Il paradosso della Sua redenzione

Gesù cade sotto la croce. Noi sparliamo delle persone che cadono, dei moralisti che cadono proprio nei peccati che condannano.

Aspettiamo che quelli che ci sembrano superiori sbaglino.

Allora possiamo metterci sopra di loro. Allora siamo noi a stare più su: svalutiamo loro e possiamo così rivalutare noi stessi.

Forse è proprio la nostra curiosa attenzione a farli cadere. Non riescono a sostenere il peso degli sguardi che indagano e condannano.

Crollano sotto quel peso. Carichiamo su di loro la croce che li fa cadere.

 

Gesù cade sotto la croce, perché noi non cadiamo in un abisso senza fine. Noi cadremo, anche se lottiamo perché non capiti.

Non possiamo garantire per noi stessi. Lo sguardo rivolto a Gesù, invece, che cade per noi, non ci lascia cadere all’infinito.

Possiamo riconciliarci con la nostra caduta. Anche cadere è concesso: Gesù che cade vuole impedirci di condannare noi stessi quando cadiamo, di mortificarci ancora di più quando un errore ci fa cadere.

Gesù ci solleva, cadendo a terra. E’ il paradosso della sua redenzione.

Cade per noi, perché la nostra caduta non ci porti alla disperazione, ma alla fiducia che Dio ricco di amore ci risolleverà ogni volta.

 

Anselm Grün

La via della croce

Queriniana

 

 

 

 

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