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Dio agisce nell’umiltà e nel silenzio, il suo stile non è lo spettacolo.

 

Nel Vangelo del giorno Gesù rimprovera gli abitanti di Nazareth per la mancanza di fede: all’inizio – afferma il Papa – viene ascoltato con ammirazione, ma poi esplode “l’ira, lo sdegno”:

 

“In quel momento, a questa gente, che sentiva con piacere quello che diceva Gesù, ma non è piaciuto quello che diceva ad uno, due o tre, e forse qualche chiacchierone si è alzato e ha detto: ‘Ma questo di che viene a parlarci? Dove ha studiato per dirci queste cose? Che ci faccia vedere la laurea! In che Università ha studiato? Questo è il figlio del falegname e ben lo conosciamo’. E’ scoppiata la furia, anche la violenza. “E lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte”. Volevano gettarlo giù”.

 

 

La prima lettura parla di Naamàn, comandante dell’esercito siro, lebbroso. Il profeta Eliseo gli dice di bagnarsi sette volte nel Giordano per guarire e anche lui si indigna perché pensava a un gesto più grande. Poi ascolta il consiglio dei servi, fa quanto detto dal profeta e la lebbra scompare. Sia gli abitanti di Nazareth che Naamàn – osserva il Papa – “volevano lo spettacolo”, ma “lo stile del buon Dio non è fare lo spettacolo: Dio agisce nell’umiltà, nel silenzio, nelle cose piccole”. Questo – sottolinea – a partire dalla Creazione, dove il Signore non prende “la bacchetta magica”, ma crea l’uomo “col fango”. E’ uno stile che attraversa “tutta la storia della salvezza”:

 

 

“Quando ha voluto liberare il suo popolo, lo ha liberato per la fede e la fiducia di un uomo, Mosè. Quando ha voluto far cadere la potente città di Gerico, lo ha fatto tramite una prostituta. Anche per la conversione dei samaritani ha chiesto il lavoro di un’altra peccatrice. Quando Lui ha inviato Davide a lottare contro Golia, sembrava una pazzia: il piccolo Davide davanti a quel gigante, che aveva una spada, aveva tante cose, e Davide soltanto la fionda e le pietre. Quando ha detto ai Magi che era nato proprio il Re, il Gran Re, cosa hanno trovato loro? Un bambino, una mangiatoia. Le cose semplici, l’umiltà di Dio, questo è lo stile divino, mai lo spettacolo”.

 

 

Il Papa ricorda “anche una delle tre tentazioni di Gesù nel deserto: lo spettacolo”. Satana lo invita a gettarsi dal pinnacolo del Tempio perché, vedendo il miracolo, la gente possa credere in lui.

 

“Il Signore – invece – si rivela nella semplicità, nell’umiltà”. “Ci farà bene in questa Quaresima – conclude Papa Francesco – pensare nella nostra vita a come il Signore ci ha aiutato, a come il Signore ci ha fatto andare avanti, e troveremo che sempre lo ha fatto con cose semplici”:

 

 

Così agisce il Signore: fa le cose semplicemente. Ti parla silenziosamente al cuore. Ricordiamo nella nostra vita le tante volte che abbiamo sentito queste cose: l’umiltà di Dio è il suo stile; la semplicità di Dio è il suo stile. E anche nella celebrazione liturgica, nei sacramenti, che bello è che si manifesti l’umiltà di Dio e non lo spettacolo mondano. Ci farà bene percorrere la nostra vita e pensare alle tante volte che il Signore ci ha visitato con la sua grazia, e sempre con questo stile umile, lo stile che anche Lui chiede a noi di avere: l’umiltà”.      

 

 

 

 

Papa Francesco

Omelia 9 marzo 2015