Appetitus propriae excellentiae

E l’umiltà consiste semplicemente nel formarsi una valutazione esatta di se stessi.

 

L’umiltà è la virtù per cui l’uomo si crede spregevole a motivo di una

esattissima conoscenza di se stesso – humilitas est virtus qua homo verissima sui cognitione sibi ipsi vilescit” (Sull’umiltà, 2). E cioè: siamo grandi, perché “nessuna creatura è più vicina a Dio di quella fatta ad immagine di Dio” (De diversis, IX,2).

 

Ma anche siamo piccoli per la presenza del peccato personale- “ La superbia è il desiderio della propria preminenza – Superbia est appetitus propriae excellentiae” (epist. 42).

 

 

Conversione, perciò, significa riprendere, riconquistare faticosamente ciò che è nativo nella natura umana, cioè l’umiltà. L’uomo è per natura umile! La superbia, invece, è un prodotto inventato dal diavolo, e esportato nell’uomo.

 

Bisogna, in altre parole, scandagliare le profondità del proprio cuore, ottenere con un lavoro duro e assiduo, una valutazione esatta di se stessi. Infatti l’orgoglio e la superbia, i grandi nemici dell’esistenza cristiana, nascono proprio dall’ignoranza di se stessi.

 

Più si ignora se stessi e più si corre il pericolo di cadere nella superbia.

 

 

 

s.Bernardo di Chiaravalle

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