Credo nell’amore

‘Credete in Dio, Padre onnipotente?’.

‘Credo’.

Nella notte di Pasqua e a ogni battesimo (il luogo primordiale della trasmissione di ciò che i cristiani credono), questo dialogo costituisce la prima tessera del grande mosaico della fede.

Credo in Dio che è Padre, fonte sorgiva di ogni vita, di ogni bellezza e di ogni bontà. Da Lui provengono e a Lui ascendono tutte le cose.

Padre è la parola tipica, inconfondibile di Gesù per dire Dio, quasi il nome proprio della divinità.

Tutte le sue preghiere iniziano con l’invocazione ‘Padre’ o, nella lingua materna aramaica, Abbà, ‘papà, babbo’, nel linguaggio di casa, nel dialetto del cuore, e che ha colpito gli evangelisti al punto da volerla riferire nella lingua originale, con quel suono preciso, come una reliquia sonora da non smarrire mai. Gesù ha raccontato Dio come si racconta una storia d’amore.

Padre (e madre) sono, sulla terra, le figure che incarnano le condizioni stesse perché vita ci sia. Ogni figlio che nasce, ogni bambino è un amore d’altri diventato visibile: è bastato un gesto d’amore per trarlo, ridente, dal nulla.

E ora vivrà perché amato, e si umanizzerà per relazioni di fiducia, a partire dai genitori.

Dire che Dio è Padre equivale a dire che Dio genera figli, ogni giorno, in ogni istante. La mistica medievale Giuliana di Norwich scrive: ‘Dio altro non fa tutto il giorno che questo: sta sul lettuccio della partoriente e genera’.

Dire: ‘Credo in Dio che è Padre e Madre, donatore e amante della vita’, significa dire: ‘Credo nell’amore’. Io, un amore di terra e di cielo diventato visibile, credo, ho fiducia nell’amore come forma e senso ed energia del vivere, mi fondo sull’amore che rimarrà quando non rimarrà più nulla.

Quando dico: ‘Credo in Dio Padre’ dico anche: ‘Credo nella vita di Dio in me, inesauribile ed eterna’. Noi siamo seme di Dio, generati secondo la specie di Dio, carne intrisa di cielo. ‘Cristo non ci ha dato nessun sistema di pensiero, nessuna teoria religiosa. Ci ha comunicato vita (Gv.10,10) e ha creato in noi l’anelito verso più grande vita’ (Giovanni Vannucci).

La mia fede è sapere e sentire di essere dentro una corrente inarrestabile, una energia di vita che mi raggiunge, mi avvolge, penetra, incalza, fa fiorire.

Siamo raggiunti da un flusso di vita incessante che sgorga da una sorgente più grande di noi, che è sempre disponibile, che non verrà mai meno.

Uno dei più antichi simboli cristiani è quello del pesce: allo stesso modo in cui il piccolo pesce è immerso nell’acqua, così il piccolo credente è immerso in Dio come nel suo ambiente vitale.

Credo nella vita come dono e come durata, come possibilità illimitata di elevazione, e non prestito effimero dominato dalla morte.

Credo nella possibilità di nascere di nuovo, ogni giorno.

Credo nella qualità e nella quantità della vita, nei suoi giorni e nella sua eternità. Credo nella gioia:l’umile gioia di vivere, la gioia di ogni stagione, di ogni amore, di ogni aurora, di ogni tramonto, di ogni volto, di ogni raggio di luce che parta dalla mente, dai sensi, dal cuore. (Giulio Bevilacqua).

Credo nell’uomo che, unico fra le creature, ha Dio nel sangue. Credo nell’amicizia, nella fedeltà e nei sogni del cuore.

Ho fiducia negli uomini, nel loro pensiero, nel valore della loro sterminata fatica. Credo anche in me stesso, nella capacità e nei talenti che mi ha affidato Colui che ha fatto in me cose meravigliose, come in santa Maria, la prima dei credenti.

Credo in me, un piccolo nulla cui il Padre ha regalato un cuore. Innestato nel Suo. Se ogni mattina, a ogni risveglio, sapessi ascoltare la sua voce che mi sussurra: ‘Io ti amo, io ti amo, io ti amo’, allora diventerei come un bambino preso in braccio, che anche se è sollevato da terra, anche se si trova in una posizione instabile, si abbandona felice e senza timore fra le braccia dei suoi genitori. E questa è la fede!

p.Ermes Ronchi

Annunci

Devi avere effettuato l'accesso per pubblicare un commento.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: