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Dedica a ‘Diario clandestino’di Giovannino Guareschi

 

Ai miei compagni che non tornarono

 

Egli pensa che, questa notte, nel Lager nessuno guarderà il cielo del nuovo anno: pensa ai compagni che non sono tornati, ma che un giorno ritroverà.

Sulle strade ferrate corre silenzioso un treno fantasma.

E’ un treno che ha girato per tutte le strade ferrate della Germania, di Polonia, di Russia, di Jugoslavia e ha fatto sosta a tutti i campi di concentramento, ed è un convoglio che non finisce mai perché è il treno che porta le anime dei morti in prigionia.

Ora corre per le strade ferrate d’Italia e si ferma soltanto quando c’è da caricare l’anima di un ex-prigioniero.

E quando, fra cinquanta o sessant’anni, avrà caricato le anime di tutti i reduci, prenderà l’aereo binario che porta dove Dio vuole e nessuno in terra lo vedrà più.

Egli sa che un giorno il treno fantasma si fermerà alla stazione del suo paese, e anche lui salirà e ritroverà così i compagni perduti.

E, nell’attesa, si consola di ogni anno che passa.

 

*

Ecco l’origine di questo diario clandestino, ‘tanto clandestino che non è neppure un diario’, tanto umano da ripetere ad ogni riga l’unica possibile vittoria di fronte alla solitudine e all’abbandono che la guerra porta con sé:

‘Sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno.

Anzi, sono riuscito a ritrovare un prezioso amico:me stesso’.

 

Giovannino Guareschi

 

*

Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra, con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni dell’indifferenza. Ho visto Dio dare all’uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore. Poi… lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell’odio e dell’indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell’uomo e dagli incubi della notte che scendeva su Auschwitz. Lo avevo smarrito… insieme al mio nome, diventato numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l’inchiostro del male, e scolpito nella mente, dal peso delle mie lacrime… Lo avevo smarrito… nella mia disperazione che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall’indifferenza, mentre mi aggiravo fra schiene ricurve e vite di morti senza memoria. Ho ritrovato Dio… mentre spingeva le mie paure al di là dei confini del male e mi restituiva alla vita, con una nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti. Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità. Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime.

 

Elisa Springer

 Il silenzio dei vivi

Marsilio Editori,1997

 

*

 

 Un credente ebraico poté rivolgere, prima di morire, questo grido terribile, trovato scritto sulla parete di una casa data alle fiamme in uno dei tanti progrom della storia:

 

 “O Dio, tu hai fatto di tutto per farmi perdere la fede.

Ma non ci sei riuscito!”.

 

*

 

Ogni giorno  vivo nell’eventualità che la dura sorte toccata a molti,a troppi, tocchi anche alla mia piccola persona, da un momento all’altro.

Mi rendo conto di tutto fin nei minimi dettagli, credo che nel mio ‘confrontarmi’ interiore con le cose io stia saldamente piantata sulla terra più dura della realtà più dura.

E la mia accettazione non è rassegnazione, o mancanza di volontà: c’è ancora spazio per l’elementare sdegno morale contro un regime che tratta così gli esseri umani. Ma le cose che ci accadono sono troppo grandi, troppo diaboliche perché si possa reagire con un rancore e con un’amarezza personali.

Sarebbe una reazione così puerile, non proporzionata alla ‘fatalità’ di questi avvenimenti.

Spesso la gente si agita quando dico: non fa poi molta differenza se tocca partire a me o a un altro, ciò che conta è che migliaia di persone debbano partire.

Non è che io voglia buttarmi fra le braccia della morte con un sorriso rassegnato. E’’ il senso dell’ineluttabile e la sua accettazione, la coscienza che in ultima istanza non ci possono togliere nulla.

Non è che io voglia partire a ogni costo, per una sorta di masochismo, o che desideri essere strappata via dal fondamento stesso della mia esistenza – ma dubito che mi sentirei bene se mi fosse risparmiato ciò che tanti devono invece subire.

 

Etty Hillesum

Diario 1941-1943

Adelphi