Reazione a catena

La condizione nella quale viviamo il nostro tempo è simile al cammino di un gruppo di persone in una zona sconosciuta di montagna.

 

Il sentiero è tracciato in modo molto sommario e c’è il rischio di perdersi in mezzo a boschi fitti e impervi e a dirupi pericolosi. Per di più una densa nebbia avvolge la compagnia. Si diffonde la tentazione di tornare indietro (penso ai tradizionalisti: “abbiamo sempre fatto così!”). Altri invece vorrebbero continuare di corsa e alla cieca, per non sembrare paurosi o rinunciatari (penso ai progressisti a tutti i costi: “avanti a testa bassa, purché si proceda!”).

 

Altri ancora cedono alla stanchezza; si siedono ai bordi del sentiero e si aspettano che qualcun altro prenda una decisione, riservandosi il diritto di protestare e di criticare (penso a quelli che potrei definire qualunquisti: “se le cose non vanno, non è colpa mia e non voglio responsabilità”).

 

Poi si fa avanti uno del gruppo, che possiede una bussola e un altimetro, e ha fatto da piccolo lo scout, conoscendo i messaggi e le indicazioni che si possono ottenere per orientare il cammino, raccogliendole dalle piante, dai sassi, dal rumore dei ruscelli e dal richiamo degli animali selvatici. Costui si mette in testa al gruppo, chiede a tutti una partecipazione attiva all’ascolto della natura e alla comprensione dei segnali e … dopo qualche centinaio di metri nella nebbia, fa sbucare la compagnia in un punto di osservazione alto e limpido, dal quale è possibile a tutti vedere il cammino e riprenderlo con fiducia e con slancio.

 

Ancora una volta: “Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!”. Credo che non ci sia bisogno di commentare.

 

 

+ Diego Coletti

Vescovo di Como

 

Lo so, è un po’ lungo, ma credo valga la pena leggere il testo integrale del discorso del Vescovo alla festa di s.Abbondio … e non credo sia un caso nemmeno questo riferimento noto manzoniano 😉

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