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C’è un’aspirazione profonda nel cuore di ogni uomo, anzi un bisogno radicato nella sua natura stessa, che diventa ancor più impellente in un contesto sociale dove si fanno sempre più evidenti i segni di un individualismo quasi narcisistico. È il bisogno/aspirazione a vivere relazioni sincere, affidabili.

Se viene meno la fiducia, cresce la diffidenza. Ma che vita è quella in cui non puoi fidarti degli altri sia che si tratti del tuo vicino di casa, del collega di lavoro, di chi rappresenta le Istituzioni o ricopre ruoli di servizio pubblico? È come se in un tessuto i molti fili della trama e dell’ordito si spezzino o si scolleghino tra loro: la stoffa non tiene, gli strappi si moltiplicano. E non basta l’opera, paziente e pur preziosa, del rammendo. Così è del tessuto della società quando diviene dominante la logica dell’individualismo, della affermazione del proprio diritto, senza tener conto di quello degli altri, e del dovere di ciascuno a procurare la compattezza del tutto.

Il Natale, se è preso nel suo vero significato, racconta che Dio si fida dell’uomo, immergendosi nella sua storia per risuscitare in lui, con la parola e con l’esempio, la nostalgia di una vita bella, fondata sulla affidabilità reciproca, costruita sull’amore che non vanta pretese per sé, neppure quella della gratitudine da parte di chi è amato, ma si mette fattivamente al servizio per rifare il tessuto di una società nuova, fraterna. Quella, appunto, che corrisponde alla nostra aspirazione.

Ma sarà possibile realizzarla? O non sarà evanescente utopia?

Sarà possibile se accogliamo Gesù, riconoscendo che il Padre suo è anche Padre nostro, e ricambiamo la fiducia che Lui ha mostrato di avere in noi, con la fiducia che noi riponiamo in Lui e con l’amore che sa guardare con fiducia agli altri. Gli innumerevoli segni di solidarietà fraterna ampiamente visibili in occasione di grandi calamità o modestamente – ma efficacemente – presenti nel tessuto del vivere quotidiano, testimoniano che la tensione dell’uomo, che aspira ad una società fraterna, è già in movimento verso la sua realizzazione. Vogliamo contribuire anche noi?

Solo a questa condizione gli auguri di Buon Natale, che volentieri rivolgo a tutti, sfuggono al vuoto di essere solo parole per diventare veri ed efficaci, generatori di vita nuova e di gioia condivisa.

+ Dante Lafranconi vescovo di Cremona

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