.. ed in tal modo sarò tutto

Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarvi finalmente una risposta.

Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi, e lessi nel primo che tutti non possono essere al tempo stesso apostoli, profeti e dottori e che la Chiesa si compone di varie membra e che l’occhio non può essere contemporaneamente la mano.

Una risposta certo chiara, ma non tale da appagare i miei desideri e di darmi pace.

 

Continuai nella lettura e non mi perdetti d’animo.

Trovai così una frase che mi diede sollievo: ‘Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte’. (1Cor.12,31).

L’Apostolo infatti dichiara che anche i carismi migliori sono un nulla senza la carità e che questa medesima carità è la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio.

Avevo trovato finalmente la pace.

 

Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte.

La carità mi offrì il cardine della mia vocazione.

Compresi che la Chiesa ha un corpo composto di varie membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro necessario e più nobile.

Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall’amore.

Capii che solo l’amore spinge all’azione le membra della Chiesa e che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più versato il loro sangue.

 

Compresi e conobbi che l’amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l’amore è eterno.

 

Allora con somma gioia ed estasi dell’animo gridai : O Gesù mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione è l’amore.

Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio.

Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.

 

s.Teresina di Lisieux

Sentinelle dei chiacchieroni contro le bombe della zizzania

E’ IL DIAVOLO CHE SEMINA “LA ZIZZANIA DELLE CHIACCHIERE” CHE SONO COME “BOMBE” CHE DISTRUGGONO “LA VITA DEGLI ALTRI” E ANCHE “LA VITA DELLA CHIESA”.

 

Così Papa Francesco nella Messa celebrata sabato scorso, nella cappella del Governatorato, per la Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. A riportarla l’Osservatore Romano. Spunto dell’omelia è stata la figura del patrono del Corpo: San Michele Arcangelo che, ha detto Papa Francesco, “ci insegna questa virtù del custodire”.

 

Vocazione della Gendarmeria vaticana è “custodire questo Stato che è al servizio della libertà della Chiesa”, al servizio del Papa “perché possa essere libero”. Lo sottolinea Papa Francesco evidenziando che esempio del custodire è l’Arcangelo che loda Dio.

“Voi – ha detto – custodite dal diavolo, dalle tentazioni nell’esterno”. L’Osservatore Romano rileva poi che “RIFERENDOSI A PRESUNTE MINACCE TERRORISTICHE CONTRO IL VATICANO, ENFATIZZATE IN QUESTI GIORNI DAI MEDIA, IL PAPA HA MESSO L’ACCENTO SULLE MANSIONI DI VIGILANZA DEI GENDARMI”. “VOI – HA SOSTENUTO IL PONTEFICE – GUARDATE LE PORTE, LE FINESTRE, PERCHÉ NON ENTRI UNA BOMBA” MA “CI SONO BOMBE PERICOLOSISSIME DENTRO. STATE ATTENTI, PER FAVORE. PERCHÉ NELLA NOTTE DI TANTE VITE CATTIVE, IL NEMICO HA SEMINATO LA ZIZZANIA”. OGNI SEME DI ZIZZANIA È UNA BOMBA CHE DISTRUGGE. E DI BOMBE CE NE SONO TANTE ANCHE SE “LA PEGGIORE BOMBA CHE È DENTRO IL VATICANO È LA CHIACCHERA”, CHE MINACCIA “OGNI GIORNO LA VITA DELLA CHIESA E LA VITA DELLO STATO”, PERCHÉ “OGNI UOMO CHE CHIACCHERA QUI DENTRO – HA AGGIUNTO – SEMINA BOMBE”, IN QUANTO “UCCIDE LA VITA DEGLI ALTRI”. E ANCHE SE LE SUE PAROLE CORRISPONDESSERO A VERITÀ, EGLI NON AVREBBE COMUNQUE “IL DIRITTO DI DIRLO A TUTTI”, MA SOLO “A CHI HA LE RESPONSABILITÀ”. QUINDI L’INVITO RIVOLTO AI GENDARMI A ESSERE “SENTINELLE DEI CHIACCHIERONI”.

 

E mentre “tanti laici, tanti sacerdoti, tante suore, tante consacrate, vescovi, seminano il buon grano”, IL DIAVOLO “USA ANCHE LAICI, ALCUNI PRETI, CONSACRATI, SUORE, VESCOVI, CARDINALI”, PERSINO “PAPI, PER SEMINARE LA ZIZZANIA”.

 

Un pericolo che, dice Papa Francesco, “anche io ho” perché “il diavolo ti mette dentro la voglia”.

Il Pontefice ribadisce, dunque, l’invito a “non seminare bombe”. E ai gendarmi chiede di vigilare anche trovando il coraggio di dire:

“Per favore signore, per favore signora, per favore padre, per favore suora, per favore eccellenza, per favore eminenza, per favore santità, non chiacchierare, qui non si può!”.

Infine e che IL PAPA RICORDA CHE I CHIACCHIERONI “COMMETTONO INIQUITÀ”, E CHE COME AVVERTE IL PROFETA DANIELE, SARANNO CONDANNATI “ALLA VERGOGNA E ALL’INFAMIA ETERNA”.

E conclude augurando che l’ultima pagina della nostra vita sia: “ha seminato il buon grano” e non “la bomba della zizzania”.

 

 

Papa Francesco

Alla Gendarmeria del Vaticano

29 settembre 2014

Radio Vaticana

Lettera a Michele Pierri

Tu mi parli della tua vita e dell’angelo

che ha lasciato in te il profumo della

presenza,

tu mi parli di solitudini

e di antiche montagne di memorie

e non sai che in me risvegli la vita,

non sai che in me risvegli l’amore,

parlandomi di una donna.

Io penso a quella che fui

quando morii mill’anni or sono

e adesso tua discepola e canto,

scendo giù fino al Golfo

a toccare la tua ombra superba,

o stanco poeta d’amore

fissato a una lunga croce.

 

 

Alda Merini

Vuoto d’amore

Papa Francesco e gli Arcangeli

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Le letture del giorno ci presentano immagini molto forti:

 

la visione della gloria di Dio raccontata dal profeta Daniele con il Figlio dell’Uomo, Gesù Cristo, davanti al Padre; la lotta dell’arcangelo Michele e i suoi angeli contro “il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo” e “seduce tutta la terra abitata” ma viene sconfitto, come afferma l’Apocalisse; e il Vangelo in cui Gesù  dice a Natanaèle: “Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”. Papa Francesco parla della “lotta fra il demonio e Dio”:

 

 

“Ma questa lotta avviene dopo che Satana cerca di distruggere la donna che sta per partorire il figlio. SATANA SEMPRE CERCA DI DISTRUGGERE L’UOMO: quell’uomo che Daniele vedeva lì, in gloria, e che Gesù diceva a Natanaèle che sarebbe venuto in gloria.

Dall’inizio la Bibbia ci parla di questo: di questa seduzione per distruggere, di Satana. Magari per invidia. Noi leggiamo nel Salmo 8: ‘Tu hai fatto l’uomo superiore agli angeli’, E QUELL’INTELLIGENZA TANTO GRANDE DELL’ANGELO NON POTEVA PORTARE SULLE SPALLE QUESTA UMILIAZIONE, CHE UNA CREATURA INFERIORE FOSSE FATTA SUPERIORE; E CERCAVA DI DISTRUGGERLO”.

 

 

Satana, dunque, cerca di distruggere l’umanità, tutti noi:

 

 

“TANTI PROGETTI, TRANNE I PECCATI PROPRI, MA TANTI, TANTI PROGETTI DI DISUMANIZZAZIONE DELL’UOMO, SONO OPERA DI LUI, SEMPLICEMENTE PERCHÉ ODIA L’UOMO. E’ ASTUTO: LO DICE LA PRIMA PAGINA DELLA GENESI; È ASTUTO. PRESENTA LE COSE COME SE FOSSERO BUONE. MA LA SUA INTENZIONE È LA DISTRUZIONE.

 

E GLI ANGELI CI DIFENDONO. DIFENDONO L’UOMO E DIFENDONO L’UOMO-DIO, l’Uomo superiore, Gesù Cristo che è la perfezione dell’umanità, il più perfetto.

 

Per questo la Chiesa onora gli angeli, perché sono quelli che saranno nella gloria di Dio – sono nella gloria di Dio – perché difendono il gran mistero nascosto di Dio, cioè che il Verbo è venuto in carne”.

 

 

“Il compito del popolo di Dio – ha affermato il Papa – è custodire in sé l’uomo: l’uomo Gesù” perché “è l’uomo che dà vita a tutti gli uomini”. Invece, nei suoi progetti di distruzione, Satana inventa “spiegazioni umanistiche che vanno propriamente contro l’uomo, contro l’umanità e contro Dio”:

 

 

“La lotta è una realtà quotidiana, nella vita cristiana: nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra famiglia, nel nostro popolo, nelle nostre chiese … SE NON SI LOTTA, SAREMO SCONFITTI. MA IL SIGNORE HA DATO QUESTO MESTIERE PRINCIPALMENTE AGLI ANGELI: DI LOTTARE E VINCERE.

 

E il canto finale dell’Apocalisse, dopo questa lotta, è tanto bello: ‘Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il Regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte’”.

 

 

Il Papa, infine, invita a pregare gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e a “recitare quella preghiera antica ma tanto bella, all’arcangelo Michele, perché continui a lottare per difendere il mistero più grande dell’umanità: che il Verbo si è fatto Uomo, è morto e è risorto. Questo è il nostro tesoro. Che lui continui a lottare per custodirlo”.

 

 

Papa Francesco

Omelia santi Arcangeli

News.va

 smichael

 

San Michele arcangelo difendici nella lotta; sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio.

Che Dio eserciti su di lui la Sua potenza, supplichevoli ti preghiamo: e Tu, Principe della milizia celeste, respingi all’inferno, per divina virtù, Satana e gli altri spiriti maligni che vagano nel mondo per perdere le anime.

Amen.

Arcangeli :)

 

micheletosini-arcangeli-

 

 

 

Signore,

mandami tutti i santi Angeli e Arcangeli.

Mandami il santo Gabriele, il santo Raffaele, affinchè siano qui con me, mi difendano e mi proteggano, Tu che mi plasmasti, mi desti un’anima e Ti degnasti di profondere il Tuo sangue per me.

Io affermo che i santi Arcangeli mi proteggono, mi illuminano quando sono sveglio e quando dormo, mi rendono tranquillo e sicuro dinanzi a ogni manifestazione diabolica.

Che nessun essere dotato di maligno potere possa giammai entrare in me, né osi offendere o ferire la mia anima, il mio corpo, il mio spirito, o atterrirmi o solleticarmi con la tentazione.

Amen.

 

 

Preghiera medievale

 

In questa – amata- festa dei santi Arcangeli, ricordo la devozione della corona Angelica, Q U I .

Buona santa festa a tutti, soprattutto ai nemici!

 

 

 

Remate e siate forti anche col vento contrario !

“REMATE E SIATE FORTI ANCHE COL VENTO CONTRARIO. REMATE E PREGATE, SPERANDO SEMPRE NEL SIGNORE”.

 

E’ l’invito che il Papa, ha rivolto questa sera ai Gesuiti durante la Liturgia di ringraziamento celebrata in occasione del 200° anniversario della ricostituzione, nel 1814, della Compagnia fondata da S. Ignazio di Loyola. Nelle parole del Pontefice, in visita per la quarta volta alla Chiesa del SS.Nome di Gesù all’Argentina di Roma, tutto lo spirito della vocazione gesuitica: discernimento, missione, servizio e totale affidamento alla volontà di Dio, tratti rimarcati, nel suo saluto, anche dal superiore padre Adolfo Nicolas.

 

Ricordare la ricostituzione della Compagnia di Gesù duecento anni fa, significa richiamare alla mente “benefici e doni particolari ricevuti” e poi guardare al presente. Lo fa il primo Papa gesuita tra i suoi confratelli, durante una Liturgia di ringraziamento del tutto particolare, che ricorda la missionarietà dell’ordine, con le sette lampade accese a rappresentare la Curia e le conferenze mondiali; e la fedeltà a Dio, nelle solenni promesse rinnovate insieme.

 

Nei tempi di turbamento, umiliazione e confusione, come furono quelli che portarono alla soppressione della Compagnia, Francesco ricorda l’atteggiamento che l’ultimo generale di allora, padre Lorenzo Ricci, visse con i suoi confratelli, il discernimento:

 

Davanti alla perdita di tutto, perfino della loro identità pubblica, non hanno fatto resistenza alla volontà di Dio, non hanno resistito al conflitto cercando di salvare sé stessi. La Compagnia – e questo è bello – ha vissuto il conflitto fino in fondo, senza ridurlo: ha vissuto L’UMILIAZIONE CON CRISTO UMILIATO, HA UBBIDITO. NON CI SI SALVA MAI DAL CONFLITTO CON LA FURBIZIA E CON GLI STRATAGEMMI PER RESISTERE.

 

LA COMPAGNIA, SOTTOLINEA IL PAPA, HA PREFERITO, DUNQUE, DAVANTI ALL’UMILIAZIONE,” VIVERE IL DISCERNIMENTO DELLA VOLONTÀ DI DIO”, CHE SOLO SALVA DALL’EGOISMO E DALLA MONDANITÀ, E RICONOSCERE I PROPRI PECCATI, EVITANDO COSÌ OGNI VITTIMISMO:

 

 

GUARDARE A SE STESSI RICONOSCENDOSI PECCATORI EVITA DI PORSI NELLA CONDIZIONE DI CONSIDERARSI VITTIME DAVANTI A UN CARNEFICE. RICONOSCERSI PECCATORI, RICONOSCERSI DAVVERO PECCATORI, SIGNIFICA METTERSI NELL’ATTEGGIAMENTO GIUSTO PER RICEVERE LA CONSOLAZIONE.

 

 

Davanti anche alla sua stessa fine, la Compagnia , afferma Francesco “ è rimasta fedele al fine per il quale è stata fondata” : carità, unione, obbedienza, pazienza, semplicità evangelica, vera amicizia con Dio e totale fiducia nel  Signore. “Tutto il resto” afferma il Papa “è mondanità”.” La fiamma della maggior gloria di Dio” è il suo auspicio,”anche oggi ci attraversi, bruciando ogni compiaciamento e avvolgendoci in una fiamma che abbiamo dentro, che ci concentra e ci espande, ci ingrandisce e ci rimpicciolisce”:

 

 

DIO CI VUOL BENE E CI SALVA.

 A volte il cammino che conduce alla vita è stretto e angusto, ma la tribolazione, se vissuta alla luce della misericordia, ci purifica come il fuoco, ci dà tanta consolazione e infiamma il nostro cuore affezionandolo alla preghiera. I nostri fratelli gesuiti nella soppressione furono ferventi nello spirito e nel servizio del Signore, lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera (cfr Rm 12,13). E questo ha dato onore alla Compagnia, non certamente gli encomi dei suoi meriti. Così sarà sempre. Ricordiamoci la nostra storia: alla Compagnia «è stata data la grazia non solo di credere nel Signore, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1,29). Ci fa bene ricordare questo.

 

 

Anche la Chiesa, barca di Pietro, può essere oggi, riflette ancora il Papa, sballottata dalle onde, come fu allora la nave della Compagnia di Gesù. ” La notte e il potere delle tenebre”, ribadisce Francesco, “sono sempre vicini”:

 

 

COSTA FATICA REMARE. I gesuiti devono essere «rematori esperti e valorosi» (Pio VII, Sollecitudo omnium ecclesiarum): remate dunque! REMATE, SIATE FORTI, ANCHE COL VENTO CONTRARIO! REMIAMO A SERVIZIO DELLA CHIESA. REMIAMO INSIEME!  MA MENTRE REMIAMO – TUTTI REMIAMO, ANCHE IL PAPA REMA NELLA BARCA DI PIETRO – DOBBIAMO PREGARE TANTO: «SIGNORE, SALVACI!», «SIGNORE SALVA IL TUO POPOLO!». IL SIGNORE, ANCHE SE SIAMO UOMINI DI POCA FEDE CI SALVERÀ. SPERIAMO NEL SIGNORE! SPERIAMO SEMPRE NEL SIGNORE!

 

 

E lo sguardo del Papa resta al presente della Compagnia di Gesù. Nelle sue parole la conferma di quanto disse già Paolo VI alla trentaduesima congregazione dell’ Ordine: ovunque nella Chiesa vi sia il confronto tra esigenze brucianti dell’uomo e perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i gesuiti. E ai confratelli Francesco ricorda come dopo la prova della croce, la Compagnia ricostituita nel 1814, riprese la sua attività apostolica, unita e investita della missione di portare la luce del Vangelo: “così”, dice il Papa , “dobbiamo sentirci noi oggi, in uscita, in missione” :

 

 

L’identità del gesuita è quella di un uomo che adora Dio solo e ama e serve i suoi fratelli, mostrando attraverso l’esempio non solo in che cosa crede, ma anche in che cosa spera e chi è Colui nel quale ha posto la sua fiducia (cfr 2 Tm 1,12). Il gesuita vuole essere un compagno di Gesù, uno che ha gli stessi sentimenti di Gesù.

 

 

 

 

Papa Francesco

27.09.2014

News.va

Per uscire da ciò che è angusto

Dio, dunque, come una brava madre, insegna all’anima a trarre vantaggio e a progredire nelle cose migliori, insegna a uscire da ciò che è angusto per aprirsi a quello che va fatto e detestare ciò che occorre evitare; questo avviene in primo luogo nei confronti della carne, conferendole il raziocinio, la ragione e l’intelligenza secondo le capacità di ciascuno, mostrandogli ciò che è obbligatorio e ciò che è vietato, quello che bisogna fare e quello che invece occorre evitare.

 

Santa Brigida di Svezia

Libro II,29

25 settembre 2014

        Messaggio Medjugorje 25 settembre 2014

         a Marija Pavlovic

 

 

Cari figli! Anche oggi vi invito perché anche voi siate come le stelle che con il loro splendore danno la luce e la bellezza agli altri affinché gioiscano.

 Figlioli, siate anche voi splendore, bellezza, gioia e pace e soprattutto preghiera per tutti coloro che sono lontani dal mio amore e dall’amore di mio Figlio Gesù.

Figlioli, testimoniate la vostra fede e preghiera nella gioia, nella gioia della fede che è nei vostri cuori e pregate per la pace che è dono prezioso di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

La grande bo(a)lla

GUARDIAMOCI DALLA VANITÀ CHE CI ALLONTANA DALLA VERITÀ E CI FA SEMBRARE UNA BOLLA DI SAPONE.

 

E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice, prendendo spunto dal passo del Libro di Qoelet nella Prima Lettura, ha sottolineato che, ANCHE QUANDO FANNO DEL BENE, I CRISTIANI DEVONO RIFUGGIRE LA TENTAZIONE DI APPARIRE, DI “FARSI VEDERE”. 

 

Se tu “non hai qualcosa di consistente, anche tu passerai come tutte le cose”.

 

Papa Francesco ha preso spunto dal Libro del Qoelet per soffermarsi sulla vanità. Una tentazione, ha osservato, che non c’è solo per i pagani ma anche per i cristiani, per le “persone di fede”.

 

Gesù, ha rammentato, “rimproverava tanto” quelli che si vantavano.

 

Ai dottori della legge, ha soggiunto, diceva che non dovevano “passeggiare nelle piazze” con “vestiti lussuosi” come “principi”. Quando tu preghi, ammoniva il Signore, “per favore non farti vedere, non pregare perché ti vedano”, “prega di nascosto, va nella tua stanza”. Lo stesso, ha ribadito il Papa, va fatto quando si aiutano i poveri: “Non far suonare la tromba, fallo di nascosto. Il Padre lo vede, è sufficiente”:

 

 

“Ma il vanitoso: ‘Ma guarda, io do questo assegno per le opere della Chiesa’ e fa vedere l’assegno; poi truffa dall’altra parte la Chiesa.

MA FA QUESTO IL VANITOSO: VIVE PER APPARIRE.

‘Quando tu digiuni – dice il Signore a questi – per favore non fare il malinconico lì, il triste, perché tutti se ne accorgano, che tu stai digiunando; no, digiuna con gioia; fa’ penitenza con gioia, che nessuno si accorga’. E la vanità è così: è vivere per apparire, vivere per farsi vedere”.

“I cristiani che vivono così – ha proseguito – per apparire, per la vanità, sembrano pavoni, si pavoneggiano”. C’è chi dice, “io sono cristiano, io sono parente di quel prete, di quella suora, di tal vescovo, la mia famiglia è una famiglia cristiana”. Si vantano.

 

“MA – CHIEDE IL PAPA – LA TUA VITA COL SIGNORE? COME PREGHI? LA TUA VITA NELLE OPERE DI MISERICORDIA, COME VA? TU FAI LE VISITE AGLI AMMALATI? LA REALTÀ”.

 

 E PER QUESTO GESÙ, HA AGGIUNTO, “CI DICE CHE DOBBIAMO COSTRUIRE LA NOSTRA CASA, CIOÈ LA NOSTRA VITA CRISTIANA, SULLA ROCCIA, SULLA VERITÀ”. Invece, è stato il suo monito, “i vanitosi costruiscono la casa sulla sabbia e quella casa cade, quella vita cristiana cade, scivola, perché non è capace di resistere alle tentazioni”:

 

 

 

“QUANTI CRISTIANI VIVONO PER APPARIRE. LA VITA LORO SEMBRA UNA BOLLA DI SAPONE. E’ BELLA LA BOLLA DI SAPONE! Tutti i colori ha! MA DURA UN SECONDO E POI CHE? Anche quando guardiamo alcuni monumenti funebri, pensiamo che è vanità, perché la verità è tornare alla terra nuda, come diceva il Servo di Dio Paolo VI.

Ci aspetta la terra nuda, questa è la nostra verità finale. Nel frattempo, mi vanto o faccio qualcosa? Faccio del bene? Cerco Dio? Prego? Le cose consistenti.

E LA VANITÀ È BUGIARDA, È FANTASIOSA, INGANNA SE STESSA, INGANNA IL VANITOSO, PERCHÉ PRIMA FA FINTA DI ESSERE, MA ALLA FINE CREDE DI ESSERE QUELLO, CREDE. CI CREDE. POVERETTO!”.

 

 

E’ questo, ha sottolineato, è quello che succedeva al Tetrarca Erode che, come narra il Vangelo odierno, si interrogava con insistenza sull’identità di Gesù.

 

“LA VANITÀ – HA DETTO IL PAPA – SEMINA INQUIETUDINE CATTIVA, TOGLIE LA PACE. E’ come quelle persone che si truccano troppo e poi hanno paura che le prenda la pioggia e tutto quel trucco venga giù”. “NON CI DÀ PACE LA VANITÀ – HA RIPRESO – SOLTANTO LA VERITÀ CI DÀ LA PACE”.

 

 

Francesco ha dunque ribadito che l’unica roccia su cui possiamo edificare la nostra vita è Gesù.

 

“E pensiamo – ha affermato – a questa proposta del diavolo, del demonio, anche ha tentato Gesù di vanità nel deserto” dicendogli: “Vieni con me, andiamo su al tempio, facciamo lo spettacolo; tu ti butti giù e tutti crederanno in te”.

IL DEMONIO AVEVA PRESENTATO A GESÙ “LA VANITÀ IN UN VASSOIO”. LA VANITÀ, HA RIBADITO IL PAPA, “È UNA MALATTIA SPIRITUALE MOLTO GRAVE”:

 

 

 

“I Padri egiziani del deserto dicevano che la vanità è una tentazione contro la quale dobbiamo lottare tutta la vita, perché sempre ritorna per toglierci la verità. E per far capire questo dicevano: è come la cipolla, tu la prendi e cominci a sfogliare – la cipolla – e sfogli la vanità oggi, un po’ di vanità domani e tutta la vita sfogliando la vanità per vincerla. E alla fine stai contento: ho tolto la vanità, ho sfogliato la cipolla, ma ti rimane l’odore in mano.

 

Chiediamo al Signore la grazia di non essere vanitosi, di essere veri, con la verità della realtà e del Vangelo”.

 

Papa Francesco

Omelia 25 settembre 2014