TUTTO

TUTTO GLI HANNO TOLTO: la Sua libertà, i Suoi amici, il Suo vigore.

Adesso Gli tolgono anche il decoro del Suo corpo. Nudo e spoglio viene esposto al ludibrio. Ogni insolente Lo può guardare e deridere.

Tutti coloro che un giorno Lo avevano stimato un grande profeta, che Lo avevano esaltato come messia, amici, estranei, tutto il popolo Lo vedono nella Sua umiliazione.

L’animo di Gesù è forte, profondo, indicibilmente nobile e fine; tutto delicato e vivo il Suo senso dell’onore.

Come fiamme di fuoco Lo copre la vergogna.

Ma Egli resta fermo nella volontà di Dio e resiste.

 

Signore,

fa che quest’ora amara mi sia presente,

se un giorno il mio onore fosse in causa.

Quando qualcuno non riconoscesse la mia intenzione

e mi attribuisse ingiusti moventi.

Quando mi calunniassero e ledessero il mio buon nome.

Perfino se coloro che mi rinnegano

fossero quelli che mi sono vicini

e dovrebbero sapere come la penso.

Tu hai patito una vergogna

così indicibile per me. Per questo sacrificio

rendimi forte in tali momenti.

Dio conosce la verità; voglio pormi in essa.

Voglio pensare che il mio onore è nelle Sue mani

e che Egli mi giustificherà nel tempo giusto.

Non lasciare che divenga impaziente,

non permettere che ripaghi con ugual moneta,

critichi, giudichi, perfino sospetti colui

che ha leso il mio onore.

Aiutami a restare giusto e tranquillo

e ad aver fiducia in Te.

 

Romano Guardini

 

 

Per amor di Cristo

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Mentre nelle chiese di Firenze si celebrava il Venerdì Santo, una voce corse per le vie come un lampo: ‘hanno ammazzato il figlio di Gualberto dei Visdomini!’.

Nella casa antica e ricchissima messer Gualberto ricevette con cupa disperazione la notizia.

‘E’ avvenuta una rissa – gli diceva un servo in livrea scampato per miracolo all’eccidio – ci hanno circondati e, prima che potessimo renderci conto di quel che accadeva, il vostro nemico  si gettò sul vostro figlio e lo trafisse’.

Ser Gualberto si strappò il farsetto di velluto, si percosse con violenza la testa ed il petto e scoppiò in un pianto disperato.

Il suo secondo figlio, Giovanni, era accanto a lui.

Con occhi torvi cinse la spada al fianco, fece un cenno ai suoi scudieri e disse al padre: ‘Vado a vendicarvi’.

La piccola schiera armata uscì fuori di Porta San Miniato, imboccò la strada che si inerpicava tra gli ulivi e i cipressi. La casa del nemico era poco distante.

Ad una svolta videro un’ombra che cercò di fuggire. Gli furono sopra.

Giovanni non seppe mai perché in quell’ora l’uccisore di uso fratello si trovasse solo e fuori casa. Forse non aveva creduto possibile una vendetta così fulminea.

Giovanni circondato dai suoi, gli fu addosso e l’assassino con il terrore negli occhi non ebbe nemmeno la forza di gridare, solo trovò la forza per sussurrare:

‘Per amor di Cristo…’.

E Giovanni in quell’uomo dalle braccia spalancate che aspettava la morte, vide Gesù. Era il Venerdì Santo … la sua mano esitò, poi, con gesto rapido gettò lontano la spada e fissando il suo nemico ripetè: ‘Per amor di Cristo..’.

Poi solo salì alla Chiesa di San Miniato che risplendeva sul collo.

Dentro nell’ombra delle severe arcate romaniche un’altra figura apriva le braccia, la figura di un grande Crocifisso morente.

Giovanni si inginocchiò e guardandolo capì di non essere stato un vile perché anche Lui, il Cristo, aveva perdonato; si gettò allora ai piedi di un sacerdote che aveva ancora i tratti del Signore con le braccia spalancate e quel volto, quel perdono e quell’amore per tutti quelli che il Signore gli aveva fatto incontrare.

Ritiratosi nella foresta toscana di Vallombrosa fondò tra gli alberi l’Abbazia che ancora custodisce il suo corpo.

Siamo all’inizio della Settimana Santa, dando la mano a Maria, Maestra di vita spirituale, stiamo con Lei presso la Croce, guardiamo Gesù e lasciamoci guardare da Lui e torniamo a imparare la magnifica lezione del perdono.

Ne abbiamo tutti un gran Bisogno!

 

dG. Alba

25 marzo 2015

MESSAGGIO 25 MARZO 2015

a Marija Pavlovic

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“Cari figli! Anche oggi l’Altissimo mi ha permesso di essere con voi e di guidarvi sul cammino della conversione.

Molti cuori si sono chiusi alla grazia e non vogliono dare ascolto alla mia chiamata.

Voi figlioli, pregate e lottate contro le tentazioni e contro tutti i piani malvagi che satana vi offre tramite il modernismo.

Siate forti nella preghiera e con la croce tra le mani pregate perché il male non vi usi e non vinca in voi.

Io sono con voi e prego per voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Quando ti senti veramente solo …

Quann’ero ragazzino, mamma mia me diceva:

‘Ricordate, fijolo, quanno te senti veramente solo

tu prova a recità ‘n Ave Maria.

L’anima tua da sola spicca er volo

e se solleva come pe’ maggia’.

 

Ormai so’ vecchio, er tempo m’è volato,

da un pezzo s’è addormita la vecchietta,

ma quer consijo nun l’ho mai scordato.

Come me sento veramente solo

io prego la Madonna benedetta

e l’anima da sola pija er volo.

 

Trilussa

 

La ripetizione delle azioni e delle parole rappresenta gran parte della vita di ciascuno.

Tuttavia,nessun gesto e nessuna parola sono mai uguali a se stessi.

Vi è in essi una irrepetibilità, che dovrebbe essere percepita come appello rivolto alla nostra responsabilità.

Ma azione ricorrente per noi non è il progresso verso il bene, ma il ricadere nella rete delle debolezze …

Il nostro camminare assomiglia a un ricadere all’indietro, risospinti dal peso di abitudini acquisite nel corso del tempo e sovente assecondate.

In questo contesto la cosa più difficile non è prendere una seria determinazione di cambiamento, ma perseverare nel fragile sforzo di superare condizionamenti e resistenze, che bloccano ogni seria volontà del progresso.

La cosa più difficile non è tanto rialzarsi, ma credere nella reale possibilità di cambiamento, che vinca finalmente quella sterile ripetizione di gesti e parole di morte.

 

don Alessandro de Sortis

 

Caro san Giuseppe …

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O San Giuseppe,

sposo della Beata Vergine Maria e responsabile

della famiglia di Nazareth,

tu che conosci le difficoltà e i problemi

a cui vanno incontro le famiglie,

dona a tutti i coniugi una grande capacità

di comprensione e di rispetto reciproco,

uno spirito di pazienza e di dialogo

per leggere sempre, con gli occhi della fede,

gli avvenimenti della vita;

dona agli sposi la grazia di vivere,

ogni giorno, con serenità e fiducia,

spendendo tutte le forze

per il bene dei figli e della famiglia.

Mai come oggi, questo tesoro

che è la famiglia, è minacciata

nei suoi valori più profondi ed è tentata

di tradire lo scopo per cui Dio l’ha istituita.

Mai come oggi, ha bisogno del tuo aiuto:

liberala da ogni male, dalla noia e dall’indifferenza,

e soprattutto dal cancro della disgregazione,

aiutala a rimanere sempre unita e a vivere

nella serenità, nell’amore e nella pace,

sotto lo sguardo benedicente di Dio.

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E tu? Chi sei?

La Quaresima è tempo propizio per chiedere al Signore, «per ognuno di noi e per tutta la Chiesa», la «conversione alla misericordia di Gesù».

Troppe volte, infatti, i cristiani «sono specialisti nel chiudere le porte alle persone» che, fiaccate dalla vita e dai loro errori, sarebbero invece disposte a ricominciare, «persone alle quali lo Spirito Santo muove il cuore per andare avanti».

 

 

La legge dell’amore è al centro della riflessione che Papa Francesco ha svolto, nella messa di martedì 17 marzo a Santa Marta, a partire dalla liturgia del giorno.

Una parola di Dio che parte da un’immagine: «L’ACQUA CHE RISANA».

 

Nella prima lettura il profeta Ezechiele (47, 1-9.12) parla infatti dell’acqua che scaturisce dal tempio, «un’acqua benedetta, l’acqua di Dio, abbondante come la grazia di Dio: abbondante sempre».

Il Signore, infatti, ha spiegato il Papa, è generoso «nel dare il Suo amore, nel risanare le nostre piaghe».

 

 

L’acqua torna nel vangelo di Giovanni (5, 1-16) dove si narra di una piscina — «in ebraico si chiamava betzaetà» — caratterizzata da «cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi: ciechi, zoppi e paralitici». In quel luogo, infatti, «c’era una tradizione» secondo la quale «di volta in volta, scendeva dal cielo un angelo» a muovere le acque, e gli infermi «che si buttavano lì» in quel momento «venivano risanati».

Perciò, ha spiegato il Pontefice, «c’era tanta gente».

E perciò si trovava lì anche «un uomo che da trentotto anni era malato». Era lì che aspettava, e a lui Gesù domandò: «Vuoi guarire?». Il malato rispose: «Ma, Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita, quando viene l’angelo. Mentre, infatti, sto per andarvi, un altro scende prima di me».

 

A Gesù, cioè, si presenta «un uomo sconfitto» che «aveva perso la speranza». Ammalato, ma — ha sottolineato Francesco — «non solo paralitico»: era infatti ammalato di un’«altra malattia tanto cattiva», l’accidia.

 

 

«È l’accidia che lo rendeva triste, pigro» ha notato. Un’altra persona avrebbe infatti «cercato la strada per arrivare in tempo, come quel cieco a Gerico che gridava, gridava, e volevano farlo tacere e gridava di più: ha trovato la strada».

 

Ma lui, prostrato dalla malattia da trentotto anni, «non aveva voglia di guarirsi», non aveva «forza». Allo stesso tempo, aveva «amarezza nell’anima: “Ma l’altro arriva prima di me e io sono lasciato da parte”». E aveva «anche un po’ di risentimento». Era «davvero un’anima triste, sconfitta, sconfitta dalla vita».

 

 

«Gesù ha misericordia» di quest’uomo e lo invita: «Alzati! Alzati, finiamo questa storia; prendi la tua barella e cammina».

 

Francesco ha quindi descritto la scena seguente: «All’istante quell’uomo guarì e prese la sua barella e incominciò a camminare, ma era tanto ammalato che non riusciva a credere e forse camminava un po’ dubitante con la sua barella sulle spalle».

A questo punto entrano in gioco altri personaggi: «Era sabato e cosa trova quell’uomo? I dottori della legge», i quali gli chiedono: «Ma perché porti questo? Non si può, oggi è sabato». È l’uomo a rispondere: «Ma tu sai, sono stato guarito!». E aggiunge: «E quello che mi ha guarito, mi ha detto: “porta la tua barella”».

 

Accade quindi un fatto strano: «questa gente invece di rallegrarsi, di dire: “Ma che bello! Complimenti!”», si chiede: «Ma chi è quest’uomo?». I dottori, cioè, cominciano «un’indagine» e discutono: «Vediamo cosa è successo qui, ma la legge… Dobbiamo custodire la legge».

 

L’uomo, da parte sua, continua a camminare con la sua barella, «ma un po’ triste». Ha commentato il Papa: «Io sono cattivo, ma alcune volte penso a cosa sarebbe successo se quest’uomo avesse dato un bell’assegno a quei dottori. Avrebbero detto: “Ma, vai avanti, sì, sì, per questa volta vai avanti!”».

 

 

Continuando nella lettura del Vangelo, si incontra Gesù che «trova quest’uomo un’altra volta e gli dice: “Ecco, sei guarito, ma non tornare indietro — cioè non peccare più — perché non ti accada qualcosa di peggio. Vai avanti, continua ad andare avanti”». E quell’uomo va dai dottori della legge, per dire: «La persona, l’uomo che mi ha guarito si chiama Gesù. È quello». E si legge: «Per questo i giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato». Di nuovo ha commentato Francesco: «Perché faceva il bene anche il sabato, e non si poteva fare».

 

 

Questa storia, ha detto il Papa attualizzando la sua riflessione, «avviene tante volte nella vita: un uomo — una donna — che si sente malato nell’anima, triste, che ha fatto tanti sbagli nella vita, a un certo momento sente che le acque si muovono, c’è lo Spirito Santo che muove qualcosa; o sente una parola».

E reagisce: «Io vorrei andare!». Così «prende coraggio e va».

Ma quell’uomo «quante volte oggi nelle comunità cristiane trova le porte chiuse». Forse si sente dire: «Tu non puoi, no, tu non puoi; tu hai sbagliato qui e non puoi. Se vuoi venire, vieni alla messa domenica, ma rimani lì, ma non fare di più».

 

Succede così che «quello che fa lo Spirito Santo nel cuore delle persone, i cristiani con psicologia di dottori della legge distruggono».

Il Pontefice si è detto dispiaciuto per questo, perchè, ha sottolineato, LA CHIESA «È LA CASA DI GESÙ E GESÙ ACCOGLIE, MA NON SOLO ACCOGLIE: VA A TROVARE LA GENTE», COSÌ COME «È ANDATO A TROVARE» QUELL’UOMO.

 

 «E SE LA GENTE È FERITA — SI È CHIESTO — COSA FA GESÙ? LA RIMPROVERA, PERCHÉ È FERITA? NO, VIENE E LA PORTA SULLE SPALLE».

 

QUESTA, HA AFFERMATO IL PAPA, «SI CHIAMA MISERICORDIA».

 

Proprio di questo parla Dio quando «rimprovera il suo popolo: “Misericordia voglio, non sacrificio!”».

Come di consueto il Pontefice ha concluso la riflessione suggerendo un impegno per la vita quotidiana: «Siamo in Quaresima, dobbiamo convertirci». Qualcuno, ha detto, potrebbe ammettere: «Padre, ci sono tanti peccatori sulla strada: quelli che rubano, quelli che sono nei campi rom… — per dire una cosa — e noi disprezziamo questa gente».

 

 

MA A COSTUI VA DETTO: «E TU? CHI SEI? E TU CHI SEI, CHE CHIUDI LA PORTA DEL TUO CUORE AD UN UOMO, A UNA DONNA, CHE HA VOGLIA DI MIGLIORARE, DI RIENTRARE NEL POPOLO DI DIO, PERCHÉ LO SPIRITO SANTO HA AGITATO IL SUO CUORE?».

 

Anche oggi ci sono cristiani che si comportano come i dottori della legge e «fanno lo stesso che facevano con Gesù», obiettando: «Ma questo, questo dice un’eresia, questo non si può fare, questo va contro la disciplina della Chiesa, questo va contro la legge». E così chiudono le porte a tante persone.

Perciò, ha concluso il Papa, «chiediamo oggi al Signore» la «conversione alla misericordia di Gesù»: solo così «la legge sarà pienamente compiuta, PERCHÉ LA LEGGE È AMARE DIO E IL PROSSIMO, COME NOI STESSI».

 

 

 

Papa Francesco

17 marzo 2015 News.va

Ma Io vi dico …

Non vogliate giudicare.

Con Gesù davanti ai tribunali si capisce meglio il comandamento nuovo.

Furono scritti libri eruditissimi per dimostrare ciò che tutti sanno, che il processo di Gesù non fu una cosa ben fatta.

I suoi giudici avevano sentenziato prima di sedere in tribunale: è necessario che l’uomo muoia.

Spesse volte anche i giudici più integri hanno un verdetto già segnato.

Chi è senza interessi, senza opinioni, senza simpatie, senza dottrine?

Gli uomini dissero un giorno saviamente: dividiamoci i poteri: gli uni facciano le leggi, altri giudichino, altri eseguiscano.

Sta bene. Togliete gli interessi se è possibile, le passioni, la coalizione degli interessi …

 

‘Convenerunt in unum adversum  Dominum et adversum Christum eius’.

(Si misero tutti d’accordo contro Dio e il suo Cristo).

 

Chi è senza interessi è senza amici.

Chi è senza interessi è fuori dall’ordinaria solidarietà.

Chi è senza interessi è un uomo pericoloso.

Il povero è pericoloso.

 

L’uno e l’altro possono morire anche nudi.

Chi non ha abiti è inafferrabile: egli può divenire facilmente il simbolo delle realtà più sante e più profanate, per cui è bello il morire, spaventoso il far morire. Dopo il bacio di Giuda non c’è più posto per nessuna parola, non c’è più posto per nessuna protesta.

Siamo al di là di ogni limite, non però al di là dell’amore.

‘La carità non viene mai meno …’.

 

‘Amico, con un bacio …’

Ho visto alcuni poveri pregare per chi li trattava male.

L’esempio di Gesù è contagioso.

Gli idolatri della forza senza dignità e della grandezza dell’uomo; io sento invece che mi devo inginocchiare, perché l’uomo non è mai così vicino al cielo come quando prega per chi lo fa soffrire.

 

dPrimo Mazzolari

La Via crucis del povero

EDB

Un Giubileo di Misericordia !

“Ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. Sarà un Anno Santo della Misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre. (…) Questo Anno Santo inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione e si concluderà il 20 novembre del 2016, Domenica di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo e volto vivo della misericordia del Padre”.

 

 

E’ l’annuncio con cui Papa Francesco conclude la sua omelia per la liturgia penitenziale celebrata questo pomeriggio nella Basilica Vaticana, un Giubileo straordinario che Francesco vede come una opportunità attraverso cui “la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia”.

 

“Affido l’organizzazione di questo Giubileo al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, perché possa animarlo come una nuova tappa del cammino della Chiesa nella sua missione di portare ad ogni persona il Vangelo della misericordia, ha continuato, sono convinto che tutta la Chiesa potrà trovare in questo Giubileo la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione ad ogni uomo e ogni donna del nostro tempo”.

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E al tema della misericordia Papa Francesco ha dedicato dedica l’intera omelia: come ricorda l’apostolo Paolo, dice, riferendosi alla prima lettura, “Dio non cessa mai di mostrare la ricchezza della sua misericordia nel corso dei secoli”. Il Vangelo, continua, “ci apre un cammino di speranza e di conforto”. E del brano che racconta l’episodio della peccatrice che lava i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli, li bacia e li unge d’olio profumato, mentre Simone, il padrone di casa che ha invitato il Maestro alla sua tavola la giudica quale peccatrice, Francesco sottolinea due parole che ritornano con insistenza: amore e giudizio.

 

 “C’È L’AMORE DELLA DONNA PECCATRICE CHE SI UMILIA DAVANTI AL SIGNORE; MA PRIMA ANCORA C’È L’AMORE MISERICORDIOSO DI GESÙ PER LEI, CHE LA SPINGE AD AVVICINARSI. (…) “Ogni gesto di questa donna parla di amore ed esprime il suo desiderio di avere una certezza incrollabile nella sua vita: quella di essere stata perdonata. E questa certezza è bellissima. E GESÙ LE DÀ QUESTA CERTEZZA: ACCOGLIENDOLA LE DIMOSTRA L’AMORE DI DIO PER LEI, PROPRIO PER LEI! DIO LE PERDONA MOLTO, TUTTO, PERCHÉ «HA MOLTO AMATO».  “QUESTA DONNA HA VERAMENTE INCONTRATO IL SIGNORE. (…) PER LEI NON CI SARÀ NESSUN GIUDIZIO SE NON QUELLO CHE VIENE DA DIO, E QUESTO È IL GIUDIZIO DELLA MISERICORDIA. IL PROTAGONISTA DI QUESTO INCONTRO È CERTAMENTE L’AMORE, LA MISERICORDIA,  CHE VA OLTRE LA GIUSTIZIA”.

 

 

 

 SIMONE IL FARISEO, AL CONTRARIO, AFFERMA IL PAPA, “NON RIESCE A TROVARE LA STRADA DELL’AMORE”(…)

 “NEI SUOI PENSIERI INVOCA SOLO LA GIUSTIZIA E FACENDO COSÌ SBAGLIA. IL SUO GIUDIZIO SULLA DONNA LO ALLONTANA DALLA VERITÀ E NON GLI PERMETTE NEPPURE DI COMPRENDERE CHI È IL SUO OSPITE. SI È FERMATO ALLA SUPERFICIE, NON È STATO CAPACE DI GUARDARE AL CUORE”.

 

 

 “IL RICHIAMO DI GESÙ SPINGE OGNUNO DI NOI A NON FERMARSI MAI ALLA SUPERFICIE DELLE COSE, SOPRATTUTTO QUANDO SIAMO DINANZI A UNA PERSONA. SIAMO CHIAMATI A GUARDARE OLTRE, A PUNTARE SUL CUORE PER VEDERE DI QUANTA GENEROSITÀ OGNUNO È CAPACE. NESSUNO PUÒ ESSERE ESCLUSO DALLA MISERICORDIA DI DIO; TUTTI CONOSCONO LA STRADA PER ACCEDERVI E LA CHIESA È LA CASA CHE TUTTI ACCOGLIE E NESSUNO RIFIUTA. Le sue porte permangono spalancate, conclude il Papa, perché quanti sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono”.

 

 

 

Un’accoglienza che trova la sua immagine simbolica proprio nel rito iniziale del Giubileo straordinario appena annunciato: l’apertura della Porta santa della Basilica di San Pietro, l’8 dicembre prossimo.

 

          

Papa Francesco

13 marzo 2015

Newsva