Eccellenza e necessità della fiducia

“L’avvertimento principale che ci fa l’Apostolo S. Giacomo, se vogliamo con la preghiera ottenere da Dio le grazie, è che preghiamo con confidenza sicura di essere esauditi se preghiamo, come si deve, senza esitare: Ma chieda con fede senza niente esitare (Gc 1,6).

 

Insegna S. Tommaso, che l’orazione, siccome prende la forza di meritare dalla carità, così all’incontro ha efficacia di impetrare dalla fede e dalla confidenza (2, 2.ae, q. 83, a. 15).

Lo stesso insegna S. Bernardo, dicendo che la sola nostra confidenza è quella che ci ottiene le divine misericordie (Serm. III, De annunt.).

 

Troppo si compiace il Signore della nostra confidenza nella Sua misericordia perché allora noi veniamo ad onorarLo ed esaltare quella Sua infinita bontà, che Egli col crearci ha inteso di manifestare al mondo.

 Si rallegrino pure, o mio Dio, dice il profeta regale, tutti quelli che sperano in Voi, poiché essi saranno eternamente beati, e Voi sempre abiterete in essi (Sal 5,11).

 

Iddio protegge e salva tutti coloro che in Lui confidano (Sal 17,31; Sal 16,7). Oh, le gran promesse che sono fatte nelle divine Scritture a coloro che sperano in Dio! Chi spera in Dio non cadrà in peccato (Sal 33,22). Sì, perché dice David: il Signore tiene gli occhi rivolti a tutti coloro che Lo temono e confidano nella Sua bontà per liberarli col suo aiuto dalla morte del peccato (Sal 32,18-19).

Ed in altro luogo dice il medesimo Dio: Perché Egli ha sperato in me, lo libererò, lo proteggerò… lo trarrò (dalla tribolazione), e lo glorificherò (Sal 90,14-15).

Si noti la parola perché Egli ha confidato in me, io lo proteggerò, lo libererò dai suoi nemici, e dal pericolo di cadere; e finalmente gli darò la gloria eterna.

Parlando Isaia di coloro che ripongono la loro speranza in Dio dice: Questi lasceranno di esser deboli come sono, ed acquisteranno in Dio una gran fortezza; non mancheranno, anzi neppure proveranno fatica nel camminare la via della salute, ma correranno e voleranno come aquile (Is 40,31).

Tutta insomma la nostra fortezza, ci avvisa lo stesso Profeta, consiste nel mettere tutta la nostra confidenza in Dio, e nel tacere, cioè nel riposare nelle braccia della Sua misericordia, senza fidare alle nostre industrie, ed ai mezzi umani (Is 30,15).

E dove mai s’è dato il caso che alcuno abbia confidato in Dio, e si sia perduto? (Ecli 2,11).

 

Questa confidenza era quella che teneva sicuro Davide di non aversi mai a perdere:

In Te ho posta la mia speranza, non resti io confuso giammai (Sal 30,1).

E che forse, dice sant’Agostino, Iddio può essere ingannatore, mentre Egli si offre a sostenerci nei pericoli, se a Lui ci appoggiamo, e poi vorrà da noi sottrarsi, quando ad esso ricorriamo? David chiama beato chi confida nel Signore (Sal 33,13). E perché?

Perché, dice lo stesso profeta, chi confida in Dio, si troverà sempre circondato dalla divina misericordia (Sal 31,10). Sicché costui sarà talmente d’ogni intorno cinto e guardato da Dio, che resterà sicuro dai nemici e dal pericolo di perdersi.

Perciò l’Apostolo tanto raccomanda di conservare in noi la confidenza in Dio, la quale (ci avvisa) certamente riporta da Lui una gran mercede (Eb 10,35).

Quale sarà la nostra fiducia, tali saranno le grazie che riceveremo da Dio; se sarà grande la fiducia, grandi saranno ancora le grazie.

 

Scrive S. Bernardo, che la divina misericordia è una fonte immensa; chi vi porta il vaso più grande di confidenza, quegli ne riporta maggior abbondanza di beni (Serm. 3, De annunt.).

E già prima lo espresse il Profeta dicendo: Sia sopra di noi, o Signore, la Tua misericordia conforme noi in Te abbiamo sperato (Sal 32,22).

Ciò ben si avverò nel Centurione, a cui disse il Redentore, lodando la sua confidenza: Va’, e ti sia fatto conforme hai creduto (Mt 8,13).

E rivelò il Signore a S. Geltrude che chi lo prega con confidenza, gli fa in certo modo tanta violenza, che Egli non può non esaudirlo in tutto ciò che Gli cerca.

La preghiera, dice S. Giovanni Climaco, fa violenza a Dio, ma violenza che gli è cara e gradita (Scal. gr. 28).
Accostiamoci dunque, ci avvisa san Paolo, con fiducia al trono di grazia, a fine di ottenere misericordia, e trovare grazia per opportuno sovvenimento (Eb 4,16).

Il trono della grazia è Gesù Cristo, che al presente siede alla destra del Padre, non in trono di giustizia, ma di grazia, per ottenerci il perdono, se ci ritroviamo in peccato, e l’aiuto a perseverare, se godiamo la Sua amicizia.

 A questo trono bisogna che ricorriamo sempre con fiducia, cioè con quella confidenza che ci dà la fede nella bontà e fedeltà di Dio, il quale ha promesso di esaudire chi lo prega con confidenza, ma con confidenza stabile e sicura.

Chi all’incontro Lo prega con esitazione, dice S. Giacomo, che costui non pensi di ricevere niente: Imperocché chi esita è simile al flutto del mare mosso e agitato dal vento.

Non si pensi dunque un tal uomo di ottenere cosa alcuna dal Signore (Gc 1,6-7).

Niente riceverà perché la sua ingiusta diffidenza, da cui viene agitato, impedirà alla divina misericordia di esaudire le sue domande.

Non hai ricevuto la grazia, dice S. Basilio, perché l’hai domandata senza confidenza (Const. Monac. c. 2).

Disse Davide, che la nostra confidenza in Dio dev’essere ferma come un monte, che non si muove a qualunque urto di vento: Coloro che confidano nel Signore, sono come il monte Sion; non sarà vacillante in eterno chi abita in Gerusalemme (Sal 124,1).

E ciò è quello di cui ci ammonì il Redentore, se vogliamo ottenere la grazia che cerchiamo. Qualsivoglia grazia che domandiate, state sicuri di averla e così l’otterrete (Mr 11,24).”

 

s. Alfonso Maria de’ Liguori

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