Quel che importa …

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Ma l’unità c’è soltanto nell’aspirazione.

Appena uno cerca di dare un nome o un volto alla ‘novità’, incominciano le divergenze e le opposizioni.

Gli è come della felicità (il ‘nuovo’ non è una parabola della felicità?) che tutti vogliono e cercano, ma per strade così diverse e opposte che non pare più la stessa cosa.

 

Ma il riconoscere codesta fondamentale unità dell’uomo, questo universale tendere verso qualche cosa, che, in fondo, nessuno possiede, non è il riconoscimento di una comune indigenza?

Dove siamo infelici, lì c’incontriamo e ci saldiamo.

E poiché le proporzioni della comune povertà sono smisurate, la nostra somiglianza è talmente profonda che ogni altra dissonanza, ancorchè rumorosa, è affatto secondaria.

Non mette conto che ci fermiamo a discutere perché l’uomo tanto si diversifichi nel dare un volto alla ‘novità’: ci troveremmo dinnanzi gli stessi insoluti problemi dell’uomo, bisognoso e libero, povero e orgoglioso, obbediente e rivoltoso, indipendente e servile.

 

Importa di più, in questo momento, sottolineare l’innegabile unità delle nostre aspirazioni, perché così avremo maggior tolleranza e carità lungo una strada d’attesa, sulla quale il deviare è la condizione della nostra libera ricerca.

Tanto più che la novità potrebbe nel suo aspetto esterno, essere diversa dall’immagine che questi e quelli di essa si fanno, ed essere vera novità, per la ragione che poco o nulla contano gli aspetti nuovi del domani, se il domani non è un ‘nascere di nuovo’.

 

‘Poiché tanto la circoncisione come l’incirconcisione – per usare un’espressione paolina- non son nulla: quel che importa è l’essere nuova creatura’.

 

Quindi, senza coltivare, come fa qualcuno, un esagerato pessimismo intorno a questo o a quell’assetto politico, come cristiano rimango attaccato al momento religioso di tutto l’attuale rivolgimento, che, a mio avviso, è l’aspetto più interessante e più vero di quest’ora, che pare a molti brutalmente materiale.

E perché codesta fondamentale disposizione religiosa dell’epoca non si perda, e gli spiriti migliori non vengano nuovamente disorientati verso fallaci e illusorie prospettive di rinnovamento puramente esteriore, la Chiesa va riprendendo il suo posto di guida spirituale.

 

E le direttive sono quelle del Vangelo.

Più che di ‘cose nuove’ il nostro mondo ha bisogno di ‘uomini nuovi’, purchè non modellati sulle nostre costruzioni meccaniche, a immagine di un sistema creduto ‘nuovo’, per continuarlo e difenderlo.

 

‘Quel che è nato dalla carne è carne; e quello che è nato dallo Spirito è Spirito’.

La ‘novità’ non può venire che dall’uomo nuovo, ‘creato con giustizia e santità vera’, lasciando operare, come al principio, lo Spirito:

‘Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza’ (Genesi 1,26).

Del restom io penso che in un mondo come il nostro, arrivato a colmi di disumanità mai raggiunti nel passato, c’è posto solo per il ‘santo’, a cui la Chiesa affida un compito veramente rivoluzionario: l’inserimento del fermento evangelico nella massa.

 

 

don Primo Mazzolari

Come pecore in mezzo ai lupo

Ed. Chiarelettere

 

 

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