Dell’uso dei doni

Nato tra i pastori Gesù va verso l’acqua e i pescatori.

Al formaggio sostituirà i pesci e ne mangerà con appetito anche da risorto.

Gesù gioca con l’acqua che è la nostra consistenza, nostra vita cellula per cellula, perché noi siamo acqua prigioniera.

Chi la risparmia sarà risparmiato, chi la spreca, sprecato, chi la ferma con dighe, annegato, chi la sottrae agli altri sarà, come ruscello del Negev, prosciugato.

In una sera di pioggia se si spegne l’elettricità, si può ascoltare lo scroscio di abbondanza del cielo, i fiumi delle nuvole che spargono la piena sopra il suolo. Si può intendere l’immensità di spreco che governa la vita del pianeta.

Quell’acqua è precisamente manna, nutrimento assegnato alla crosta terrestre.

Quell’acqua è dono. Chi se ne appropria deve dimostrare di essere il padrone della sorgente, cioè delle nuvole, del vento, della neve.

 

Erri de Luca

Mestieri all’aria aperta

Feltrinelli

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