Madonnari _ Le Grazie (Mn) 2017


Madre di Misericordia

 

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O Maria, tu non castighi nessuno,
non sgridi alcuno, neanche i peccatori,
ma a tutti apri il seno della tua misericordia.
Le tue viscere, che hanno generato la stessa Misericordia,
sono tutte viscere di misericordia;
le tue mani, che hanno trattato la Misericordia divina,
sono un tesoro di misericordia
per la grandezza delle sue beneficenze;
i tuoi occhi, abituati ad ammirare la Misericordia celeste,
non sanno che versar lacrime sopra le nostre miserie,
anche verso quelle più miserabili.
O Maria, noi bisognosi della misericordia più che dell’aria per vivere,
con gran confidenza ci accostiamo al tuo trono misericordioso.
Ci prostriamo dinanzi a te, nostra Regina,
consegnandoci a colei cui ci ha consegnato il divin Figlio
dall’alto della sua Croce.

Innocenzo da Berzo


Buon ferragosto a tutti!

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L’amore di Dio è serio, perché suscita la nostra libertà e rischia, fidandosi di essa.

Corre il rischio che essa dica di no, condannando se stessa alla rovina e al fallimento.
E’ serio, perché ci mette in guardia contro questo rischio, parlandocene apertamente, avvisandoci della dannazione irreparabile a cui andiamo incontro, se ci ostiniamo nel rifiutare l’amore.

E’ serio, perché quando l’uomo ha effettivamente detto di no col peccato, Gesù si è avvicinato all’uomo peccatore, ha preso su di sé il dramma del peccato e della morte, è diventato un amore maltrattato e crocifisso, per liberare l’uomo dal peccato e restituirgli la possibilità di dire di sì all’amore e di testimoniare l’amore presso i fratelli.

La contemplazione, l’ascolto della Parola, l’eucarestia non raggiungono il loro pieno valore, se non ci portano a scoprire la serietà delle nostre scelte libere, il dramma in sé irreparabile del nostro rifiuto, l’amore di Dio che perdona persino il peccato e ci affida di nuovo il compito di amare.

+ Carlo Maria Martini
Parole per l’anima
Immagine dal sito weddingsparrow.com

 

 

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Il prodigio stava nelle parole rivolte dal condannato al cielo: di perdonare gli uomini e le loro leggi.
‘Non sanno quello che fanno’.
E’ così, non lo sanno mai.
Il condannato chiedeva assoluzione per i suoi carnefici, incapaci di intendere le loro stesse azioni.
Non esiste formula più esatta a proposito dell’opera umana: ignara di se stessa.
E disse, a ricalco della divinità che aveva fondato la nuova fede nel monoteismo. E disse: ‘Perdona’.

 

Non disse: ‘Io perdono’, ma lo chiese per loro.
Non contava il suo, serviva l’altro.
Per chi ha fede di credere, il guasto commesso non si ripara in terra.
Spetta alla divinità rimettere i debiti ai debitori.
Il prodigio sta che non può farlo da sola, serve la voce e la richiesta dell’offeso.
Per questo la parola è il più prezioso arnese degli oppressi.

Erri de Luca
Il più e il meno


La ‘realtà’

“Quando una suora nella clausura consacra tutta la sua vita al Signore, accade una trasformazione che non si finisce di capire. La normalità del nostro pensiero penserebbe che questa suora diventa isolata, sola con l’Assoluto, sola con Dio; è una vita ascetica, penitente. Ma questa non è la strada di una suora di clausura cattolica, neppure cristiana. La strada passa per Gesù Cristo, sempre! Gesù Cristo è al centro della vostra vita, della vostra penitenza, della vostra vita comunitaria, della vostra preghiera e anche della universalità della preghiera. E per questa strada succede il contrario di quello che pensa che questa sarà un’ascetica suora di clausura. Quando va per la strada della contemplazione di Gesù Cristo, della preghiera e della penitenza con Gesù Cristo, diventa grandemente umana. Le suore di clausura sono chiamate ad avere grande umanità, un’umanità come quella della Madre Chiesa; umane, capire tutte le cose della vita, essere persone che sanno capire i problemi umani, che sanno perdonare, che sanno chiedere al Signore per le persone. La vostra umanità. E la vostra umanità viene per questa strada, l’Incarnazione del Verbo, la strada di Gesù Cristo. E qual è il segno di una suora così umana? La gioia, la gioia, quando c’è gioia! A me da tristezza quando trovo suore che non sono gioiose. Forse sorridono, mah, con il sorriso di un’assistente di volo. Ma non con il sorriso della gioia, di quella che viene da dentro. Sempre con Gesù Cristo.
Oggi nella Messa, parlando del Crocifisso, dicevo che Francesco lo aveva contemplato con gli occhi aperti, con le ferite aperte, con il sangue che veniva giù.

E questa è la vostra contemplazione: la realtà. La realtà di Gesù Cristo.

Non idee astratte, non idee astratte, perché seccano la testa. La contemplazione delle piaghe di Gesù Cristo! E le ha portate in Cielo, e le ha! E’ la strada dell’umanità di Gesù Cristo: sempre con Gesù, Dio-uomo. E per questo è tanto bello quando la gente va al parlatorio dei monasteri e chiedono preghiere e dicono i loro problemi. Forse la suora non dice nulla di straordinario, ma una parola che viene proprio dalla contemplazione di Gesù Cristo, perché la suora, come la Chiesa, è sulla strada di essere esperta in umanità”.

Papa Francesco
4 ottobre 2013 _ Monastero Clarisse Assisi


C l a r a

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Va’,
perché Colui che t’ha creata,
ti ha santificata
e sempre guardandoti come una madre suo figlio,
ti ha amata con tenero amore.
E Tu, Signore sii benedetto che mi hai creata.

S. Chiara di Assisi

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Siamo madri del Signore nostro Gesù Cristo, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel corpo attraverso l’amore e la pura e sincera coscienza e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio agli altri.

Fonti Francescane
S. Chiara


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Il silenzio e la preghiera non sono una fuga.
Sono le armi più forti contro il male.

Robert Sarah
La forza del silenzio

Immagine dal blog inspiredbyjesuslove.tumblr.com


109. Di lì a poco

La poesia e lo spirito


Non che la vita non fosse piena di sorprese: ma l’asse portante si era rovesciato, dall’esterno all’interno. Da bravi introversi, eravamo sempre più a contatto con gli archetipi, e principalmente con l’Archetipo del Sé, il Cristo. Il nostro, con Lui, era un dialogo continuo, serrato, come se avessimo compreso che la chiave si celava in questo trait d’union, nell’aggancio di ogni cosa a Lui, che dava senso, forma, proporzioni al tutto. Cos’era il peccato, se non il distacco tra l’esperienza e Cristo? Non era precisamente questa l’intersezione con la colpa originale? Non nasceva da qui la superbia diabolica – dunque, etimologicamente, divisoria – che aveva prima innalzato l’uomo nell’euforia di un’indipendenza senza limiti, sprofondandolo, poi, nell’angoscia di un amaro isolamento?
Sentivamo Gesù presente, in ogni istante, interlocutore attento, delicato, sempre pronto a soccorrerci nelle nostre défaillances, nei momenti di rabbia o di sconforto. Tornava l’idea fondamentale che nell’amore…

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Pesi

La poesia e lo spirito


Se ognuno sapesse quanto pesa sugli altri, proverebbe un desiderio di sparire. Sarebbe utile stimare, con un’apposita bilancia, il carico di aggressività, di incomprensione, di volgarità, di mancanza di tatto che incombe quotidianamente sul genere umano. Di fronte alle cifre precise di un imparziale tabulato, immaginando i nostri simili e noi stessi tramutati in bestie da soma, avvertiremmo un senso di pietà e di fratellanza, come avviene, a volte, in tempo di guerra.
Ogni mattina, invece, come niente fosse, scarichiamo sulle spalle degli altri tonnellate di rifiuti tossici, senza l’ombra di un rimorso.
Ci sono casi in cui ciò è perseguito con malizia, come fosse una sorta di sfogo personale, una riparazione d’ingiustizie, di torti subiti, magari, nell’emisfero opposto, ma che importa? L’essenziale è che qualcuno paghi, che la sofferenza si diffonda, perché una volta ferito, non accetto che ci sia chi possa uscirne illeso, più felice di me, o…

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Thank You


Il più e il meno

Quando si tratta di Erri de Luca, ogni parola aggiunta è inopportuna.
Bastano le sue (anche se lui non ne è mai certo: proprio per questo forse).

il-piu-e-il-meno

 

“ I nodi sono fatti per essere poi sciolti.
..
Ho saputo da me che per scrivere bisogna stare sgomberi, sfrattati, come alloggi in cui arrivano le storie, a carovane zingare in cerca dello spazio di nessuno.
..
Avevo saputo quel giorno la notizia certa che la scrittura era campo aperto, via di uscita.
Poteva farmi correre dove non c’era un metro per i piedi, mi scaraventava al largo mentre me ne stavo schiacciato sopra un foglio.
Sono uno che si è messo a scrivere da quel giorno, per forzare le chiusure intorno.
..
Il lettore trascina autore e storia nel suo maltempo o in villeggiatura, lo fa sedere accanto, e mentre legge, anche rimpasta.
Ricevere da un libro è azione attiva quanto quella di scriverlo.
Da lettore so che spetta a me portare a finitura quello che sto leggendo, combinandolo con la mia esistenza.”

Erri de Luca