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Sono i profeti a insegnarci che cosa significa ripartire da Dio.

Profeta è ‘colui che tiene lo sguardo fisso verso il Dio che viene’ (M.Buber),

ma allo stesso tempo i piedi ben piantati in terra.

Mi sembra che oggi ci sia penuria di profeti: c’è chi guarda in alto mentre i suoi piedi sembrano aver perduto il contatto con la terra degli uomini (è la tentazione di tanti spiritualismi caratteristici di un’età che si è autodefinita New Age); c’è chi è talmente incollato al proprio frammento di terra da perdere di vista l’insieme e l’orizzonte più grande.

Ripartire da Dio richiede il coraggio di riproporsi le domande ultime, di ritrovare la passione per le cose che si vedono perché sono lette nella prospettiva del Mistero e delle cose che non si vedono.

Si potrebbe esprimere in tre modi il ‘che cosa’ della proclamazione del primato di Dio.

Rispetto al cammino personale significa non dare mai nulla per scontato nel nostro cammino di fede, non cullarci nella presunzione di sapere già ciò che è invece perennemente avvolto nel mistero; significa santa inquietudine e ricerca.

Rispetto al nostro agire comunitario e sociale significa mettere tutti i nostri progetti sotto la signoria di Dio e misurarli sul Vangelo.

Rispetto ai frutti che tale atteggiamento suscita, significa godere una esperienza di profonda serenità e pace.

 

 carlomaria

Cercare _ L’inquietudine della fede