Un Natale senza presepe

chatterblossom

A proposito del ‘terrorismo delle chiacchiere’. .. in una diocesi c’è stato un piccolo ‘scandalo’ legato a un’affermazione pubblica di un parroco che invitava tutti a NON fare il presepio … da cui lettere e contro lettere ai giornali locali, poi ha scritto lui una lettera ai suoi parrocchiani da cui si è scoperta la VERA storia di quell’affermazione.

… Ovvero, quando il terrorismo delle chiacchiere genera ‘mostri’ là dove forse esistono solo Angeli … perché in fondo molti pochi credono alla realtà di questo neologismo del Papa.

Ecco la storia e la lettera:

Cari parrocchiani,

in queste ultime settimane il vostro parroco, senza volerlo, è stato al centro di una piccola ma fastidiosa polemica sul quotidiano locale; ora, sia per chi ha seguito la vicenda sia per chi non ci ha fatto caso, vorrei spiegare il senso di quello che è successo.

Agli inizi di dicembre come ogni anno, invitato dall’Accademia Italiana della Cucina alla ‘cena’ di Natale (durante la quale si raccoglie una cospicua somma da devolvere in beneficienza) e qui, come faccio sempre, ho proposto una breve riflessione sul senso del Natale.

Questo è il testo integrale del mio intervento:

Quest’anno per me Natale arriva senza particolari emozioni; non ci sono appigli emotivi, ricorrenze speciali o altre circostanze che lo rendono un po’ particolare.

Quest’anno il mio Natale sarà ordinario e normale, un Natale in tono minore, da vivere più nell’interiorità che nelle forme esterne. Forse non farò neanche il presepio: in cucina si rovinerebbe con i fumi del cibo; nel salone fa freddo e non ci va nessuno; in tinello o nello studio non c’è posto.

Non farò il presepio o meglio, non lo farò in casa, non lo farò con le solite statuine che tolgo ogni anno da una scatola di scarpe, tutte avvolte nella carta velina.

Quest’anno voglio un Natale senza segni esteriori, senza artifici, senza sfarzo; voglio un Natale tutto interiore e anche il presepio, allora, voglio farlo non in casa ma nel silenzio e nel segreto del mio cuore.

Ogni statua avrà un senso e uno scopo.

Il Bambino Gesù mi insegnerà l’amore e il rispetto per la vita; Maria mi aiuterà a considerare la donna senza pregiudizi o parità di diritti con l’uomo, anche dentro la Chiesa; Giuseppe mi ricorderà che a volte bisogna sapersi prendere delle responsabilità, soprattutto a fidarmi di più del Signore.

Il bue e l’asinello mi ricorderanno il valore del servizio, umile e generoso, le pecorelle mi daranno un esempio di mitezza e di mansuetudine, in una società sempre più violenta e arrogante; i pastori mi aiuteranno a capire meglio il valore, anche spirituale, del lavoro dell’uomo, anche i mestieri più umili, come contributo alla crescita e allo sviluppo del creato.

La donnina che porta sulla testa il cesto pieno di cibo mi insegnerà a non sprecare le risorse della natura a pensare sempre anche a chi non ha nulla.

I Magi infine, mi faranno capire che non devo guardare con sospetto o con fastidio la gente che viene da lontano, anche quella che a volte mi disturba o mi preoccupa, e mi aiuteranno a ritrovare un giusto senso di pietà e di comprensione verso tante situazioni di emarginazione e di degrado.

Ecco, il presepio, quest’anno, voglio farlo così, nel mio cuore, perché si converta, si apra sempre più all’amore di Dio e porti, in questo mondo lacerato e confuso, il suo piccolo ma autentico contributo di bene.

 

Il mio intento era quello di insistere perché questa grande festa cristiana torni ad essere vissuta interiormente, non come un’occasione per moltiplicare i consumi (e gli sprechi) ma come un momento forte di incontro con il Signore Gesù, perché venga a convertire a lui e al Vangelo i nostri cuori.

Per questo il mio intervento era volutamente provocatorio: non ce l’avevo assolutamente con il presepio (io sono sempre stato un grande appassionato del presepio e l’ho sempre fatto da quando ero bambino, fino ad oggi) e anche la questione delle stanze fredde o senza spazio, era un artificio letterario per dire come bastino dei piccoli pretesti  per non fare il presepio materialmente (figuriamoci se in una casa non si trova un angolino, anche piccolo, dove poter collocare questo segno di Natale!).

Il mio intento era quello di ritornare al senso vero del presepio e cioè un simbolo dell’amore di Dio per noi (Dio ci ha tanto amati da darci il Suo Figlio diletto) e quindi uno stimolo, per noi, a riscoprire valori evangelici quali la carità, il rispetto e l’accoglienza dell’altro, la mitezza e la pace, il valore inestimabile del servizio silenzioso e gratuito, il senso di responsabilità, il rispetto del creato e così via.

Il mio intervento era quindi rivolto alle persone che erano presenti in quella serata, tanto che dopo, a chi non aveva capito bene, ho spiegato meglio il significato del mio ‘non voler fare il presepio’, come una reazione al formalismo e alla tradizione fine a se stessa e un ritorno a ciò che il presepio è davvero, tanto che – ho detto- chi sa fare il presepio nel proprio cuore, poi lo può fare benissimo anche in casa, con le statuine di gesso o di legno, e allora sì, avrà davvero valore, perché non sarà solo il risultato di un gesto esteriore, ma sarà frutto di un percorso di rinnovamento interiore e di conversione.

Il direttore del quotidiano locale, che era tra gli invitati, ha chiesto di poter avere il testo del mio discorso; ho acconsentito pensando (nella mia ingenuità) che volesse usarlo per toglierne qualche citazione all’interno dell’articoletto che avrebbe fatto come cronaca della serata.

Invece, con mia grande sorpresa, me lo sono trovato pubblicato in prima pagina, senza alcuna spiegazione, come se l’avessi mandato io al giornale ed è logico che molti leggendolo siano rimasti stupiti e si siano domandati ‘ma cosa gli è venuto in mente?’.

E così, oltre al commento perplesso di qualche parrocchiano (mostrando così di aver capito ciò che io volevo dire), un’altra che mi descriveva come un povero prete solitario, bisognoso di compagnia, e infine, una terza (scritta probabilmente da una invasata visionaria) che mi definiva addirittura come un emissario occulto dell’anticristo, tirando in ballo cose che non c’entravano assolutamente nulla col mio intervento, come una mia presunta militanza filo-islamica (figuriamoci!).

Ecco, questo è stato il mio piccolo incidente di Natale di quest’anno e ve ne ho voluto mettere a parte, non solo per informarvi e non lasciarvi nel dubbio o nell’equivoco, ma anche e soprattutto per condividere con voi questo desiderio di autenticità e di profondità, contro tutte le convenzioni e in contrasto con quelle persone arrabbiate e faziose che vorrebbero fare del presepio non un simbolo di pace e di misericordia per tutti (quale è di fatto) ma un segno di appartenenza etnica e di odio razziale.

Io …. il presepio l’ho fatto nel mio cuore, ma l’ho fatto anche in tinello (dove mangiamo noi preti ogni giorno) con le mie belle statuine della Val Gardena.

Facciamo pure quindi, il presepio, ma facciamo anche in modo che il Cristo, nato per noi a Betlemme, continua a rinascere nei nostri cuori e ci aiuti ad essere uomini e donne migliori.

Tanti auguri a tutti, con affetto

Il vostro parroco

(Lettera firmata)

Foto Chatter Blossom

Annunci

Devi avere effettuato l'accesso per pubblicare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: