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Per uno di noi che non serve, c’è sempre di fronte, uno, almeno uno, che cade per lui

S’è lasciato cadere perché non vuol portare! I poveri sono furbi.Gesù cade, non per raccorciare il Suo dono, ma per dare di più.Chi ama, vede anche i difetti e confessa le povertà morali dei poveri.La povertà dello spirito non è necessariamente legata alla povertà materiale.‘Chi vuol venirmi dietro, prenda la sua croce e mi segua’.Che vi sian poveri capaci di buttarsi a terra per non servire, purtroppo è vero. Però, c’è sempre  una croce che fa mucchio con quel corpo recalcitrante: c’è sempre quindi una scusa. Povera gente! Vede se può trovare anch’essa un respiro, una sosta: non certo per godere di più, come faccio io. Ho rifiutato al povero il mio appoggio e lui si è appoggiato alla terra, perché da solo nessuno sta in piedi.Basta un po’ di terra, basta una pietra all’uomo che non trova un cuore.

‘Gli uccelli dell’aria hanno un nido, le volpi una tana, il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo’

Bocconi a terra non c’è sempre un santo, ma in piedi, con lo scudiscio in mano, ci può essere sempre un manigoldo.

Certe mie cadute sono la squisita raffinatezza della mia disinvoltura nel godere: quelle del povero sono sempre una stanchezza, anche se non mortale. Il limite della sua resistenza è segnato da una mia malvagità, che diminuisce la generosità del povero.

 

Io non posso comandare il sacrificio: posso soltanto suggerirlo o insinuarlo col mio esempio. Colui che avrebbe potuto comandare, s’accontenta di andare avanti.

Possono essere santi, come possono non esserlo.

Una nuova ignominia accresce l’apertura e l’effusione del dono, ma non si può pretendere che il discepolo eguagli il Maestro e che tutti i poveri siano come il Povero.

Chi osa dirlo dell’Agnello, che ‘avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò sino alla fine?’.

Di’ a queste pietre che diventino pane.

Di’ a questa pietra che mi porti.

La tentazione è la stessa.

Le pietre, sotto la fatica del povero, divengono il mio pane: in compenso io gli rifiuto la terra.

Ma così, disteso a terra, egli ne prende possesso.

Cristo inaugura il nuovo diritto: la sua caduta fa il nuovo catasto.

 

La terra che riceve Gesù mostra di avere un cuore.

Poiché mi sono rifiutato di farlo riposare sul mio cuore, la terra gli offre il suo.

Zaino a terra.

Ti sia lieve la terra. – L’augurio, se lo rivolgi a un povero, è superfluo.

La terra gli è sempre buona, così buona che quando gli hanno insegnato che non c’è niente al di sopra della terra, vi ha creduto subito.

Il materialismo dei benestanti par che gli confermi il sapore del momentaneo sollievo che gusta gettandosi bocconi al suolo, quando non ne può più.

Così gli fissano sul volto il castigo: lo condannano a star sempre bocconi, senza cielo. La caduta diventa uno stato e uno stato di elezione.

La disgrazia si trasforma in dottrina, con pretesa di conforto.

Ma la croce è più alta delle sue spalle prone, si fa speranza e gli dà mano a rialzarsi.

La povertà che cammina lungo le strade dell’esilio è più sopportabile della povertà che fa dimora nel fango.

Il fiume che corre vale più del fiume che s’impaluda.

 

La terra riceve il povero che cade.

Se guardi bene quel cumulo, di cenci e di croce, sembra un tumulo, un sepolcro senza pietra.

Sembra anche una barricata.

 

Uno protesta, urlando: uno protesta, tacendo.

Uno fa la rivoluzione uccidendo: uno fa la rivoluzione cadendo.

Non è bene che lungo la strada ci sia l’ingombro di un uomo che rantola e di una croce che parla di pietà e di giustizia.

Fatelo alzare.

 

dPrimo Mazzolari

La Via crucis del povero

EDB