Janua Coeli

Nume della porta e lato dell’arco,

Giano bifronte,

aperto il tempio tuo guerra,

chiuso pace significava.

A me che trasalisco a ogni bivio del pensiero

quando l’essenza identifico nell’immanenza

e alla deriva inconsapevolmente navigo

su frammento che dal centro s’allontana,

a me che cerco pace

aperta trovo la porta di Maria.

 

L’ingresso è in cotto, settecentesco il timpano

del Santuario da cinque secoli eretto

per Maria apparsa in una vigna

a pochi passi da casa mia.

Pesanti cortine chiaroscurano l’intera navata

e dalla soglia l’illuminata teca

il guardo subito reclama.

Copre la statua della Vergine

tutta un manto, aperto di quel tanto

che alla Madonna del Parto di Piero rassomiglia.

Qui spesso ardisco sublimare le promesse,

pure la preghiera subito sbiadisce nel fantasma

che supplica grazie per me stesso.

 

Ma varcare quella soglia

è grazia sufficiente :

la Madre t’afferra per la mano

mentre da sponda a sponda tu saltelli

su sassi già sommersi d’un torrente;

dalla riva ti guida fuori della cruna

così stretta per i tanti che aduna.

 

 

Angelo Lacchini

La mia Maria

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