Al posto della Misericordia

Mi riesce impossibile non postare (ancora) le sante parole di papa Francesco e dello Spirito Santo che bussa bussa bussa in attesa che gli si apra 😉

 

NON METTIAMOCI AL POSTO DI DIO

 

La Quaresima come tempo di conversione. Un tempo di grazia che permette di liberarci dalle catene delle abitudini del quotidiano, che restringono il nostro orizzonte e ci allontanano da Dio e dai fratelli. Lo ha ricordato nella Messa delle ceneri Papa Francesco che ha anche invitato a liberarci dalla tentazione di sostituirci a Dio. «Quando – ha detto Francesco a braccio – guardo nel piccolo ambiente quotidiano alcune lotte di potere, per gli spazi, io penso: ma questa gente gioca a Dio creatore, ancora non se ne sono accorti che non sono Dio».

 

 

E nell’omelia ha ricordato: «La Quaresima ci chiama a “riscuoterci”, a ricordarci che noi siamo creature, che non siamo Dio».

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È «nella conversione del cuore la caratteristica di questo tempo di grazia» che è la Quaresima.

La conversione, ha detto papa Francesco durante la Messa delle Ceneri nella basilica di Santa Sabina, «non si riduce a forme esteriori o a vaghi propositi, ma coinvolge e trasforma l’intera esistenza a partire dal centro della persona, dalla coscienza… Siamo invitati ad intraprendere un cammino nel quale, sfidando la routine, ci sforziamo di aprire gli occhi e le orecchie, ma soprattutto il cuore, per andare oltre il nostro orticello». «Sappiamo che questo mondo sempre più artificiale, ci fa vivere in una cultura del fare e dell’utile, dove senza accorgercene escludiamo Dio dal nostro orizzonte. La Quaresima ci chiama a riscuoterci, a ricordarci che noi siamo creature, che non siamo Dio», ha detto ancora il Papa. Ricordando i tre elementi della preghiera, del digiuno e dell’elemosina, Francesco ha osservato che «tutti e tre comportano la necessità di non farsi dominare dalle cose che appaiono: quello che conta non è l’apparenza; il valore della vita non dipende dall’approvazione degli altri o dal successo, ma da quanto abbiamo dentro».

Il digiuno, uno dei tre elementi della Quaresima, «comporta la scelta di una vita sobria, che non spreca, che non scarta».

«Digiunare – ha detto il Papa nella messa delle Ceneri nella basilica romana di Santa Sabina – ci aiuta ad allenare il cuore all’essenzialità e alla condivisione. È un segno di presa di coscienza e di responsabilità di fronte alle ingiustizie, ai soprusi, specialmente nei confronti dei poveri e dei piccoli». Francesco ha però invitato a evitare un digiuno formale o che «ci sazia perché ci fa sentire a posto».

Il Papa nell’omelia ha sottolineato che quello che inizia oggi «è tempo di preghiera, di una preghiera più intensa, più assidua, più capace di farsi carico delle necessità dei fratelli, di intercedere davanti a Dio per tante situazioni di povertà e di sofferenza». Per quanto riguarda l’elemosina ha invece osservato che «essa indica la gratuità, perché nell’elemosina si dà a qualcuno da cui non ci si aspetta di ricevere qualcosa in cambio». «Oggi spesso la gratuità – ha sottolineato Bergoglio – non fa parte della vita quotidiana, dove tutto si vende e si compra. Tutto è calcolo e misura. L’elemosina ci aiuta a vivere la gratuità del dono, che è libertà dall’ossessione del possesso, dalla paura di perdere quello che si ha, dalla tristezza di chi non vuole condividere con gli altri il proprio benessere».

 

 

Papa Francesco

Omelia Le Ceneri _ 5 marzo 2014

 

 

NELLA CHIESA E’ TEMPO DI  MISERICORDIA

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Papa Francesco ha incontrato stamani i suoi sacerdoti, quelli di Roma nell’Aula Paolo VI in Vaticano. «Quando insieme al Cardinale Vicario abbiamo pensato a questo incontro – ha detto Francesco – gli ho detto che avrei potuto fare per voi una meditazione sul tema della misericordia. All’inizio della Quaresima riflettere insieme, come preti, sulla misericordia ci fa bene (…).

 

Il brano del Vangelo di Matteo che abbiamo ascoltato ci fa rivolgere lo sguardo a Gesù che cammina per le città e i villaggi ( …) soprattutto ci invita a cogliere la profondità del suo cuore, ciò che Lui prova per le folle, per la gente che incontra: quell’atteggiamento interiore di “compassione” (…) perché vede le persone “stanche e sfinite, come pecore senza pastore” (…). Un po’ come tante persone che voi incontrate oggi per le strade dei vostri quartieri… Poi l’orizzonte si allarga, e vediamo che queste città e questi villaggi sono non solo Roma e l’Italia, ma sono il mondo… e quelle folle sfinite sono popolazioni di tanti Paesi che stanno soffrendo situazioni ancora più difficili ….

Allora comprendiamo che noi non siamo qui per fare un bell’esercizio spirituale all’inizio della Quaresima, ma per ascoltare la voce dello Spirito che parla a tutta la Chiesa in questo nostro tempo, che è proprio il tempo della misericordia. Di questo sono sicuro …».

Francesco ha puntato sulla misericordia. «Nella Chiesa tutta – ha detto Papa Francesco – è il tempo della misericordia. Questa è stata un’intuizione del beato Giovanni Paolo II: (…) è il tempo della misericordia».

«Oggi – ha sottolineato – dimentichiamo tutto troppo in fretta, anche il Magistero della Chiesa!

In parte è inevitabile, ma i grandi contenuti, le grandi intuizioni e le consegne lasciate al Popolo di Dio non possiamo dimenticarle. E quella della divina misericordia è una di queste. E’ una consegna che lui ci ha dato, ma che viene dall’alto. Sta a noi, come ministri della Chiesa, tenere vivo questo messaggio soprattutto nella predicazione e nei gesti, nei segni, nelle scelte pastorali, ad esempio la scelta di restituire priorità al sacramento della Riconciliazione, e al tempo stesso alle opere di misericordia. Riconciliare, fare pace col Sacramento, anche con le parole e anche le opere di misericordia». E poi rivolge una domanda ai presenti: «Che cosa significa misericordia per i preti? E mi viene in mente che alcuni di voi mi hanno telefonato, scritto una lettera, poi ho parlato al telefono … “Ma Papa, perché lei ce l’ha con i preti?”. Perché dicevano che io bastono i preti! Non voglio bastonare qui …

 

Che cosa significa misericordia per i preti? Domandiamoci che cosa significa misericordia per un prete, permettetemi di dire per noi preti. Per noi, per tutti noi!

I preti si commuovono davanti alle pecore, come Gesù, quando vedeva la gente stanca e sfinita come pecore senza pastore.

 

Gesù ha le “viscere” di Dio, Isaia ne parla tanto: è pieno di tenerezza verso la gente, specialmente verso le persone escluse, cioè verso i peccatori, verso i malati di cui nessuno si prende cura …

 

Così a immagine del Buon Pastore, il prete è uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente e servitore di tutti. Questo è un criterio pastorale che vorrei sottolineare tanto: la vicinanza!

 

La prossimità e il servizio: ma la prossimità! Quella vicinanza … Chiunque si trovi ferito nella propria vita, in qualsiasi modo, può trovare in lui attenzione e ascolto … In particolare il prete dimostra viscere di misericordia nell’amministrare il sacramento della Riconciliazione; lo dimostra in tutto il suo atteggiamento, nel modo di accogliere, di ascoltare, di consigliare, di assolvere …

 

Ma questo deriva da come lui stesso vive il sacramento in prima persona, da come si lascia abbracciare da Dio Padre nella Confessione, e rimane dentro questo abbraccio … Se uno vive questo su di sé, nel proprio cuore, può anche donarlo agli altri nel ministero».

E a braccio ha aggiunto: «E vi lascio la domanda: “Come mi confesso? Come? Mi lascio abbracciare?”. Mi viene alla mente un grande sacerdote di Buenos Aires … ha meno anni di me: ne avrà 72… Una volta è venuto da me. È un grande confessore: sempre la coda lì … I preti, la maggioranza, vanno da lui a confessarsi … È un grande confessore! E una volta è venuto da me: “Ma Padre”; “Dimmi ….”; “Io ho un po’ di scrupolo, perché io so che perdono troppo!”; “Ma prega … Se tu perdoni troppo …”. E abbiamo parlato della misericordia. A un certo punto mi ha detto: “Ma tu sai quando io sento che è forte questo scrupolo, vado in cappella, davanti al Tabernacolo …”. E gli ho detto: “Ma, scusami, Tu hai la colpa, perché mi hai dato il cattivo esempio!”. E me ne vado tranquillo … È una bella preghiera di misericordia. Se uno nella confessione vive questo su di sé, nel proprio cuore, può anche donarlo agli altri».

 

 

Papa Francesco

6 marzo 2014

www.avvenire.it

 

 

 

 

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