Msg 2 aprile 2015

MESSAGGIO A MIRJANA

2 APRILE 2015 

 

“Cari figli

ho scelto voi, apostoli miei, perché tutti portate dentro di voi qualcosa di bello. Voi potete aiutarmi affinché l’amore per cui mio Figlio è morto, ma poi anche risorto, vinca nuovamente.

 

Perciò vi invito, apostoli miei, a cercare di vedere in ogni creatura di Dio, in tutti i miei figli, qualcosa di buono e a cercare di comprenderli.

 

Figli miei, tutti voi siete fratelli e sorelle per mezzo del medesimo Spirito Santo. Voi, ricolmi d’amore verso mio Figlio, potete raccontare a tutti coloro che non hanno conosciuto questo amore ciò che voi conoscete.

 

Voi avete conosciuto l’amore di mio Figlio, avete compreso la Sua risurrezione, voi volgete con gioia gli occhi verso di Lui.

 

Il mio desiderio materno è che tutti i miei figli siano uniti nell’amore verso Gesù.

Perciò vi invito, apostoli miei, a vivere con gioia l’Eucaristia perché, nell’Eucaristia, mio Figlio si dona a voi sempre di nuovo e, col suo esempio, vi mostra l’amore e il sacrificio verso il prossimo.  Vi ringrazio”.

 

 

 

La Madonna era decisa nella sua intenzione di aiutarci. Mirjana ha detto che ha raccomandato tutti e che la Madonna ha benedetto tutti.

 

Gioia mia, Cristo è Risorto!

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Quando albeggia la Pasqua, l’uomo ridiventa la creatura che adora il mistero di quella Bontà, che costruisce sulle rovine del nostro egoismo.

Un sepolcro che si spalanca per lasciar passare la vita ci dà la certezza che l’ultima parola anche quaggiù è detta da Cristo.

 

dPrimo Mazzolari

L’invito di Papa Francesco, l’augurio per tutti noi!

Una Santa Pasqua di pace a tutti!

 

Sabato Santo

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“Ecce homo”, “Ecco l’uomo”: le parole di Pilato che indica Gesù martirizzato, sono state al centro della predica di padre Raniero Cantalamessa per la Celebrazione della Passione del Signore nella Basilica di San Pietro, alla presenza di Papa Francesco.

Quanti “Ecce homo” oggi nel mondo, ha affermato il predicatore della Casa pontificia, non bisogna dormire, non bisogna lasciarli soli”.

Ecce homo!  Numerosissime le opere che hanno ritratto Gesù in quelle condizioni. Padre Cantalamessa sceglie il dipinto di un pittore  fiammingo del secolo XVI, Jan Mostaert, per richiamare alla mente dei presenti quella immagine : Gesù ha in capo una corona di spine da cui scendono gocce di sangue. Ha la bocca semiaperta, come chi fa fatica a respirare. Sulle spalle gli è posto un mantello pesante. Ha i polsi legati, in una mano tiene una canna a modo di scettro e nell’altra un fascio di verghe: è l’uomo ridotto all’impotenza più totale, il prototipo di tutti gli ammanettati della storia e dice:

“Meditando sulla Passione, il filosofo Blaise Pascal scrisse un giorno queste parole: “Cristo è in agonia fino alla fine del mondo: non bisogna dormire durante questo tempo” (…  ) Gesú è in agonia fino alla fine del mondo in ogni uomo o donna sottoposti agli stessi suoi tormenti. “L’avete fatto a me!”, questa Sua parola, Egli non l’ha detta solo dei credenti in Lui; l’ha detta di ogni uomo e di ogni donna affamati, nudi, maltrattati, carcerati”.

Per una volta non pensiamo alle piaghe sociali, continua il predicatore della Casa pontificia: la fame, la povertà, l’ingiustizia, lo sfruttamento dei deboli. Pensiamo alle sofferenze dei singoli, delle persone con un nome e un’identità precise; alle torture decise a sangue freddo e inflitte volontariamente, in questo stesso momento, da esseri umani a un altri esseri umani, perfino a dei bambini.

 

 

“Quanti “Ecce homo” nel mondo! Mio Dio, quanti “Ecce homo”! Quanti prigionieri che si trovano nelle stesse condizioni di Gesù nel pretorio di Pilato: soli, ammanettati, torturati, in balia di militari rozzi e pieni di odio, che si abbandonano a ogni sorta di crudeltà fisica e psicologica, divertendosi a veder soffrire.

“Non bisogna dormire, non bisogna lasciarli soli!”

 

Ma l’esclamazione “Ecce homo!” , afferma padre Cantalamessa, non si applica solo alle vittime, ma anche ai carnefici. Vuole dire: ecco di che cosa è capace l’uomo! E ricorda i tanti cristiani perseguitati oggi come quei cristiani trucidati ieri dalla furia dei jihadisti somali in un campus universitario del Kenya.

“Gesù disse un giorno ai suoi discepoli: “Viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere onore a Dio”. Mai forse queste parole hanno trovato, nella storia, un compimento così puntuale come oggi”.

Ma come ai tempi delle persecuzioni dell’antica Roma la comunità cristiana ha sempre continuato a celebrare la Pasqua così, dice padre Cantalamessa, sarà per molti cristiani anche la Pasqua di questo anno, il 2015 dopo Cristo.

Gesú morì gridando: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” : il suo esempio propone ai discepoli una generosità infinita, commenta padre Cantalamessa che continua: ci verrebbe da dire: “Signore, ci chiedi l’impossibile!” .

Allora ci risponderebbe: Io non ho lasciato al mondo solo un insegnamento sulla misericordia, come hanno fatto tanti altri. Io sono anche Dio e ho fatto scaturire per voi dalla mia morte fiumi di misericordia. Da essi potete attingere a piene mani nell’anno giubilare della misericordia che vi sta davanti”.

Cristo ha vinto il mondo, vincendo il male del mondo. Gesù ha vinto la violenza non opponendo ad essa una violenza più grande, ma inaugurando un nuovo genere di vittoria. Sant’Agostino l’ha definito: “VINCITORE PERCHÉ VITTIMA”.

In Gesù sulla croce si realizza il piano originario del Padre che ha comandato di “non uccidere”:

Sul Calvario egli pronuncia un definitivo “No!” alla violenza, opponendo ad essa, non semplicemente la non-violenza, ma, di più, il perdono, la mitezza e l’amore. Se ci sarà ancora violenza, essa non potrà più, neppure remotamente, richiamarsi a Dio e ammantarsi della sua autorità. Farlo significa far regredire l’idea di Dio a stadi primitivi e grossolani, superati dalla coscienza religiosa e civile dell’umanità”.

Padre Cantalamessa ricorda infine i martiri di Cristo come i 21 cristiani copti  di recente uccisi dall’Isis in Libia, morti mormorando il nome di Gesú, per concludere con una preghiera:

“Signore Gesù Cristo, ti preghiamo per i nostri fratelli di fede perseguitati, e per tutti gli “Ecce homo” che ci sono, in questo momento, sulla faccia della terra, cristiani e non cristiani. Maria, sotto la croce tu ti sei unita al Figlio e hai mormorato dietro di lui: “Padre, perdona loro!”: AIUTACI A VINCERE IL MALE CON IL BENE, non solo sullo scenario grande del mondo, ma anche nella vita quotidiana, dentro le stesse mura di casa nostra”.

p.Raniero Cantalamessa

3 aprile 2015 Passione del Signore

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Foto dal sito http://www.amordei.it

Beato Angelico

Le due Pasque

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‘Anche il povero ha la sua Pasqua.

‘Chi fu sepolto col Cristo, col Cristo risorgerà’.

I due motivi si intrecciano sul mio Calvario e le luci delle due Pasque si confondono.

La Pasqua del Cristo è la garanzia della Pasqua del povero perché l’una e l’altra sono la Pasqua del povero.

Egli è venuto per insegnarcene la strada e anticipare i nostri destini’.

 

dPrimo Mazzolari

Foto da Vaticaninsider

 

Il prezzo

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‘Non dimenticate a qual prezzo siete stati affrancati: non vogliate farvi di nuovo schiavi degli uomini’ (s.Paolo).

Io conto più del mondo intero perché c’è una goccia del sangue di Gesù sulla mia anima.

Io debbo rispettare la goccia di sangue che impreziosisce infinitamente anche l’ultimo degli uomini.

Il sangue di Cristo non si vende: il sangue di Cristo non si compera: il sangue di Cristo non deve essere tradito né calpestato.

La mia libertà di redento è sovra tutte le ragioni di stato, sovra tutte le mie necessità. Prima di ogni bandiera, fu innalzata su di me la croce del Signore.

Anche se me la strappo, se qualcuno me la strappa, quel vuoto è sempre il limite infrangibile della voracità del sensuale, del tiranno, dell’avaro.

Non è l’uomo che difende l’uomo: Dio solo è il nostro vindice e il nostro custode: quel Dio che bagnò col Suo sangue i confini di tutte le libertà.

 

dPrimo Mazzolari

 

Chi crede

 

 

PENTAX ImageCHI CREDE non ha fretta.

Chi crede non mendica le briciole degli uomini per la cattedrale dell’Eterno.

Chi crede non si meraviglia né protesta se lo incoglie la persecuzione de’ lontani e de’ vicini.

Chi crede sa che il regno dei cieli patisce violenza e che solo i violenti lo rapiscono.

Chi crede sa che il deserto può fiorire in una notte e che il giardino può essere all’istante deserto.

Chi crede sa che i giorni del bene sono come i giorni del seminatore, ‘ibant e flebant ..’.

Chi crede sa che la potenza si esalta nella debolezza.

 

Quale potenza manifesta Gesù in Croce! …

 

I piedi non possono più portarLo verso gli sventurati, né le Sue mani toccare gli occhi dei ciechi, né le Sue parole raccogliere intorno a sé la moltitudine stupita e neppure il Suo sguardo sconvolgere il fondo delle coscienze e rivelare all’uomo tutto se stesso.

Ma sulla croce, dove ha rinunciato ad ogni potenza esteriore, Egli è più potente che mai: esempio e promessa al tempo stesso della potenza del povero quando, come Gesù Cristo, si trova ridotto alla sola sua croce.

 

donPrimo Mazzolari

Immagine dal sito http://www.peterapostle.tumblr.com

 

 

 

TUTTO

TUTTO GLI HANNO TOLTO: la Sua libertà, i Suoi amici, il Suo vigore.

Adesso Gli tolgono anche il decoro del Suo corpo. Nudo e spoglio viene esposto al ludibrio. Ogni insolente Lo può guardare e deridere.

Tutti coloro che un giorno Lo avevano stimato un grande profeta, che Lo avevano esaltato come messia, amici, estranei, tutto il popolo Lo vedono nella Sua umiliazione.

L’animo di Gesù è forte, profondo, indicibilmente nobile e fine; tutto delicato e vivo il Suo senso dell’onore.

Come fiamme di fuoco Lo copre la vergogna.

Ma Egli resta fermo nella volontà di Dio e resiste.

 

Signore,

fa che quest’ora amara mi sia presente,

se un giorno il mio onore fosse in causa.

Quando qualcuno non riconoscesse la mia intenzione

e mi attribuisse ingiusti moventi.

Quando mi calunniassero e ledessero il mio buon nome.

Perfino se coloro che mi rinnegano

fossero quelli che mi sono vicini

e dovrebbero sapere come la penso.

Tu hai patito una vergogna

così indicibile per me. Per questo sacrificio

rendimi forte in tali momenti.

Dio conosce la verità; voglio pormi in essa.

Voglio pensare che il mio onore è nelle Sue mani

e che Egli mi giustificherà nel tempo giusto.

Non lasciare che divenga impaziente,

non permettere che ripaghi con ugual moneta,

critichi, giudichi, perfino sospetti colui

che ha leso il mio onore.

Aiutami a restare giusto e tranquillo

e ad aver fiducia in Te.

 

Romano Guardini

 

 

Per amor di Cristo

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Mentre nelle chiese di Firenze si celebrava il Venerdì Santo, una voce corse per le vie come un lampo: ‘hanno ammazzato il figlio di Gualberto dei Visdomini!’.

Nella casa antica e ricchissima messer Gualberto ricevette con cupa disperazione la notizia.

‘E’ avvenuta una rissa – gli diceva un servo in livrea scampato per miracolo all’eccidio – ci hanno circondati e, prima che potessimo renderci conto di quel che accadeva, il vostro nemico  si gettò sul vostro figlio e lo trafisse’.

Ser Gualberto si strappò il farsetto di velluto, si percosse con violenza la testa ed il petto e scoppiò in un pianto disperato.

Il suo secondo figlio, Giovanni, era accanto a lui.

Con occhi torvi cinse la spada al fianco, fece un cenno ai suoi scudieri e disse al padre: ‘Vado a vendicarvi’.

La piccola schiera armata uscì fuori di Porta San Miniato, imboccò la strada che si inerpicava tra gli ulivi e i cipressi. La casa del nemico era poco distante.

Ad una svolta videro un’ombra che cercò di fuggire. Gli furono sopra.

Giovanni non seppe mai perché in quell’ora l’uccisore di uso fratello si trovasse solo e fuori casa. Forse non aveva creduto possibile una vendetta così fulminea.

Giovanni circondato dai suoi, gli fu addosso e l’assassino con il terrore negli occhi non ebbe nemmeno la forza di gridare, solo trovò la forza per sussurrare:

‘Per amor di Cristo…’.

E Giovanni in quell’uomo dalle braccia spalancate che aspettava la morte, vide Gesù. Era il Venerdì Santo … la sua mano esitò, poi, con gesto rapido gettò lontano la spada e fissando il suo nemico ripetè: ‘Per amor di Cristo..’.

Poi solo salì alla Chiesa di San Miniato che risplendeva sul collo.

Dentro nell’ombra delle severe arcate romaniche un’altra figura apriva le braccia, la figura di un grande Crocifisso morente.

Giovanni si inginocchiò e guardandolo capì di non essere stato un vile perché anche Lui, il Cristo, aveva perdonato; si gettò allora ai piedi di un sacerdote che aveva ancora i tratti del Signore con le braccia spalancate e quel volto, quel perdono e quell’amore per tutti quelli che il Signore gli aveva fatto incontrare.

Ritiratosi nella foresta toscana di Vallombrosa fondò tra gli alberi l’Abbazia che ancora custodisce il suo corpo.

Siamo all’inizio della Settimana Santa, dando la mano a Maria, Maestra di vita spirituale, stiamo con Lei presso la Croce, guardiamo Gesù e lasciamoci guardare da Lui e torniamo a imparare la magnifica lezione del perdono.

Ne abbiamo tutti un gran Bisogno!

 

dG. Alba