Fede

Come si racconta il sentirsi avvolti da un bene nascosto che non dà spettacolo, non si mostra, si trova a sorpresa dietro l’angolo della solitudine più totale, sa l’arte insolita di ascoltare anche se non ci sono risposte da dare, perché proprio non ci sono, non perché non le si sa dire.

E si è appagati, quel che basta per non vivere di tormente e si sente che, anche se non capita a noi ora, si può essere una cosa sola, e così si sceglie la paura in un fare prudente e anche potente perché di questo credere insieme ha bisogno chi è nel bisogno e in nessun caso l’essere scettici li aiuta, ci aiuta, e allora con la schiena dritta in fronte al cielo si è travolti di gratitudine per chi, qui sulla terra, ci ha amato di un amore che ci ha voluto oltre ogni ragionevole contare il bene e  il male, ci ha tenuto anche quando era chiaro il nostro errore e inevitabile la sua passione.

Ha creduto che una vita screpolata, arroccata sopra strade come giorni, porta una promessa senza misura, così grande che riaffiora e riaffiora malgrado il nostro costruir macerie di cemento e di parole e si può, grazie a questo, dir sì a tanto, non a tutto, ma a molto: al fallimento, perché so che può non essere finita, e alla slavina del tempo e anche alla morte, perché sotto, sopra e intorno ho visto che c’è sempre vita.

MariaPia Veladiano

Ma come tu resisti, vita

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