Fiaba africana

 

 

Tanto tempo fa viveva un vecchio sapiente di nome Ioro.

Dai quattro angoli della terra andavano gli uomini ad ascoltare le sue sagge parole. Quando lui capì che era giunto il punto di morte, convocò i suoi tre figli e a ciascuno, come eredità, consegnò un sacchetto.

Il primo conteneva polvere d’oro, il secondo liane intrecciate e il terzo solo sabbia. Per scoprire il significato di quei lasciti, i figli di loro decisero di andare alla ricerca di Demba, colui che da tutti era considerato onnisciente: si diceva che vivesse presso la sorgente del fiume sacro.

I tre giovani si misero in cammino. Attraversando la savana incontrarono un grosso ippopotamo, che aveva una tunica bianca, un cappellino rosso, e un rosario intorno al collo. Di fronte allo sguardo stupito dei ragazzi, l’ippopotamo si presentò così: ‘Mi vedete qui in questo stato, perché mi sono voluto allontanare dalla futilità del mondo, consacrando la mia vita a Dio’.

Detto ciò si ritirò, camminando all’indietro e facendo genuflessioni.

I giovani ripresero la strada di buona lena, ma a sera, stanchi morti, si sedettero appoggiati al tronco di un tamarindo.

Di lì videro passare un bufalo ricoperto di piaghe, che riusciva tuttavia a mantenere un’espressione lieta e serena.

Il mattino seguente il sole dardeggiava, rendendo l’aria irrespirabile, su un fazzoletto di terra arida, i ragazzi videro pascolare una vacca grassa, che si contentava di masticare quei pochi fili d’erba che si vedevano a malapena.

I tre proseguirono la marcia e dopo alcuni giorni, avanzando a tappe forzate, giunsero in una prateria erbosa e piena di canali ricchi di acqua fresca, dove, con atteggiamento ostile, sostava una vacca così magra che si poteva vedere il suo cuore pulsare fra le costole.

I giovani si allontanarono rapidamente, quando attraversò la loro strada una stupenda gazzella, che filava via liscia correndo su tre zampe.

Fu quella l’ultima strana apparizione prima di arrivare alle casupole che circondavano la sorgente del fiume sacro.

Lì chiesero di parlare col saggio Demba, e quando gli si parò dinanzi un ragazzetto di dieci anni rimasero di stucco.

E ancor più meravigliati restarono a sentire le spiegazioni che il piccolo Demba dette, circa il comportamento degli animali incontrati nella savana.

Egli così parlò: ‘L’ippopotamo era un re che, essendo stato spodestato, cerca di riconquistare il potere sfruttando la religione.

Il bufalo invece è uno spirito puro che nonostante la sofferenza fisica, riesce a stare in pace con il mondo.

La vacca grassa è l’immagine di un essere che sapendosi contentare di poco, ce la fa a vivere in salute.

Al contrario quella magra, non accontentandosi di niente, ha il cuore chiuso per tutti, ed è avara anche con se stessa.

La gazzella con tre zampe è la vita, che non è perfetta, ma comunque è bella’.

Poi Demba spiegò ai ragazzi che il sacco d’oro serviva a denunciare la pericolosa cupidigia alimentata dalle ricchezze.

Invece le liane intrecciate evocavano le ingiuste servitù ancora presenti nel mondo.

Infine il sacco pieno di sabbia ricordava l’obbligo a rispettare il pianeta su cui viviamo.

Prima di tornarsene a giocare coi suoi coetanei, Demba disse ai tre fratelli: ‘Voi pensavate di trovare un uomo saggio, invece avete trovato me.

Ricordate che la conoscenza è come un ago nel pagliaio: anche un bambino lo può trovare’.

 

Bint Ou Sall

Fiabe dell’Africa nera

Giovane Africa Edizioni

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