Mendicanti del Cielo

L’uomo è un cercatore di senso, qualcuno che anela alla parola che vinca il silenzio della morte e dia valore alle opere e ai giorni, offrendo dignità e bellezza alla vita.

 

Perciò la condizione dell’essere umano è quella del pellegrino. L’uomo non è qualcuno che sia arrivato alla meta, è piuttosto un cercatore della patria lontana, che si lascia interrogare e sedurre dall’ultimo orizzonte, che chiama: come scriveva Rahner, un «uditore della Parola».

 

Se l’uomo è per sua natura un pellegrino verso la vita, un mendicante del cielo, la tentazione mortale, che potrà assalirlo, sarà quella di fermare il cammino, di sentirsi arrivato, non più esule in questo mondo, ma possessore, dominatore di un oggi che vorrebbe fermare la verità del cammino.

 

«L’esilio vero d’Israele in Egitto fu che gli Ebrei avevano imparato a sopportarlo». L’esilio non comincia quando si lascia la patria, ma quando non c’è più nel cuore la struggente nostalgia della patria.

 

Martin Heidegger, parlando della «notte del mondo» nella quale ci troviamo, dice che la malattia dell’uomo moderno è l’assenza di patria, e che il dramma della nostra epoca non è la mancanza di Dio, ma il fatto che gli uomini non soffrano più di questa mancanza, e perciò non avvertano più il bisogno di superare l’infinito dolore della morte, considerando esilio e non patria il presente.

 

 

L’illusione di sentirsi arrivati, il pretendersi sazi, compiuti nella propria vicenda, questa è la malattia mortale. Si sarà prigionieri di essa quando il cuore non vivrà più l’inquietudine e la passione del domandare, il desiderio del trovare, per poter ancora e nuovamente domandare e cercare.

 

Questo vale anche per la via di Dio: pure nell’esperienza dell’incontro con lui la grande tentazione è quella di fermare la vita. Lutero, ispirandosi a san Bernardo, dice: «Sulla via di Dio non può darsi sosta, perfino l’indugio è peccato».

 

Quando non si ha più il desiderio di cercare, quando ci si ferma, allora ci si allontana da Dio. È questo il senso più profondo della legge della Croce.

 

Il cristiano annuncia un verbum Crucis, una parola scandalosa, che lo inquieta sempre, perché sa bene che la grande scelta è fra il crocifiggere le proprie attese sulla croce di Cristo o il crocifiggere Cristo sulla croce delle proprie attese.

 

 

 

 

+Bruno Forte

Osservatore Romano

 

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