Ogni giorno …

La «novità» portata da Francesco, ha fatto notare padre Cantalamessa, «va cercata nell’appello che rivolge all’inizio della lettera (Evangelii Gaudium) e che costituisce il cuore di tutto il documento»:

 l’invito «a rinnovare oggi stesso l’incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta».

Al di là del dovere

te-abandona--

Dei suoi diritti di Figlio dell’Uomo, Egli non si valse come nessuno mai, né prima nè dopo.

Egli è andato oltre ogni dovere, con una carità senza limiti.

Dire la verità quando costa la vita è al di là del dovere.

Scegliere di essere poveri alla maniera di Gesù è al di là del dovere.

Fare del bene a chi ci fa del male è al di là del dovere.

Amare chi ci odia è al di là del dovere.

Dare la vita a chi ci fa morire è al di là del dovere, al di là dell’uomo.

E’ l’amore fatto uomo, di cui nessuno potrà misurare ‘la larghezza, la profondità, la sublimità’.

 

 

dPrimo Mazzolari

 Foto dal blog http://www.te-abandona.tumblr.com/archive

4° giovedì __ purezza

4° GIOVEDI’___ PUREZZA

 

 

Gesù

‘Beati i puri di cuore perché vedranno Dio’ (Mt.5,8)

La purezza proposta da Gesù parte dal cuore ed è soprattutto distacco dal male e capacità di vivere con serenità ed equilibrio i nostri affetti, sentimenti e comportamenti verso gli altri e verso il nostro corpo. Solo così vedremo Dio.

 

Imelda

Lo sguardo di Imelda fu intensamente attirato da Gesù Eucarestia perché il suo cuore era puro. Certamente Dio le aveva dato una vocazione speciale: doveva ricordare a tutti noi il destino di eternità che ci attende dopo la vita terrena.

Il suo precoce intuito delle realtà spirituali fu certamente il frutto dell’azione dello Spirito Santo, ma anche di un ambiente familiare casto: quello costruito dall’amore dei suoi genitori.

 

Io

Come ogni virtù, la purezza perfeziona la tua vita, è fonte di gioia e ci rende liberi da quella schiavitù che vede il piacere come valore assoluto.

La società in cui viviamo presenta spesso ideali diversi da quelli cristiani.

Non sarà sempre necessario ‘fuggire’ la società, ma dovremo fare continue scelte, con saggezza.

Petizione : il silenzio è dolo

 

I beni confiscati sono circa 12.000 in Italia; di questi più di 5000 sono in Sicilia. Si parla di un business di circa 30 miliardi di euro. Questi beni sotto sequestro vengono affidati a un amministratore giudiziario scelto dal giudice del caso, che dovrebbe gestirlo mantenendolo in attività e tenerlo agli stessi livelli che precedevano il sequestro. Tuttavia il 90% delle imprese, aziende, immobili, confiscati alla mafia in Italia finiscono in malora spesso prima ancora di arrivare a confisca. 

Per tutti i delitti di mafia; per chi ogni giorno rischia la vita a favore della legalità; perché denunciare e parlare diventi una cosa normale e non un’eccezione: chiediamo un database costantemente aggiornato di tutti i beni mobili, immobili, comparti aziendali e gli importi dei conti correnti in sequestro.

Chiediamo, inoltre, che venga reso pubblico il percorso del bene: da sequestro a confisca, da confisca a confisca irrevocabile.

Questi provvedimenti comporterebbero un maggiore controllo sul sistema clientelare, a tutt’oggi esistente, dei beni in sequestro alla mafia.

Sono Presidente dell'”Associazione nazionale per le verità scomode” e mi occupo di inchieste. Questa petizione è voluta da me e da:

- Marco Ligabue, musicista. 

- Othelloman, rapper, conduttore radiofonico, DJ.

- Lello Analfino, musicista.

- Valeria Grasso, imprenditrice palermitanta che ha avuto la forza di denunciare i propri estorsori, ora testimone di giustizia. 

 Vuoi unirti anche tu? Firma questa petizione!

25 febbraio 2015

MESSAGGIO 25 FEBBRAIO 2015

a Maria Pavlovic

 

 

“Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito tutti:

pregate di più e parlate di meno.

Nella preghiera cercate la volontà di Dio e vivetela secondo i comandamenti ai quali Dio vi invita.

Io sono con voi e prego con voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

3° giovedì __ Povertà

3° GIOVEDI’ ___ POVERTA’

 

Gesù

Il creatore del cielo e della terra è venuto tra noi come bambino povero.

La nostra dignità non dipende da ciò che possediamo.

Durante tutta la vita terrena, Gesù ha continuato a darci questo insegnamento e nell’Eucarestia ha scelto un segno di povertà che nemmeno l’oro delle nostre chiese può cancellare. Davanti all’Eucarestia c’è spesso anche la povertà della nostra freddezza e indifferenza.

 

Imelda

Anche se tanto giovane, Imelda aveva capito l’invito evangelico della povertà.

Lasciando una famiglia ricca per condividere la vita povera del monastero, aveva cercato ciò che vale di più.

 

Io

Ogni tanto è bene privarci delle cose superflue.

Le cose ci servono, ma possono diventare come bagagli pesanti che disturbano l’attenzione alla vita dello spirito.

Il rinunciare a qualcosa è una conquista di libertà. Può anche diventare un aiuto per chi ha meno di me.

 

2°giovedì beata Imelda

2° GIOVEDI’ ____ OBBEDIENZA

 

Gesù

Nell’Eucarestia, Gesù continua l’offerta che ha fatto di se stesso sulla croce, come atto supremo di obbedienza al Padre.

Un’obbedienza piena di amore, che fu la caratteristica di tutta la sua vita e lo portò perfino a dire : ‘Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato’. (Gv.4,34)

 

Imelda

Il grande desiderio dell’Eucarestia spingeva Imelda a chiedere, a supplicare … ma a chi aveva autorità nella comunità era difficile capire che questo desiderio era volontà di Dio. Imelda con docilità obbediva e attendeva.

Anche quando si compì il miracolo, Imelda ricevette la comunione eucaristica dal sacerdote perché ‘tutto avvenga con ordine’ (1Cor.14,40)

 

Io

‘Onora il padre e la madre’ dice il comandamento di Dio.

A quali altre persone mi è chiesto di essere obbediente? Quando sono incerta sul mio comportamento, cerco il consiglio di qualche persona che mi possa insegnare il bene? La mia obbedienza è anche una responsabile collaborazione peri l bene di tutti?

 

 

COME essere cristiani coraggiosi

gsheperd.-

«Noi dobbiamo diventare cristiani coraggiosi».

 

Ecco il programma tracciato dal Papa Francesco sulla prima pagina del tascabile donato ai fedeli raccolti in piazza san Pietro per l’Angelus Domini nella I domenica di Quaresima.

 

Sì, ma come si diventa coraggiosi? Partendo dal cuore. Infatti l’etimologia insegna che coraggio viene dal latino cor, il cuore appunto. E’ dunque un’azione del cuore il coraggio. Non a caso le trenta pagine del tascabile hanno per titolo «CUSTODISCI IL CUORE».

 

Con questa calda e diretta esortazione, Francesco vuole invitare ciascuno di noi, dandoci del tu, a diventare cristiani coraggiosi nel praticare ciò che crediamo.

 

Il suo consiglio è di dedicarci alla formazione del cuore, per renderlo simile a quello di Gesù, il Buon Pastore, richiamato dall’illustrazione in copertina di un affresco delle Catacombe di San Callisto che lo raffigura con una pecorella in spalla ed altre due che rivolgono il capo verso di lui.

 

 

La Quaresima, del resto, fa risuonare ogni anno l’appello a convertire la vita partendo dal cuore, lì dove si gioca la partita delle scelte concrete, quotidiane, tra bene e male, tra mondanità e Vangelo, tra indifferenza e condivisione, tra chiusura egoistica e generosa apertura a Dio e al prossimo.

 

Lo ricordava il Papa nel Messaggio di quest’anno: «desidero pregare con voi Cristo in questa Quaresima:

“Fac cor nostrum secundum cor tuum”: “Rendi il nostro cuore simile al tuo” (Supplica dalle Litanie al Sacro Cuore di Gesù).

 

Allora avremo un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nella vertigine della globalizzazione dell’indifferenza».

 

In questa luce, il tascabile presenta anzitutto alcuni accenti dell’insegnamento di Gesù ai discepoli, tratti dai capitoli 5-7 del Vangelo di Matteo (le beatitudini, siate perfetti, perdonate, accumulate tesori in cielo, non giudicate, la regola d’oro, fate la volontà del Padre), riassunto nel comandamento nuovo: «come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli» (Gv 13,34-35).

 

 

Vengono quindi riferite le formule essenziali della fede professata, celebrata e praticata: il Credo (Simbolo degli Apostoli) e i misteri principali della fede; le tre virtù teologali (fede, speranza, carità); i sette sacramenti; i sette doni e i dodici frutti dello Spirito Santo; i dieci comandamenti e i cinque precetti; le opere di misericordia corporale e spirituale; le quattro virtù cardinali e i sette vizi capitali. La fonte a cui si attinge per brevi spiegazioni è il Catechismo della Chiesa Cattolica.

 

 

Sono poi proposte due pratiche spirituali, ereditate dalla tradizione e di immutata attualità: sono la lectio divina, ossia un modo per ascoltare e assimilare quanto esce dalla bocca di Dio, e l’esame di coscienza serale.

 

Queste due pratiche concrete sono descritte in modo semplice e chiaro dal Papa stesso, la prima con testi tratti dalla Evangelii gaudium (nn. 152-153) e la seconda da una meditazione a Santa Marta dove invita a esercitarsi nel“custodire il cuore”, affinché non diventi una piazza dove tutti vanno e vengono, eccetto il Signore.

 

E’ assai utile risvegliare queste due pratiche spirituali nel tempo della Quaresima, per imparare a coltivarle tutti i giorni dell’anno.

 

 

L’ascolto della Parola di Dio come la celebrazione dei sacramenti, specie dell’Eucaristia domenicale, trovano compimento nella nostra esistenza. Ma purtroppo dobbiamo fare i conti con le nostre chiusure, malattie, peccati. Rendersi conto della distanza che corre tra il Vangelo e la mia vita – ciò che penso, dico, faccio – è il primo moto che accende in me il desiderio di un cuore nuovo.

 

Poiché qui trova posto il sacramento della confessione per il perdono dei peccati, le ultime pagine del tascabile sono un aiuto in tal senso. Dopo aver brevemente sostato su perché confessarsi, come confessarsi, cosa confessare, attraverso trentaquattro interrogativi sul male commesso e il bene omesso nei confronti di Dio, del prossimo e di se stessi, viene offerto un esame di coscienza, coronato dall’atto di dolore.

 

 

Custodisci bene il tuo cuore! «Avere un cuore misericordioso non significa avere un cuore debole. Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio. Un cuore che si lasci compenetrare dallo Spirito e portare sulle strade dell’amore che conducono ai fratelli e alle sorelle.

IN FONDO, UN CUORE POVERO, CHE CONOSCE CIOÈ LE PROPRIE POVERTÀ E SI SPENDE PER L’ALTRO»

 

 

 

Messaggio del Papa per la Quaresima 2015

News.va

 

Il fuoco

 

 

 

Nel legno che si risolve in favilla e vampata,

poi nel silenzio e nel fumo che si perde,

vedesti sfarsi con segreto frastuono la tua vita.

E ti domandi se avrà dato calore,

se conobbe qualcuna delle forme del fuoco,

se arse e illuminò con la sua fiamma.

Diversamente tutto sarà stato invano.

Fumo e cenere non saranno perdonati,

perché non vinsero l’oscurità

  • come legna che arde in una dimora deserta

o in una grotta popolata dai morti.

 

 

Josè Emilio Pacheco

Il Fuoco

Anima fatti animo (questo è il mio -unico- tempo migliore)

Questa volta iniziamo da subito con un verso di Maria Luisa Spaziani, grande poetessa italiana scomparsa nel giugno scorso.

Poi può succedere come ci capitava a scuola, o almeno capitava a me, che una poesia potesse essere interpretata in vari modi.

E io perplesso mi domandavo se davvero l’autore avesse inteso proferire quel concetto che il professore stava cercando di spigarci, o avesse in mente tutt’altro.

Ma oggi mi arrischio lo stesso, perché mi sembra ne valga la pena.

In questo inizio di Quaresima, l’ennesima, l’ultima ormai di una ragguardevole schiera, che arriva scialba come tutte le esperienze trite e ritrite.

Di cui conosciamo i protagonisti, l’evolversi e la fine, senza nemmeno aspettare i titoli di coda, anche se facciamo finta che sia ogni volta una prima visione.

E che perciò non ci sorprende più, se almeno un po’ ancora scalda il nostro cuore. Forse anche perché siamo stanchi di troppa ‘quaresima’, brutte notizie che ci cingono d’assedio, ma alle quali non ci rassegniamo: violenze contro innocenti, carneficine disumane, ruberie elevate a sistema anche nei nostri palazzi della politica, egoismi di parte preposti a qualsiasi bene comune, diffidenze e disimpegni come regolatori di relazioni.

Da molte piaghe della terra sale al cielo la bestemmia di mille bocche. Ma il cielo sembra restarsene indifferente, e in guerra sono sempre i soliti a crepare.

 

Cambia davvero poco, se piuttosto che guardarmi attorno mi guardo dentro.

Non mi ricordo neanche più quand’è stata l’ultima volta che mi sono fatto un solenne proposito di cambiamento.

Mi ricordo invece molto bene che anche quello è andato a finire tra i trofei appesi alla parete delle mie infedeltà.

Ben poco di cui gloriarsi con gli amici, ma abbastanza per deprimersi, umanamente e spiritualmente.

Voglio allora provare a lasciarmi provocare da quest’altra Quaresima, che mi sta aprendo il cammino verso la Pasqua. Cerco di farlo nella consapevolezza che non c’è ‘la’ vita, c’è ‘questa’ vita.

Che non posso permettermi di vivere nella perenne attesa di tempi migliori o nel lagnoso rimpianto di quelli d’oro passati.

Perché ‘questo’ è il mio tempo migliore.

Se non altro, nel senso che è l’unico che ho a disposizione. Non sarà all’altezza fin che vogliamo, ma questo passa il cielo.

 

E allora riprendo dalla strofa poetica iniziale. Dalle mie parti esclamare all’indirizzo di una persona : ‘Animo!’ è un po’ come cercare di dargli una scossa. Come dirgli : ‘Datti una mossa. .. non restare lì impalato o a piangerti addosso!’.

E’ bello pensare non solo che ‘animo’ è il maschile di ‘anima’, perciò in qualche modo a lei complementare, ma è anche la ‘carne’ dello ‘spirito’.

Lo spirito ha bisogno di essere verificato e misurato dalla carne, e viceversa.

E’ bello perché promessa di pienezza, consapevolezza che non posso essere l’uno senza subito essere anche l’altro. Consolazione per le mie fatiche, ma anche concretezza per i miei ideali. E’ Dio che fa il tifo per me.

E perciò è aver fiducia nelle mie mani, in quel poco che posso provare a fare, talvolta a disfare, ma sempre a desiderare.

Se si trattasse solo della mia povera carne, non ci starei.

Ma invasa dallo Spirito Santo? Sì, penso proprio che potrei rischiare questa Quaresima. Una delle tante, ma occasione buona.

Non per andare a cambiare il mondo e forse neppure me stesso.

Ma per andare a lucidarmi il cuore e gli occhi per vedere ciò che ancora non sono stato capace di vedere.

Che la restituzione a Dio di tutti i beni che Egli mi ha dato e mi dà, come mi esorta a fare san Francesco e avevano esortato a fare i profeti dell’Antico Testamento che la liturgia ci fa leggere, in questo principio di Quaresima, non si esaurisce semplicemente in un atto religioso nei suoi confronti.

Ma nel farmi prossimo a ogni fratello e sorella.

 

Fra Fabio Scarsato