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È ormai davanti a noi il Natale del Signore, tempo nel quale la gioia per la sua prima venuta nella nostra carne sostiene e rilancia la nostra attesa del suo ritorno. La Chiesa-sposa celebra il Natale dicendo: «So che tornerai, perché già sei venuto a visitarmi». E Cristo-sposo le risponde: «Sì, verrò presto».

Gli occhi della Chiesa fissi sul Mistero del Verbo fatto carne descrivono il movimento che mette in sequenza le celebrazioni di questo tempo. È uno sguardo che si allarga nel contemplare quanto l’azione liturgica rende presente, in un continuo e gioioso stupore. Così nel giorno del Natale del Signore tale sguardo è tutto concentrato sul bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia (cfr. Lc 2,12), per poi alzarsi ed incontrare la sua Santa Famiglia ed essere catturato dalla bellezza della Madre di Dio, per abbracciare, infine, nell’Epifania e nel Battesimo del Signore, in un’unica visione, i fatti che rivelano chi è il Bambino nato per noi.

Qual è la forza di questa contemplazione? Tra i testi splendidi che la liturgia mette sulle nostre labbra in questo tempo ve n’è uno di particolare bellezza che cantiamo come antifona al Magnificat nei secondi vespri del Natale. Dice così: «Oggi Cristo è nato, oggi è apparso il Salvatore; oggi sulla terra cantano gli angeli, si allietano gli arcangeli; oggi esultano i giusti, acclamando: Gloria a Dio nell’alto dei cieli, alleluia».

Oggi, ripete con insistenza, in un crescendo di esultanza: è tutta qui la forza della contemplazione del Natale che la Chiesa vive nella liturgia. È la forza di un evento presente, non la debolezza di un ricordo di un evento passato; è l’efficacia del coinvolgimento con un fatto che si realizza sotto i nostri occhi, non l’inutilità del racconto di un fatto lontano che inevitabilmente crea con la nostra vita una distanza.

È questa la forza del celebrare cristiano che rende attuale l’opera della salvezza, quell’agire di Dio così potente da essere unico, e, quindi, in nessun modo ripetibile, moltiplicabile – tanto meno dalla fragilità di un ricordo – ma che può solo essere reso presente per continuare a coinvolgere la vita dei credenti. Tutto questo accade per il dono dello Spirito Santo che con la sua presenza e la sua azione riempie i riti e le preghiere del nostro celebrare, permettendoci un incontro reale con i misteri della nostra fede, vale a dire i fatti di salvezza che Dio ha operato e continua a operare.

Nel fare memoria della notte santa della nascita del Salvatore forse ci potrebbe accadere di desiderare di essere uno di quei pastori (o, forse, anche solo una delle loro pecore) per poter vedere con i nostri occhi Dio fatto uomo nell’apparire umile di un bambino. Ma, come sempre accade, Dio, che è più grande dei nostri desideri, ci dona molto di più. In forza dell’oggi della celebrazione non solo possiamo contemplare come i pastori la stessa realtà presente, ma il nostro sguardo, più del loro, ha la profondità penetrante della fede che il dono dello Spirito garantisce a chi, come i pastori, si accosta con umiltà alla sorprendente decisione da parte di Dio di farsi uomo.

Con la gioia di essere con voi, vi auguro di cuore un santo Natale.

Mons. Vittorio Viola

Vescovo di Tortona

Immagine dal sito http://www.mygardendiary.tumblr.com/archive