Mai ‘contro’ (qualcuno o qualcosa)

‘Beati i miti’.

Essi ‘erediteranno la terra’.

La cosa vale, però, sia in una prospettiva futura che nel presente allo stesso modo che, in ebraico, la forma di certi verbi esprime entrambi i tempi.

Quando Gesù parlava dei poveri e dei sofferenti, il frutto del loro comportamento non era semplicemente qualcosa di promesso.

Così chi è mite è già nella condizione di ‘ereditare la terra’.

Anche se il pieno compimento, la consegna definitiva di questa eredità non sono di questo mondo.

 

Il cristiano è un mite.

Questo è un altro tratto del profilo antropologico che viene ulteriormente a comporre il suo modello di essere umano.

Ciò non significa che il cristiano è debole, accondiscendente, imbelle. Non vuol dire che è disposto a sopportare tutto perché –tanto- ne avrà poi un rimerito.

Al contrario. Egli sa anche contenersi con fermezza e decisione: soprattutto quando è in gioco la fedeltà ai suoi principi e alle ragioni della sua vita.

E allora il riferimento alla mitezza – un termine importante nel lessico biblico- indica piuttosto un atteggiamento diverso: un’attitudine non contrappositiva nei confronti degli altri e del mondo.

E’ comprensibile. Se il mondo, se il prossimo sono creature di Dio, così come lo sono io, non è possibile che noi non ci consideriamo tutti uniti da un vincolo solidale. Non è possibile, vorrei dire, non ‘dare del tu’ agli altri: non considerarli ,tutti, possibili partner sulla via della redenzione.

Partner: non concorrenti, e neppure strumenti per il raggiungimento dei miei scopi. La mitezza indica quindi uno sguardo complessivo sul mondo, decisamente in controtendenza rispetto a quello che predomina nella mentalità comune. E’ uno sguardo che ci consente di vedere tutto in una maniera costruttiva, benevola, collaborativa: ben diversa da quell’ottica di concorrenza spietata e di sfruttamento che vige in tanti rapporti.

Chi ha questo sguardo, chi agisce in questa maniera ‘eredita la terra’.

Che cosa vogliono dire queste parole? Gesù usa di nuovo il linguaggio dei Salmi.

L’espressione ricorre molte volte nel Salmo 36. E di nuovo, qui, realtà di fatto e promessa s’intrecciano e si completano.

La terra che si eredita, per gli ebrei, è appunto la terra promessa.

Che attende i poveri, i miti, i buoni.

E’ il regno della giustizia che deve venire,e che Gesù chiama anche ‘Regno dei cieli’. La terra promessa, per il cristiano, è appunto questo regno.

Ma ancora una volta non si tratta di qualcosa che va atteso passivamente.

La mitezza, l’atteggiamento amichevole e non contrappositivo, il cristiano già lo mette in opera nelle occorrenze della vita.

E dunque, come ancora dice il Salmo, chi spera nel Signore avrà la terra, reale e spirituale, in eredità.

Ma, al tempo stesso, chi sta lontano dal male e fa il bene ‘ha sempre una casa’.

Il mite insomma, è sempre a casa propria perché costruisce quotidianamente una casa comune e contribuisce a renderla abitabile insieme agli uomini di buona volontà.

 

 

Adriano Fabris

Messaggero s.Antonio

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