Possa Egli venire anche a te

Vienna IV. Victorgasse 5

19 dicembre 1915

 

 

Mia buona e cara mamma,

da vicinissimo Ti giungono stavolta i miei auguri natalizi, addirittura dal suolo austriaco, e per quanto possa sembrare improbabile che il 24 da qui io pensi a Te, tuttavia quando aprirai questa lettera, al nostro tradizionale appuntamento delle sei, io Ti sarò accanto col pensiero, pronto ad accogliere il santo Bambin Gesù nel più pronte dei cuori.

 

Possa Egli venire anche a Te e soprattutto a Te, cara mamma, nel suo confortante chiarore e con la più schietta delle benedizioni, donandoTi – che cosa? – l’intima certezza che, comunque possano atteggiarsi i tempi, i recessi del cuore sono un belvedere e un’isola di Dio, una filiale del cielo, in cui possono darsi pace, speranza e santa gioia, anche quando il mondo intero è oppresso da sventura e distruzione!

Infatti, per quanto la nostra essenza più intima sia anche compassione coi patimenti del tempo e preoccupazione per l’immensa massa di preoccupazioni che si è abbattuta e scaricata su tutti i popoli e, alla fin fine, minaccia un tramonto possibile in ogni istante, tuttavia il suo vissuto più proprio non sono questi elementi presunti e misurati, non questa emergenza dell’oggi e del domani, non la costernazione e il turbamento e la misura colma e neppure il proprio tramonto … ma Dio.

Dio è l’unico vissuto della nostra essenza nel Suo nucleo, nella Sua unicità e intimità : laddove davvero viviamo, non siamo capaci di nient’altro se non di Lui, di accostarci e correre a Lui, poiché il fatto che Egli in noi né si realizza né trova spazio, ma si limita a suggerire, non deve confonderci sulla Sua presenza.

E’ tanto forte che persino la più forte delle tribolazioni non ha forza alcuna davanti a Lui; e già nel presentimento, in ogni intuizione del Suo volto sono superate e sollevate la nostra miseria e tutta la morte del mondo.

Illumini e consacri l’ora natalizia il fatto che nell’immagine del Figlio dell’Uomo ammettiamo l’innocenza di Dio: come quello s’incarna nella madre e nel rapporto di sangue e deve lasciarsi partorire in un mondo estraneo ma fidato, così Dio viene al mondo nel nostro spirito e vi rimane impigliato  e deformato e rinchiuso come il bambino nella sua ineffabile infanzia.

 

Se però il bambino terreno viene distolto da se stesso e, con la sua titubanza, raggiunge spesso tra gli uomini solo un decimo della sua crescita, non altrettanto accade al bambino Dio, che è vero e possente nel  nostro spirito e ha la sua vita compiuta al di là del nostro spirito ma sempre in lui rinasce, sempre in lui si muove e tenta i suoi primi passi.

 

Così anche quest’anno, cara mamma, sia questa la riflessione comune della nostra ora natalizia. Fa’ che sia (come io me la figuro) la prosecuzione della nostra vecchia preghiera natalizia all’inizio del sacro momento in cui il  Bambino ci rammenta la crescita infinita e la gloriosa potenza della sua intima debolezza.

Che benedica me e Te, mia cara mamma.

Con il fedele ricordo del Tuo vecchio

René

 

 

Rainer Maria Rilke

Lettere di Natale alla madre _ 1900-1925

Passigli Editori

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God bless you !

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