú è in agonia fino alla fine del mondo in ogni uomo o donna sottoposti agli stessi suoi tormenti. “L’avete fatto a me!”, questa Sua parola, Egli non l’ha detta solo dei credenti in Lui; l’ha detta di ogni uomo e di ogni donna affamati, nudi, maltrattati, carcerati”.

Per una volta non pensiamo alle piaghe sociali, continua il predicatore della Casa pontificia: la fame, la povertà, l’ingiustizia, lo sfruttamento dei deboli. Pensiamo alle sofferenze dei singoli, delle persone con un nome e un’identità precise; alle torture decise a sangue freddo e inflitte volontariamente, in questo stesso momento, da esseri umani a un altri esseri umani, perfino a dei bambini.

 

 

“Quanti “Ecce homo” nel mondo! Mio Dio, quanti “Ecce homo”! Quanti prigionieri che si trovano nelle stesse condizioni di Gesù nel pretorio di Pilato: soli, ammanettati, torturati, in balia di militari rozzi e pieni di odio, che si abbandonano a ogni sorta di crudeltà fisica e psicologica, divertendosi a veder soffrire.

“Non bisogna dormire, non bisogna lasciarli soli!”

 

Ma l’esclamazione “Ecce homo!” , afferma padre Cantalamessa, non si applica solo alle vittime, ma anche ai carnefici. Vuole dire: ecco di che cosa è capace l’uomo! E ricorda i tanti cristiani perseguitati oggi come quei cristiani trucidati ieri dalla furia dei jihadisti somali in un campus universitario del Kenya.

“Gesù disse un giorno ai suoi discepoli: “Viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere onore a Dio”. Mai forse queste parole hanno trovato, nella storia, un compimento così puntuale come oggi”.

Ma come ai tempi delle persecuzioni dell’antica Roma la comunità cristiana ha sempre continuato a celebrare la Pasqua così, dice padre Cantalamessa, sarà per molti cristiani anche la Pasqua di questo anno, il 2015 dopo Cristo.

Gesú morì gridando: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” : il suo esempio propone ai discepoli una generosità infinita, commenta padre Cantalamessa che continua: ci verrebbe da dire: “Signore, ci chiedi l’impossibile!” .

Allora ci risponderebbe: Io non ho lasciato al mondo solo un insegnamento sulla misericordia, come hanno fatto tanti altri. Io sono anche Dio e ho fatto scaturire per voi dalla mia morte fiumi di misericordia. Da essi potete attingere a piene mani nell’anno giubilare della misericordia che vi sta davanti”.

Cristo ha vinto il mondo, vincendo il male del mondo. Gesù ha vinto la violenza non opponendo ad essa una violenza più grande, ma inaugurando un nuovo genere di vittoria. Sant’Agostino l’ha definito: “VINCITORE PERCHÉ VITTIMA”.

In Gesù sulla croce si realizza il piano originario del Padre che ha comandato di “non uccidere”:

Sul Calvario egli pronuncia un definitivo “No!” alla violenza, opponendo ad essa, non semplicemente la non-violenza, ma, di più, il perdono, la mitezza e l’amore. Se ci sarà ancora violenza, essa non potrà più, neppure remotamente, richiamarsi a Dio e ammantarsi della sua autorità. Farlo significa far regredire l’idea di Dio a stadi primitivi e grossolani, superati dalla coscienza religiosa e civile dell’umanità”.

Padre Cantalamessa ricorda infine i martiri di Cristo come i 21 cristiani copti  di recente uccisi dall’Isis in Libia, morti mormorando il nome di Gesú, per concludere con una preghiera:

“Signore Gesù Cristo, ti preghiamo per i nostri fratelli di fede perseguitati, e per tutti gli “Ecce homo” che ci sono, in questo momento, sulla faccia della terra, cristiani e non cristiani. Maria, sotto la croce tu ti sei unita al Figlio e hai mormorato dietro di lui: “Padre, perdona loro!”: AIUTACI A VINCERE IL MALE CON IL BENE, non solo sullo scenario grande del mondo, ma anche nella vita quotidiana, dentro le stesse mura di casa nostra”.

p.Raniero Cantalamessa

3 aprile 2015 Passione del Signore

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Foto dal sito http://www.amordei.it

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