IL VELO DEL POKRÒV

«Sotto la protezione della tua misericordia noi ci rifugiamo, Madre di Dio…», canta il primo inno dedicato a Maria nel III secolo. La supplica per la protezione materna esisteva già nel cristianesimo antico, ma soltanto nei secoli successivi questa esperienza spirituale si è incarnata in un avvenimento che poi è diventato festa. Come tutte le feste, essa si ricollega con un ricordo mistico e storico: l’apparizione della Vergine avvenuta nella chiesa di Blacherne, nella Costantinopoli del X secolo. Accompagnata da una nutrita schiera di santi, guidati da Giovanni Battista, Maria sarebbe stata vista da un “folle in Cristo”, Andrea, e dal suo compagno Ephraim. Sollevato il proprio velo (in russo pokròv), l’avrebbe poi disteso sui due uomini e sulla città di Costantinopoli in segno di protezione. A quel tempo la città, che portava il nome di seconda Roma, era assediata da orde – saracene o, forse, russe, ancora pagane all’epoca. Tutto il popolo pregava per il soccorso contro il saccheggio imminente. All’alba, quando tutta la gente andò per guardare il mare che portava la minaccia, lo trovò calmo e tranquillo e delle navi nemiche non c’era traccia.

 

Più tardi l’apparizione e la salvezza miracolosa cadde quasi in oblio presso i greci, mentre fra i russi la festa della Protezione diventò una delle più amate. Tantissime chiese sono dedicate alla “Pokròv”, cominciando dalla cattedrale sulla Piazza Rossa che per tradizione è chiamata di San Basilio.

Nella maggior parte della Russia del Nord il Pokrov, viene festeggiato il 14 ottobre (1 ott. secondo il calendario giuliano) e coincide spesso con la prima nevicata. La terra si copre di un lenzuolo bianco. La bianchezza del manto di neve è come icona della purezza, dell’Immacolata. Ma nello stesso tempo, in passato, l’arrivo del freddo celava in sé una vaga angoscia: il contadino russo pensava sempre come sopravvivere all’inverno. Quest’angoscia si fonde con l’immagine della purezza e insieme esse danno forma ad una terza immagine, quella della morte. La neve rappresenta la negazione della vita precedente, un’altra vita nella prova, davanti all’imminente giudizio di Cristo, ma la Madre sarà accanto a noi, peccatori, con il suo velo di protezione.

 

Tutte queste immagini “lavorano” nel livello più profondo – che è quello della razionalità umana – dove il cuore filiale esprime la propria visione, la fiducia e l’attesa della salvezza nella preghiera rivolta verso la protezione di Maria:

«Oggi, gente di buona fede, festeggiamo nella luce, illuminati dalla Tua venuta, o, Madre di Dio, riguardando la Tua purissima immagine, diciamo inteneriti: coprici con il Tuo velo e salvaci da ogni male, pregando il Tuo Figlio, Cristo il nostro Dio salva le anime nostre»  Tropario di Pokrov

 

Dalle molteplici allegorie della speranza, nascoste nel profondo dell’uomo e vissute nella tenerezza della “maternità di Dio”, secondo l’espressione del teologo russo S. Bulgakov, nasce l’icona della protezione dal male con il volto della Madre di Dio. Ma questa icona è riempita con la luce del Cristo. Senza confusione e senza divisione, come sempre nella pietà mariana ortodossa, Madre e Figlio sono sempre insieme.

 

«Maria ci copre e ci protegge col suo velo, questo è certo, scrive il Monaco della Chiesa Orientale. Ma il suo velo non è altro che la tunica di Gesù, quella tunica che i malati del Vangelo toccavano per ricevere la guarigione. Quando ci sembra che Maria ci tocchi, è Gesù a toccarci». Perché nella fede e nella pietà popolare Gesù ci protegge col velo di Maria e ci salva per le preghiere della sua Madre.

 

 

Vladimir Zelinskij

www.dimensionesperanza.it

 

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