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La Speranza cristiana – 33. Educare alla speranza

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La catechesi di oggi ha per tema: “educare alla speranza”. E per questo io la rivolgerò direttamente, con il “tu”, immaginando di parlare come educatore, come padre a un giovane, o a qualsiasi persona aperta ad imparare.
Pensa, lì dove Dio ti ha seminato, spera! Sempre spera.

Non arrenderti alla notte: ricorda che il primo nemico da sottomettere non è fuori di te: è dentro. Pertanto, non concedere spazio ai pensieri amari, oscuri. Questo mondo è il primo miracolo che Dio ha fatto, e Dio ha messo nelle nostre mani la grazia di nuovi prodigi. Fede e speranza procedono insieme. Credi all’esistenza delle verità più alte e più belle. Confida in Dio Creatore, nello Spirito Santo che muove tutto verso il bene, nell’abbraccio di Cristo che attende ogni uomo alla fine della sua esistenza; credi, Lui ti aspetta.

Il mondo cammina grazie allo sguardo di tanti uomini che hanno aperto brecce, che hanno costruito ponti, che hanno sognato e creduto; anche quando intorno a sé sentivano parole di derisione.
Non pensare mai che la lotta che conduci quaggiù sia del tutto inutile.

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Autunno

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I giorni del tempo sospeso del tempo rallentato
dei sottofondi dai suoni attutiti
dei ricordi che si dilatano cercando la loro collocazione nell’anima
nel disegno preciso visto dall’Alto

Il tempo dell’interiorizzazione degli eventi
dei momenti che non si incastrano nella storia perché appoggiati in fretta nel posto sbagliato
o nell’impotenza di collocarli altrove
il tempo della verità della resa

perché nelle foglie che cadono
nei rami spogliati
nelle luci avvolgenti dei tramonti infuocati
sappiamo che nelle ‘cose che vanno’ è anche la nostra storia che passa
che ci interpella
attende risposte
e da noi
domande vere.

 

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Buon Autunno a tutti

 

[ Le immagini da everlastingjesus.tumblr.com e pagewoman.tumblr.com ]


GUARISCILI …

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Immagine da theangelicarmy.tumblr.com


I dimenticati

Bisognerebbe scrivere il libro dei dimenticati: le persone a cui nessuno bada, anzi, che in genere vengono evitate, come avessero un marchio d’insignificanza, un grigiore intrinseco, invincibile, l’assoluta incapacità di emergere sul palcoscenico del mondo. Li riconosci perché stanno in silenzio, come se non avessero diritto alla parola, e in disparte, perché attenti a non […]

via I dimenticati — La poesia e lo spirito


Signum in montibus

«La decisione che sembrava impossibile è stata presa»; una voce fuori campo legge alcuni passi del diario di frèreChristophe Lebreton: è uno dei momenti più commoventi di Signum in montibus, sacra rappresentazione in musica e immagini dedicata ai sette trappisti rapiti e uccisi in Algeria nella primavera del 1996.

«Io sono suo — scrive Christophe, il più giovane dei monaci del convento nel suo diario — e seguo le sue orme. Vado verso la mia piena verità pasquale. Vi dico, in piena verità, tutto va bene. La fiamma si è piegata, la luce si è inclinata (…) Posso morire. Eccomi qui».
Il titolo del dvd — pubblicato dall’associazione Cortona cristiana su etichetta Angelicum nel 2013 — prende spunto dalla scritta in latino, “Segno sulle montagne”, posta sullo stemma del monastero di Notre-Dame de l’Atlas di Tibhirine. Una profezia realizzata oltre ogni possibile progetto umano: a più di vent’anni di distanza dal loro martirio, la testimonianza dei monaci è più viva che mai.

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La loro storia è stata raccontata nel 2010 dal film di Xavier Beauvois ed Étienne Comar Uomini di Dio, che ha messo d’accordo pubblico e critica, e ha avuto il plauso anche di frère Jean-Pierre, uno dei due cistercensi sopravvissuti. «Questo film — ha detto il padre, ringraziando i registi — mi ha profondamente toccato. Di quegli anni conservo soprattutto il ricordo di una piccola comunità fraterna, il lavoro in comune, la preghiera delle ore. È stata una grande emozione rivivere tutto questo nel film, che trasmette un messaggio vero, anche se i dettagli del racconto non sono tutti esatti. Ma questo non ha importanza. L’essenziale è che la pellicola restituisca in maniera autentica il senso della nostra presenza lì. E poi, in tutto il film, c’è questa presenza di Dio e questo abbandono a Lui, che dice molto bene l’essenza della nostra vita monastica».

La grande bellezza che irradia da questo film, continua frère Jean-Pierre, «mi ha confermato nella convinzione che la scomparsa dei fratelli non sia stata inutile.
LA MORTE DEI SANTI È SEME DI CRISTIANI.
La loro scomparsa ha creato dei legami, e non cessa di crearne, di là di ogni frontiera. Qui, a Midelt in Marocco, la nostra cuoca, Ba’ha, una berbera musulmana, ha voluto guardare Uomini di Dio. Gliene abbiamo prestata una copia, così come ad altri membri della sua famiglia. Sono stati impressionati da quanto hanno visto. Anche altri vicini ce l’hanno chiesto. Insomma, il dvd diviene uno strumento formidabile per continuare il dialogo con i musulmani».
Anche la meditazione per musica e immagini Signum in montibus vuole aiutare lo spettatore a inoltrarsi nel mistero dell’abbandono a Dio, cuore della vita monastica, facendoci conoscere più da vicino Bruno, Célestin, Christian, Christophe, Luc, Michel e Paul. Uomini molto diversi l’uno dall’altro per età, storia, mentalità, temperamento: Luc è un anziano medico, Michel un ex operaio fresatore, Paul è stato idraulico e ufficiale paracadutista, Christophe è un ex sessantottino quarantacinquenne impetuoso e inquieto, Célestin è stato per molti anni prete diocesano a Nantes e, dopo le intimidazioni dei terroristi del Natale 1993, deve convivere con sei by-pass coronarici.
Uomini che condividono il tempo del lavoro e il tempo del riposo e scherzano sul loro destino annunciato se non accetteranno di andarsene — «Ma non c’è un modo per salvare la pelle e andare in paradiso lo stesso?» dice frère Paul durante una riunione con i confratelli. Uomini “normali” che discutono e litigano tra loro, certi di essere stati con-vocati, chiamati insieme da Dio a collaborare al suo misterioso progetto di salvezza.

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La musica, sempre presente, alterna temi inediti, liriche per canto in lingua francese, motivi solistici in duo con la parola, canti gregoriani e canti conventuali intonati dalla Corale Zefferini di Cortona, parti in prosa scritte da Augusta Tescari e dal poeta Giovanni Costantini. Alle immagini degli esecutori dei brani musicali si alternano le foto dei trappisti uccisi, custodite dall’abbazia di Aiguebelle (da cui dipendeva la sede algerina di Tibhirine) oltre a scorci di interni delle chiese italiane — San Domenico a Cortona e Santa Giustina a Padova — dove il video è stato girato.
Tanti, troppi ingredienti, di ottima qualità se presi singolarmente, ma non ben amalgamati gli uni con gli altri. Nel linguaggio video less is more e alternare troppi elementi di origine diversa rischia di indebolire la forza scabra, semplice, dirompente del messaggio originale.
Sarebbe stato sufficiente far scorrere una dopo l’altra le foto del monastero, lasciando allo sguardo dello spettatore il tempo di posarsi con calma sul paesaggio intorno a Notre-Dame de l’Atlas, sui campi resi prosperi e fertili dalla presenza del carisma cistercense (in lingua berbera Tibhirine significa “giardino”) limitando musica e letture alla sola dimensione audio, come colonna sonora. Basta guardare i volti sorridenti dei monaci per capire che — come ha scritto Papa Francesco nella prefazione a un libro recentemente uscito in Francia —
«GLI ASSASSINI NON HANNO TOLTO LORO LA VITA: L’AVEVANO DONATA PRIMA».

News.va

 

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E prima dello splendido film ‘Uomini di Dio’, era uscito l’altrettanto imperdibile libro ‘Più forti dell’odio’


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M’insegnasti ad attendere da sola –
l’appuntamento ferma ho rispettato –
a sopportare il fato m’insegnasti –
anche questo ho imparato –

Un’altezza di morte, non più amara
di quanto già la vita fosse stata
nei suoi divieti –
ma ancora un’altra scienza ho da imparare –

capire il Cielo che conosci tu –
che tu non debba vergognarti –
al fulgido cospetto di Gesù –
se fossi dall’altra mano –

Emily Dickinson
Immagine da theenchantedcove.tumblr.com/archive


Vangeli tascabili (prefazione)

WP_20170817_041Nonostante le apparenze, caro amico e amica, quello che stai sfogliando non è un libro. Sì, insomma, lo è quanto a formato, copertina, pagine inchiostrate e materiale cartaceo di cui è fatto, seppur un po’ rimpicciolito rispetto alle misure standard.
Però, lo ribadisco, non è un libro.
E se non lo è, tantomeno assomiglia a un ricettario di cucina, un manuale delle giovani marmotte o un galateo sacro a uso e consumo delle nostre aspirazioni alla perfezione. Non è semplicemente la brochure con le istruzioni per l’uso della fede.
E non si legge dal principio alla fine e poi basta, come se fosse un romanzo.
Intanto si fregia di un titolo alquanto insolito: ‘Vangelo’, che in greco significa ‘bella notizia’.
Non te lo avevo detto che non era solo un libro? Una buona notizia non vorremmo forse ascoltarla sempre, senza stancarci?

Questo non è nemmeno un e-book. E’ materiale palpabile.
Le pagine frusciano e crepitano, a seconda della velocità con cui vengono girate. Si spiegazza, soprattutto ai bordi. Si può sottolineare con la matita. Emana un odore caratteristico, che si modificherà nel tempo. Nello stesso trascorrere del tempo si usurerà, invecchierà. Probabilmente alla fine, dopo tanti onorati anni di servizio, si sfascerà pure. Migrando in un misterioso cimitero dei libri.
Del resto, non è fatto per starsene comodamente impilato tra altri libri in una tranquilla libreria domestica.
No, davvero, non è un libro.
Perché è una persona, di cui quattro persone narrano le vicende che la vedono coinvolta con centinaia di altre persone. E, ultima arrivata, c’è una persona in più: tu che lo stai leggendo.
E con te, persino contemporaneamente a te, migliaia di altre persone nel mondo.

Quello che hai tra le mani non è un libro. E’ Gesù Cristo.
Al punto che san Girolamo, tanti secoli fa poteva affermare: ‘Ignoratio Scripturarum, ignoratio Christi est’, non conoscere le Scritture, è un po’ come non conoscere Cristo.
Nel Vangelo ti imbatti nella storia di uomini e donne, ragazzi e bambini, malati e peccatori, credenti e indemoniati, con le loro vicende a volte tristi e a volte gioiose, le loro domande e speranze, le loro paure e sentimenti. Nella storia di come la loro vita sia radicalmente cambiata dall’incontro con Gesù Cristo.
A partire dai ‘fantastici quattro’ che queste vicende le hanno poi raccontate e messe per iscritto: gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Un libro lo sfogli, puoi pure studiartelo. Poi però lo richiudi e lo metti via da qualche parte.
Puoi decidere che cosa leggere o quali pagine saltare bellamente. Anche andare direttamente alla fine, evitando tutto quello che di faticoso sta nel mezzo.

Una persona, Gesù, no. Puoi solo seguirla, affidare a lei la rotta della tua vita. Cercare di calcarne con fiducia le orme. Fargli delle domande, ma aspettare pazientemente le risposte. Senza pretendere che ti dia sempre ragione.

Un libro allieta alcune ore della tua giornata. Con Gesù hai l’opportunità di crescere, assieme a Lui, a mano a mano che ne sfogli il Vangelo: ‘Scriptura crescit cum legente’ esclamava un altro padre della Chiesa. Gregorio Magno, la parola di Dio cresce assieme a colui che la legge. E viceversa.

Farcire la vita di parole di Dio …
‘E’ cosa buona avere un piccolo Vangelo e portarlo con noi in tasca, nella borsa e leggerne un piccolo passo in qualsiasi momento della giornata. Lì è Gesù che ci parla, nel Vangelo!’. Papa Francesco, 16 marzo 2014

E’ vero: è un ‘piccolo’ Vangelo, con poche pretese. Ha tutta l’essenzialità, la minorità, la povertà e la piccolezza di Gesù. E’ fragile, come lo era Gesù Bambino o come lo è l’Eucarestia, e come loro sta tutto tra le tue mani.
Tant’è che san Francesco può ugualmente esclamare: ‘Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio!’.
E’ un Vangelo ‘da viaggio’, da infilarsi comodamente in tasca o nello zainetto. Da tirare fuori in metropolitana o mentre si aspetta l’autobus. A cui poter ricorrere in ogni istante, senza controindicazioni. Talvolta basta anche solo toccarlo, e sapere che Lui è lì.
E’ un Vangelo ‘da compagnia’. La compagnia della Chiesa, che ce l’ha trasmesso. La compagnia di tanti cristiani che anche a proprio rischio lo leggono, lo meditano e cercano di viverlo.
La compagnia di tanti santi, come Antonio di Padova, che al Vangelo ha dedicato tutto se stesso, e la sua lingua!
Ma soprattutto, è la compagnia di Gesù alla nostra vita di ogni giorno.

Un frate francescano
Edizioni Messaggero Padova

 


Sulla strada che porta a Te

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Ti imploriamo Spirito Santo,
di versare come un buon samaritano la medicina della Tua misericordia
sulle ferite della nostra anima.
Fasciale con le bende della Tua grazia,
carica il nostro spirito sul giumento dell’obbedienza,
portaci al rifugio della conversione,
additaci alla custodia della contrizione di spirito,
perché rimaniamo a lungo sotto le Tue cure,
finchè, con il denaro della vera penitenza,
recuperiamo la salvezza perduta.
E, dopo averla ritrovata,
fa’ che possiamo avere la forza di ritornare sulla strada che porta a Te.
Con il Tuo aiuto,
Tu che con il Padre e il Figlio vivi e regni
unico Dio per i secoli eterni. Amen.

s.Antonio di Padova

Immagine da caelumsidereum.tumblr.com/archive

 


 

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“Cari figli, chi meglio di Me potrebbe parlarvi dell’amore e del dolore di mio Figlio?
Ho vissuto con Lui, ho sopportato con Lui, vivendo la vita terrena, ho provato dolore perché fui madre.
Mio Figlio ha amato i pensieri e le opere del Padre Celeste, il Dio vero, e come mi diceva è venuto a redimervi.

Io ho nascosto il mio dolore con l’amore e voi, figli miei, avete numerose domande, non comprendete il dolore, non comprendete che tramite l’Amore di Dio dovete accettare il dolore e sopportarlo.
Tutte le persone lo proveranno in misura minore o maggiore, ma affrontato con la pace nel cuore e in stato di grazia, c’è speranza.

Questo è mio Figlio, Dio, nato da Dio.
Le Sue parole sono seme di vita eterna e seminate nelle anime buone portano molto frutto.

Mio Figlio ha portato il dolore perché ha preso su di sé i vostri peccati.
Perciò voi, figli miei, apostoli del mio amore, voi che sopportate, sappiate che il vostro dolore diventerà luce e gloria.
Figli miei, mentre sopportate il dolore, mentre soffrite, il Cielo entra in voi,
e voi, a tutti coloro che vi circondano, date un po’ di Cielo e molta speranza.
Vi ringrazio”.

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Del salire

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Da praticante di scalate, so che una cima raggiunta esaudisce un desiderio quanto lo esaurisce.
Mentre lo porta al colmo, anche lo svuota.
Il guadagno e la perdita coincidono. Succede anche coi libri e con chissà quante altre faccende.
Resta il residuo incenerito di una lettura, di un desiderio, concime del seguente.

Erri de Luca
Il più e il meno

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