Siate semplici o falliremo

 «Siamo ancora una Chiesa capace di scaldare i cuori?».

Il viaggio al termine della notte di Francesco è nei ragazzi che urlano «il Papa dei poveri, il Papa di tutti!», nei due milioni abbondanti di giovani accampati con tende e sacchi a pelo per la veglia lungo la spiaggia di Copacabana, una cosa mai vista neanche nel mitico concerto dei Rolling Stones del 2006 – un milione e mezzo di fan -, come del resto non si erano mai visti centinaia tra cardinali e vescovi ballare nel «più grande flash mob della storia» seguendo il rapper Fly («Agitate le braccia in alto e aperte come il Cristo Redentor!») e un Papa che straccia Mick Jagger pure in presenza scenica e bacia bambini, mette un sombrero, scende dall’auto ad abbracciare disabili e avvicinare i fedeli mentre gli lanciano lettere e fiori e l’urlo dei giovani copre il rombo dei cavalloni sulla battigia.

E poi canti, preghiere e partite di pallone nella sabbia in attesa della messa di stamattina, con Bergoglio che li invita ad «allenarsi» («Gesù ci offre qualcosa di superiore della Coppa del Mondo!») per essere «cristiani non part-time, non “inamidati”, di facciata, ma autentici».

Ai ragazzi ricorda la storia del Crocifisso che dice a san Francesco d’Assisi: «Va’ e ripara la mia Chiesa», ed è a tutta la Chiesa che si rivolge il Papa.

Ai vescovi brasiliani, nel pomeriggio, Francesco ha dispiegato infatti il discorso forse più alto – e duro – del suo pontificato :

«L’umiltà appartiene a Dio come suo tratto essenziale, è nel Dna di Dio». Tempi difficili.

«Non è un’epoca di cambiamento, è il cambiamento di un’epoca».

Nell’era della «globalizzazione implacabile, spesso selvaggia» – che agli aspetti positivi affianca un «lato oscuro» fatto di «smarrimento del senso della vita, disintegrazione personale, perdita del senso di appartenenza, violenza, solitudine, abbandono, incapacità di amare» – oggi «serve una Chiesa che non abbia paura di uscire nella notte», che «intercetti la loro strada» e sia «in grado di fare compagnia, di andare al di là del semplice ascolto», una Chiesa «che accompagna e si mette in cammino con la gente». Che «scaldi i cuori», insomma.

 

Tanti «fratelli» sono «fuggiti nella notte» come «i discepoli di Emmaus». Il Papa parla del «mistero della gente che lascia la Chiesa». A loro «forse è apparsa troppo lontana dai loro bisogni».

O «troppo fredda, autoreferenziale, prigioniera dei propri linguaggi rigidi». O «forse il mondo sembra aver reso la Chiesa un relitto del passato, insufficiente per le nuove domande».

Domanda : «Che cosa fare?».

Le parole di Francesco sono programmatiche, «riscoprire le viscere materne della misericordia». E partono dall’umiltà dei «poveri pescatori» che nel 1717 trovarono in un fiume la statua spezzata della Madonna di Aparecida, «una chiave di lettura per la missione della Chiesa». La pazienza dopo la pesca fallita, la ricomposizione della statua che portano con sé: «Nella casa dei poveri Dio trova sempre posto». Ecco perché la Chiesa «non può dimenticare» la «lezione di Aparecida».

 

La barca della Chiesa «non è un transatlantico», ma «Dio si manifesta con mezzi poveri».

L’«umiltà» e l’«astuzia» di Dio. La missione non dipende dalla ricchezza dei mezzi, ma dalla fede autentica: «La Chiesa non può allontanarsi dalla semplicità, altrimenti disimpara il linguaggio del Mistero».

Ecco: «A volte perdiamo coloro che non ci capiscono perché abbiamo disimparato la semplicità». Il resto viene di conseguenza. Il ruolo delle donne, «perdendole, la Chiesa rischia la sterilità». La cura del creato e la tutela dell’Amazzonia come «cartina di tornasole» per il mondo.

Francesco ha invitato anche vescovi e sacerdoti ad andare contro i «dogmi moderni che regolano i rapporti umani: efficienza e pragmatismo», a promuovere una «cultura dell’incontro» contro la «cultura dello scarto» in cui «non c’è posto né per l’anziano né per il figlio non voluto; non c’è tempo per fermarsi con quel povero sul bordo della strada». Andare in «periferia», cercare «i lontani», non restare «chiusi nelle parrocchie».

Nella notte di Copacabana spiega: «Ho seguito attentamente le notizie riguardo ai tanti giovani che in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna.

Resta la domanda : da dove cominciare per costruire una società più giusta? Quando chiesero a Madre Teresa che cosa doveva cambiare nella Chiesa, rispose: tu ed io».

 

Fonte : CorrieredellaSera

Discorso integrale di Papa Francesco all’episcopato,  q u i.

Altri articoli interessanti sulla  gmg, q u i .

Annunci

God bless you !

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...