La porta dell’accoglienza

FOT93

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Con questa riflessione siamo arrivati alle soglie del Giubileo, è vicino.
Davanti a noi sta la porta, ma non solo la porta santa, l’altra: la grande porta della Misericordia di Dio – e quella è una porta bella! -, che accoglie il nostro pentimento offrendo la grazia del suo perdono. La porta è generosamente aperta, ci vuole un po’ di coraggio da parte nostra per varcare la soglia. Ognuno di noi ha dentro di sé cose che pesano. Tutti siamo peccatori! Approfittiamo di questo momento che viene e varchiamo la soglia di questa misericordia di Dio che mai si stanca di perdonare, mai si stanca di aspettarci! Ci guarda, è sempre accanto a noi. Coraggio! Entriamo per questa porta!

Dal Sinodo dei Vescovi, che abbiamo celebrato nello scorso mese di ottobre, tutte le famiglie, e la Chiesa intera, hanno ricevuto un grande incoraggiamento a incontrarsi sulla soglia di questa porta aperta.
La Chiesa è stata incoraggiata ad aprire le sue porte, per uscire con il Signore incontro ai figli e alle figlie in cammino, a volte incerti, a volte smarriti, in questi tempi difficili.
Le famiglie cristiane, in particolare, sono state incoraggiate ad aprire la porta al Signore che attende di entrare, portando la sua benedizione e la sua amicizia.
E SE LA PORTA DELLA MISERICORDIA DI DIO È SEMPRE APERTA, ANCHE LE PORTE DELLE NOSTRE CHIESE, DELLE NOSTRE COMUNITÀ, DELLE NOSTRE PARROCCHIE, DELLE NOSTRE ISTITUZIONI, DELLE NOSTRE DIOCESI, DEVONO ESSERE APERTE, PERCHÉ COSÌ TUTTI POSSIAMO USCIRE A PORTARE QUESTA MISERICORDIA DI DIO.
Il Giubileo significa la grande porta della misericordia di Dio ma anche le piccole porte delle nostre chiese aperte per lasciare entrare il Signore – o tante volte uscire il Signore – prigioniero delle nostre strutture, del nostro egoismo e di tante cose.

IL SIGNORE NON FORZA MAI LA PORTA: ANCHE LUI CHIEDE IL PERMESSO DI ENTRARE.
Il Libro dell’Apocalisse dice: «Io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (3,20).
Ma immaginiamoci il Signore che bussa alla porta del nostro cuore! E nell’ultima grande visione di questo Libro dell’Apocalisse, così si profetizza della Città di Dio:
«Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno», il che significa per sempre, perché «non vi sarà più notte» (21,25).
Ci sono posti nel mondo in cui non si chiudono le porte a chiave, ancora ci sono.
Ma ce ne sono tanti dove le porte blindate sono diventate normali. Non dobbiamo arrenderci all’idea di dover applicare questo sistema a tutta la nostra vita, alla vita della famiglia, della città, della società.
E tanto meno alla vita della Chiesa.
SAREBBE TERRIBILE! UNA CHIESA INOSPITALE, COSÌ COME UNA FAMIGLIA RINCHIUSA SU SÉ STESSA, MORTIFICA IL VANGELO E INARIDISCE IL MONDO. NIENTE PORTE BLINDATE NELLA CHIESA, NIENTE! TUTTO APERTO!

La gestione simbolica delle “porte” – delle soglie, dei passaggi, delle frontiere – è diventata cruciale.
LA PORTA DEVE CUSTODIRE, CERTO, MA NON RESPINGERE.
LA PORTA NON DEV’ESSERE FORZATA, AL CONTRARIO, SI CHIEDE PERMESSO, PERCHÉ L’OSPITALITÀ RISPLENDE NELLA LIBERTÀ DELL’ACCOGLIENZA, E SI OSCURA NELLA PREPOTENZA DELL’INVASIONE. LA PORTA SI APRE FREQUENTEMENTE, PER VEDERE SE FUORI C’È QUALCUNO CHE ASPETTA, E MAGARI NON HA IL CORAGGIO, FORSE NEPPURE LA FORZA DI BUSSARE.

Quanta gente ha perso la fiducia, non ha il coraggio di bussare alla porta del nostro cuore cristiano, alle porte delle nostre chiese…
E SONO LÌ, NON HANNO IL CORAGGIO, GLI ABBIAMO TOLTO LA FIDUCIA:
per favore, che questo non accada mai.
La porta dice molte cose della casa, e anche della Chiesa.
La gestione della porta richiede attento discernimento e, al tempo stesso, deve ispirare grande fiducia.

Vorrei spendere una parola di gratitudine per tutti i custodi delle porte: dei nostri condomini, delle istituzioni civiche, delle stesse chiese. Spesso l’accortezza e la gentilezza della portineria sono capaci di offrire un’immagine di umanità e di accoglienza all’intera casa, già dall’ingresso. C’è da imparare da questi uomini e donne, che sono custodi dei luoghi di incontro e di accoglienza della città dell’uomo!
A tutti voi custodi di tante porte, siano porte di abitazioni, siano porte delle chiese, grazie tante!
Ma sempre con un sorriso, sempre mostrando l’accoglienza di quella casa, di quella chiesa, così la gente si sente felice e accolta in quel posto.
In verità, sappiamo bene che noi stessi siamo i custodi e i servi della Porta di Dio, e la porta di Dio come si chiama? Gesù!
EGLI CI ILLUMINA SU TUTTE LE PORTE DELLA VITA, COMPRESE QUELLE DELLA NOSTRA NASCITA E DELLA NOSTRA MORTE.
Egli stesso l’ha affermato: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,9). Gesù è la porta che ci fa entrare e uscire.
Perché l’ovile di Dio è un riparo, non è una prigione!

La casa di Dio è un riparo, non è una prigione, e la porta si chiama Gesù! E se la porta è chiusa, diciamo: “Signore, apri la porta!”. Gesù è la porta e ci fa entrare e uscire.
Sono i ladri, quelli che cercano di evitare la porta: è curioso, i ladri cercano sempre di entrare da un’altra parte, dalla finestra, dal tetto ma evitano la porta, perché hanno intenzioni cattive, e si intrufolano nell’ovile per ingannare le pecore e approfittare di loro.
NOI DOBBIAMO PASSARE PER LA PORTA E ASCOLTARE LA VOCE DI GESÙ:
se sentiamo il suo tono di voce, siamo sicuri, siamo salvi.
Possiamo entrare senza timore e uscire senza pericolo. In questo bellissimo discorso di Gesù, si parla anche del guardiano, che ha il compito di aprire al buon Pastore (cfr Gv 10,2). Se il guardiano ascolta la voce del Pastore, allora apre, e fa entrare tutte le pecore che il Pastore porta, TUTTE, COMPRESE QUELLE SPERDUTE NEI BOSCHI, CHE IL BUON PASTORE SI È ANDATO A RIPRENDERE.
Le pecore non le sceglie il guardiano, non le sceglie il segretario parrocchiale o la segretaria della parrocchia; le pecore sono tutte invitate, sono scelte dal buon Pastore.
Il guardiano – anche lui – obbedisce alla voce del Pastore. Ecco, potremmo ben dire che noi dobbiamo essere come quel guardiano.
LA CHIESA È LA PORTINAIA DELLA CASA DEL SIGNORE, NON È LA PADRONA DELLA CASA DEL SIGNORE.
La Santa Famiglia di Nazareth sa bene che cosa significa una porta aperta o chiusa, per chi aspetta un figlio, per chi non ha riparo, per chi deve scampare al pericolo. Le famiglie cristiane facciano della loro soglia di casa un piccolo grande segno della Porta della misericordia e dell’accoglienza di Dio.
E’ proprio così che la Chiesa dovrà essere riconosciuta, in ogni angolo della terra: come la custode di un Dio che bussa, come l’accoglienza di un Dio che non ti chiude la porta in faccia, con la scusa che non sei di casa.
Con questo spirito ci avviciniamo al Giubileo: ci sarà la porta santa, ma c’è la porta della grande misericordia di Dio! Ci sia anche la porta del nostro cuore per ricevere tutti il perdono di Dio e dare a nostra volta il nostro perdono, accogliendo tutti quelli che bussano alla nostra porta.

Papa Francesco
Udienza generale 18 novembre 2015

Immagine da Tumblr Dashboard

«Se un milione di bambini pregherà insieme il Rosario, il mondo cambierà». #UnMilioneDiBimbi

il blog di Costanza Miriano

Campagna Rosario Bambini b

Un milione di bambini che recitano insieme il Rosario per l’unità e la pace. È l’invito che il 18 ottobre, ormai da dieci anni, Aiuto alla Chiesa che Soffre rivolge ai bambini di tutto il mondo.

L’iniziativa, chiamata “Un milione di Bambini in Preghiera”, è nata nel 2005 a Caracas in Venezuela. Mentre un gruppo di bambini pregava, alcune donne presenti hanno avvertito la presenza della Vergine. Una di loro si è ricordata allora della promessa di Padre Pio: «Se un milione di bambini pregheranno insieme il Rosario, il mondo cambierà».

View original post 343 altre parole

DIO ESCE ALLO SCOPERTO

Un’altra perla preziosa da parte del regista-testimone Juan Manuel Cotelo che si pone due interrogativi e li rivolge anche a noi:

“Può Dio amare gli omosessuali? Può un omosessuale amare Dio?”.

Se la risposta a queste due domande fosse sì, “in che modo?”.

Ecco quindi che nasce il progetto Dio Esce allo Scoperto, uscito in Spagna qualche anno fa e che sarà nelle sale italiane a partire dal 4 Novembre.

Qui sotto il trailer e dieci minuti della pellicola che provocano le nostre coscienze nel profondo!

Infinitomasuno

AVE MARIA, DONNA DELL’ALLEANZA NUOVA,

Ti diciamo beata perché hai creduto

e hai saputo ‘riconoscere le orme dello Spirito di Dio nei grandi avvenimenti

ed anche in quelli che sembrano impercettibili’!

Sostieni la nostra veglia nella notte,

fino alle luci dell’alba

nell’attesa del giorno nuovo.

Concedici la profezia che narra al mondo il gaudio del Vangelo,

la beatitudine di coloro che scrutano gli orizzonti di terre e cieli nuovi

e ne anticipano la presenza nella città umana.

Aiutaci a confessare la fecondità dello Spirito nel segno dell’essenziale e del piccolo.

Concedici ci compiere l’atto coraggioso dell’umile

a cui Dio volge lo sguardo

e a cui sono svelati i segreti del Regno, qui e ora.

Amen.

Dal documento ‘Scrutate’

Msg 2 aprile 2015

MESSAGGIO A MIRJANA

2 APRILE 2015 

 

“Cari figli

ho scelto voi, apostoli miei, perché tutti portate dentro di voi qualcosa di bello. Voi potete aiutarmi affinché l’amore per cui mio Figlio è morto, ma poi anche risorto, vinca nuovamente.

 

Perciò vi invito, apostoli miei, a cercare di vedere in ogni creatura di Dio, in tutti i miei figli, qualcosa di buono e a cercare di comprenderli.

 

Figli miei, tutti voi siete fratelli e sorelle per mezzo del medesimo Spirito Santo. Voi, ricolmi d’amore verso mio Figlio, potete raccontare a tutti coloro che non hanno conosciuto questo amore ciò che voi conoscete.

 

Voi avete conosciuto l’amore di mio Figlio, avete compreso la Sua risurrezione, voi volgete con gioia gli occhi verso di Lui.

 

Il mio desiderio materno è che tutti i miei figli siano uniti nell’amore verso Gesù.

Perciò vi invito, apostoli miei, a vivere con gioia l’Eucaristia perché, nell’Eucaristia, mio Figlio si dona a voi sempre di nuovo e, col suo esempio, vi mostra l’amore e il sacrificio verso il prossimo.  Vi ringrazio”.

 

 

 

La Madonna era decisa nella sua intenzione di aiutarci. Mirjana ha detto che ha raccomandato tutti e che la Madonna ha benedetto tutti.

 

Gioia mia, Cristo è Risorto!

 JesusWalkingOutoftheTomb_markmallett

Quando albeggia la Pasqua, l’uomo ridiventa la creatura che adora il mistero di quella Bontà, che costruisce sulle rovine del nostro egoismo.

Un sepolcro che si spalanca per lasciar passare la vita ci dà la certezza che l’ultima parola anche quaggiù è detta da Cristo.

 

dPrimo Mazzolari

L’invito di Papa Francesco, l’augurio per tutti noi!

Una Santa Pasqua di pace a tutti!

 

Sabato Santo

beatoangelico-studyforcrucifixion-1425-

“Ecce homo”, “Ecco l’uomo”: le parole di Pilato che indica Gesù martirizzato, sono state al centro della predica di padre Raniero Cantalamessa per la Celebrazione della Passione del Signore nella Basilica di San Pietro, alla presenza di Papa Francesco.

Quanti “Ecce homo” oggi nel mondo, ha affermato il predicatore della Casa pontificia, non bisogna dormire, non bisogna lasciarli soli”.

Ecce homo!  Numerosissime le opere che hanno ritratto Gesù in quelle condizioni. Padre Cantalamessa sceglie il dipinto di un pittore  fiammingo del secolo XVI, Jan Mostaert, per richiamare alla mente dei presenti quella immagine : Gesù ha in capo una corona di spine da cui scendono gocce di sangue. Ha la bocca semiaperta, come chi fa fatica a respirare. Sulle spalle gli è posto un mantello pesante. Ha i polsi legati, in una mano tiene una canna a modo di scettro e nell’altra un fascio di verghe: è l’uomo ridotto all’impotenza più totale, il prototipo di tutti gli ammanettati della storia e dice:

“Meditando sulla Passione, il filosofo Blaise Pascal scrisse un giorno queste parole: “Cristo è in agonia fino alla fine del mondo: non bisogna dormire durante questo tempo” (…  ) Gesú è in agonia fino alla fine del mondo in ogni uomo o donna sottoposti agli stessi suoi tormenti. “L’avete fatto a me!”, questa Sua parola, Egli non l’ha detta solo dei credenti in Lui; l’ha detta di ogni uomo e di ogni donna affamati, nudi, maltrattati, carcerati”.

Per una volta non pensiamo alle piaghe sociali, continua il predicatore della Casa pontificia: la fame, la povertà, l’ingiustizia, lo sfruttamento dei deboli. Pensiamo alle sofferenze dei singoli, delle persone con un nome e un’identità precise; alle torture decise a sangue freddo e inflitte volontariamente, in questo stesso momento, da esseri umani a un altri esseri umani, perfino a dei bambini.

 

 

“Quanti “Ecce homo” nel mondo! Mio Dio, quanti “Ecce homo”! Quanti prigionieri che si trovano nelle stesse condizioni di Gesù nel pretorio di Pilato: soli, ammanettati, torturati, in balia di militari rozzi e pieni di odio, che si abbandonano a ogni sorta di crudeltà fisica e psicologica, divertendosi a veder soffrire.

“Non bisogna dormire, non bisogna lasciarli soli!”

 

Ma l’esclamazione “Ecce homo!” , afferma padre Cantalamessa, non si applica solo alle vittime, ma anche ai carnefici. Vuole dire: ecco di che cosa è capace l’uomo! E ricorda i tanti cristiani perseguitati oggi come quei cristiani trucidati ieri dalla furia dei jihadisti somali in un campus universitario del Kenya.

“Gesù disse un giorno ai suoi discepoli: “Viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere onore a Dio”. Mai forse queste parole hanno trovato, nella storia, un compimento così puntuale come oggi”.

Ma come ai tempi delle persecuzioni dell’antica Roma la comunità cristiana ha sempre continuato a celebrare la Pasqua così, dice padre Cantalamessa, sarà per molti cristiani anche la Pasqua di questo anno, il 2015 dopo Cristo.

Gesú morì gridando: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” : il suo esempio propone ai discepoli una generosità infinita, commenta padre Cantalamessa che continua: ci verrebbe da dire: “Signore, ci chiedi l’impossibile!” .

Allora ci risponderebbe: Io non ho lasciato al mondo solo un insegnamento sulla misericordia, come hanno fatto tanti altri. Io sono anche Dio e ho fatto scaturire per voi dalla mia morte fiumi di misericordia. Da essi potete attingere a piene mani nell’anno giubilare della misericordia che vi sta davanti”.

Cristo ha vinto il mondo, vincendo il male del mondo. Gesù ha vinto la violenza non opponendo ad essa una violenza più grande, ma inaugurando un nuovo genere di vittoria. Sant’Agostino l’ha definito: “VINCITORE PERCHÉ VITTIMA”.

In Gesù sulla croce si realizza il piano originario del Padre che ha comandato di “non uccidere”:

Sul Calvario egli pronuncia un definitivo “No!” alla violenza, opponendo ad essa, non semplicemente la non-violenza, ma, di più, il perdono, la mitezza e l’amore. Se ci sarà ancora violenza, essa non potrà più, neppure remotamente, richiamarsi a Dio e ammantarsi della sua autorità. Farlo significa far regredire l’idea di Dio a stadi primitivi e grossolani, superati dalla coscienza religiosa e civile dell’umanità”.

Padre Cantalamessa ricorda infine i martiri di Cristo come i 21 cristiani copti  di recente uccisi dall’Isis in Libia, morti mormorando il nome di Gesú, per concludere con una preghiera:

“Signore Gesù Cristo, ti preghiamo per i nostri fratelli di fede perseguitati, e per tutti gli “Ecce homo” che ci sono, in questo momento, sulla faccia della terra, cristiani e non cristiani. Maria, sotto la croce tu ti sei unita al Figlio e hai mormorato dietro di lui: “Padre, perdona loro!”: AIUTACI A VINCERE IL MALE CON IL BENE, non solo sullo scenario grande del mondo, ma anche nella vita quotidiana, dentro le stesse mura di casa nostra”.

p.Raniero Cantalamessa

3 aprile 2015 Passione del Signore

4Ca-del-Rosso1

Foto dal sito http://www.amordei.it

Beato Angelico