Shalom

Come scrivere di pace in questo tempo così pieno di violenza?

In un’estate in cui abbiamo inteso il grido delle vittime di Gaza intrecciarsi con quello dei cristiani e degli yazidi perseguitati in Iraq?

Come continuare a credere che ‘giustizia e pace si baceranno’ (Sl.85,11b).

Come pregare ancora, tenacemente,  per la pace quando sembra che la storia non faccia altro che smentire l’invocazione, lasciando spazio solo per il gemito delle vittime?

La settima beatitudine non è invito a un facile ottimismo, a una speranza a basso costo.

E’ invece una promessa esigente, rivolta a coloro che operano coraggiosamente per la pace, affinchè con tenacia perseverino in un agire che corrisponde a quello dello stesso Dio di cui essi saranno chiamati figli.

Lui, infatti, è il primo operatore di pace, colui che fa crescere un tessuto condiviso di relazioni positive, radicate nell’alleanza, una condizione di integrità e di benessere per le persone, per le relazioni che esse intrattengono, per le rispettive comunità.

Per questo l’annuncio di shalom è così centrale nelle Scritture ebraico-cristiane, che lo collegano strettamente all’azione di Colui che non cessa di indicare cammini di riconciliazione, anche di fronte alla violenza scatenata.

Davvero, essa indica il dispiegarsi storico della salvezza da parte del Dio che viene: ‘Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: ‘Regna il tuo Dio’ (Is.52,7).

Per il Nuovo Testamento, poi, la pace è uno dei grandi doni messianici del Salvatore: ‘Pace a voi’ dirà il risorto ai discepoli (Lc.24,36; Gv.20,19.26) e la Lettera agli Efesini chiamerà lui stesso ‘la nostra pace’ (Ef.2,14).

La croce  – figura di una violenza che giunge a colpire il Signore stesso – è anche l’albero di vita, da cui promana una potenza di rinnovamento e riconciliazione che investe la storia e la creazione tutta.

Shalom dice dunque di un dono che viene dal Signore, ma anche di una realtà strettamente collegata a una pratica concretissima di giustizia: l’attenzione al povero e un vissuto che rifiuta l’iniquità e la violenza costituiscono il terreno fecondo in cui la pace può sbocciare (Sl.72,1-7).

E’ come un frutto, che sboccia da una terra vivificata dalla rettitudine: ‘Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà nel giardino. Praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre’ (Is.32,16-17); shalom è anche pace con la terra, capacità di vivere in armonia con essa, godendone i frutti ringraziando per essi.

Non è casuale allora, l’ampiezza dei riferimenti al tema della pace nella dottrina sociale della Chiesa: si pensi in particolare alla Pacem in Terris, nella quale poco più di mezzo secolo fa Giovanni XXIII° chiamava la famiglia umana a vivere un tempo di cambiamento nel segno di un intreccio di diritti e doveri, superando la tentazione della violenza.

Al n.67 l’enciclica ricordava che, in un tempo che si gloria della forza atomica, è completamente irrazionale (alienum est a ratione) ritenere la guerra uno strumento di giustizia.

Si pensi, ancora, al ‘Mai più la guerra’, rilanciato anche un anno fa da Papa Francesco di fronte alla minaccia di un conflitto su vasta scala.

Del resto, in un mondo globalizzato la pace appare come una sfida centrale per le stesse religioni, tutte chiamate a disinnescare quei germi di violenza che talvolta le contaminano, per farsi invece attive promotrici di dialogo, di fraternità/sororità, di giustizia.

E la pace è pure interpellazione  forte per la Chiesa italiana, che nel suo cammino verso Firenze 2015 si interroga su come seguire oggi il Signore Gesù, su quale sia la figura di umanità che meglio corrisponde alla sua parola.

Che significa oggi essere discepoli del ‘Principe della pace’ (Is.9,5) di colui che si presenta a noi come bambino, in una fragilità indifesa, ma al cui venire ‘ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco’ (Is.9,4)?

Come testimoniare storicamente della qualità di questa pace?

Come operare concretamente per il contenimento e la riduzione della violenza?

Don Tonino Bello invitava a ‘non scommettere su una pace che non venga dall’alto: è inquinata’, ma anche a diffidare di una ‘pace che non si traduca in scelte storiche: è un bluff’ (Sui sentieri di Isaia – La Meridiana 1989).

LA BEATITUDINE E LA SPERANZA SONO PER CHI SA CHE LA PACE È A CARO PREZZO, PER CHI NON CEDE ALL’IDEOLOGIA DELLA VIOLENZA, PER CHI SA PROMUOVERE CONCRETI SPAZI DI CONVIVENZA, NELLA GIUSTIZIA E NELLA VERITÀ, PER LA FAMIGLIA UMANA. SONO PER CHI HA IL  CORAGGIO DI ACCOMPAGNARE TALE PRATICA CON L’INVOCAZIONE, TENACEMENTE RIVOLTA A COLUI CHE SOLO PUÒ RIEMPIRE LA CREAZIONE E LA STORIA DI PACE E SOSTENERE CHI LA RICERCA.

Simone Morandini

Fiducia

E noi grandi poeti

assunti alla liquida razza

di questo incosciente Naviglio

che nutre eroi da strapazzo

con ampie feluche di delitti,

noi che accampiamo quel desiderio vitale

di essere puri al di fuori di tutto

abbiamo fiducia che le pietre volino

di sotto ai vecchi pontili.

Alda Merini

Ballate non pagate

Madre di Misericordia

La Vergine disse a Brigida:

‘Molti si meravigliano ch’io ti parli. Certamente è per mostrarti la mia umiltà.

Come, infatti, il cuore non gode per un membro malato, se prima non guarisce e gioisce poi per la guarigione, così io sono pronta ad accogliere subito chiunque sinceramente e con buona volontà di pentimento ricorra a me, qualunque sia il suo peccato.

E non bado a quanto abbia peccato, ma con quale intenzione e volontà ritorni.

Io sono chiamata da tutti Madre della Misericordia’.

 

 

s. Brigida di Svezia

Libro II,23

Giudice giusto

Dice Cristo a Brigida : ‘E ora ti spiegherò cosa significano queste cose. Il castello, di cui ti ho parlato, è la stessa santa Chiesa, cementata con il cemento della mia carità; in essa posi i miei eletti ed amici.

Suo fondamento è la fede, cioè il credere che io sono Giudice giusto e misericordioso.

Ma ora è scavato il fondamento, perché tutti mi credono e predicano misericordioso, però quasi nessuno predica e crede che io sono giusto Giudice.

Essi mi ritengono quasi un giudice iniquo.

Iniquo, infatti, sarebbe il giudice, che per misericordia mandasse impuniti gli iniqui, sicchè opprimano ancora più i giusti.

‘Ma io sono Giudice giusto e misericordioso, sicchè non lascerò impunito neppure il più piccolo dei peccati né senza ricompensa il più piccolo bene.

Attraverso il muro scavato sono entrati nella santa Chiesa quelli che peccano senza timore, che negano la mia giustizia, tormentano i miei amici come quelli che sono legati ai ceppi.

Per i miei amici, infatti, non c’è gaudio né consolazione, ma è loro dato ogni obbrobrio e ogni dolore, come se fossero demoni.

Se di me dicono il vero, sono confutati e accusati di menzogna.

Desiderano ardentemente ascoltare e dire cose rette, ma non c’è chi li ascolti o le dice loro’.

 

 

s. Brigida di Svezia

Libro I,5

Beato Paolo VI°. Grazie!

papaMontini

Come non è vero che la fede sia un ceppo all’azione; anche a questo riguardo il contrario è vero:

la fede esige l’azione; è un principio dinamico di moralità (iustus ex fide vivit, l’uomo giusto trae la propria vita dalla fede, è un’espressione sintetica del pensiero di san Paolo (Eb.10,38);  e s.Giacomo, precisa:

‘La fede, senza le opere, è morta’. (2,17).

La fede è un’esigenza di azione, che sfocia nella carità, cioè l’operosità, mossa dall’amore di Dio e del prossimo.

Così non si sostiene lo sdegnoso rifiuto alla fede, quasi essa fosse un artificioso soporifero del dolore umano e un mito fallace, che aliena l’uomo dalla realtà della vita: essa è una verità, sì, splendida e consolante, perché ci rivela disegni mirabili della bontà divina, ma non per addormentare l’uomo nei suoi pericoli e nei suoi travagli; sì bene per dargli coscienza ed energia a sostenerli con virile fortezza.

Ecco: toglie la disperazione, lo scetticismo, la ribellione di cui l’uomo moderno, non più sostenuto dalla fede, oggi è pervaso; ma gli dà piuttosto il senso della vita e delle cose, la speranza nell’opera saggia ed onesta, la forza di soffrire e di amare.

Sì, serve a qualche cosa la fede, e quale cosa! La nostra salvezza.

Siatene sicuri, Figli carissimi, con la Nostra Benedeizione.

Papa Paolo VI°

5 giugno 1968

Il volume del canto

Il volume del canto mi innamora:

come vorrei io invadere la terra

con i miei carmi e che tremasse tutta

sotto la poesia della canzone.

Io semino parole, sono accorta

seminatrice delle magre zolle

e pur qualcuno si alza ad ascoltarmi,

uno che il canto l’ha nel cuore chiuso

e che per tratti a me svolge la spola

della sua gaudente fantasia.

 

 

Alda Merini

Vuoto d’amore

Elena Bono: il bene è la scelta difficile

leavemeaphoto:

Grazie! :)

Originally posted on Il mondo di Maria:

di MARIA DI LORENZO

“Madonna di Belvedere, / giardino di ombre / fresche nell’aria, / e là riluce / l’oro solare / e qua la perla / della rugiada, / giardino chiuso intorno al tuo unico fiore, / o solitudine verdesognante / o silenzio che ascolti / il silenzio di Dio”.

Sono i versi che la poetessa Elena Bono dedicava alla contemplazione di un dipinto in S. Maria dei Servi a Siena raffigurante la Madonna di Belvedere. Un piccolo giro di versi che dicono tutto il talento di Elena Bono e la sua profonda spiritualità.

img-_innerArt-_libro-elena-bonoLa scrittrice è scomparsa il 26 febbraio scorso a Lavagna, in Liguria, all’età di 92 anni. Autrice finissima, dolorosamente misconosciuta nel mondo contemporaneo, ha impresso un segno originale e potente nella letteratura italiana del nostro Novecento. Tra poesia, narrativa e teatro, la Bono ha raccontato per oltre mezzo secolo l’eterno dilemma del cuore umano di…

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Io credo

  • Io credo in Dio, Padre onnipotente,

Creatore del cielo e della terra.

 

Io credo! Sì, io credo!

Quale gioia poter dire ogni mattina:

Io credo in Te, o Dio,

che hai creato il cielo e la terra

con la Tua Parola di vita,

con la Tua onnipotenza d’amore!

Contemplando la bellezza delle Tue creature,

vedo in esse la fiamma viva della Tua gloria,

sento il Tuo cuore pulsare dentro di me,

lo sento pulsare nel cuore dei miei fratelli,

perché di tutti  Tu sei il Creatore e tenero Padre.

 

  • E credo in Gesù Cristo, Tuo unico Figlio, nostro Signore.

Se già grande è la gioia di essere Tue creature,

plasmate dalle Tue amorevoli mani,

quanto più grande, Padre, è la gioia di saperci adottati

nel Tuo dilettissimo Figlio!

Lui, l’Unigenito, Luce da Luce,

è venuto a noi come Fratello primogenito:

nel suo Volto vediamo il Tuo Volto.

 

  • Egli fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine.Mirabile mistero la nascita del Tuo Figlio sulla terra!fu concepito nel tempo per potenza d’Amore,Immacolato Fiore sbocciò nel grembo verginale di Maria;Per elevare l’uomo alla vita divina,Misericordia, s’inabissò nella miseria.
    1.  
    2. egli, l’Altissimo, discese:
    3. si fece carne per santificare l’umana carne.
    4. per potenza di Spirito Santo.
    5. Generato nel Tuo seno dall’eternità,
    6.  
  • Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto.

Il Cristo patì!

Venuto nel mondo per fare, come uomo,

la Tua volontà di salvezza, o Padre,

l’Innocente subì la condanna

e portò sulla Croce

l’immane peso del nostro peccato.

Andando incontro alla Croce

come a una Sposa diletta,

ad essa si lasciò inchiodare

non dai chiodi, ma dall’amore

per raccogliere in un solo abbraccio

tutti i Tuoi figli ovunque dispersi

e riconsegnarli a Te, pazientissimo Padre.

Subì la morte Colui che è la Vita;

la Luce si spense.

 

  • Discese agli inferi.

Alla sera scesero fitte le tenebre,

e pianto, pianto, pianto

erano tutte le cose:

‘Dov’è la nostra Luce?

Dov’è la nostra Vita?’

Ma sotto la terra il seme germoglia …

Nel silenzio del sepolcro,

nell’oscurità degli inferi,

con impeto d’amore Egli spezzò le catene.

 

  • Il terzo giorno risuscitò da morte.

E al mattino del terzo giorno;

ecco la sfolgorante luce del Risorto:

ecco il Giorno senza tramonto;

ecco la Gioia!

Lo incontrano le pie mirofore

i suoi piedi sfiorano appena

l’erba cosparsa di rugiada –

‘Salute a voi!…

Portate l’annunzio

a tutti i miei fratelli!’.

Sì, Cristo, nostra Speranza,

è risorto! Alleluja!

 

  • Salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente, di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Dall’abisso della terra alle fulgide altezze del cielo,

dal patibolo della Croce al trono della gloria:

là, presso il Padre, onnipotenza d’Amore,

o Cristo, Tu sei salito!

Di là tornerai a giudicare il mondo

chiamando per nome i redenti,

tutti quelli che avranno creduto, sperato, amato,

per accoglierli nel Tuo regno glorioso.

 

  • Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi.

 

Lo Spirito creatore, lo Spirito di verità, il Consolatore:

ecco il Dono promesso e mandato dal Cielo

per formare di una sparsa moltitudine

un solo corpo e un solo spirito

una comunione d’amore: la Chiesa!

Essa è la Sposa tutta bella

Senza ruga né macchia, lavata nel Tuo sangue.

Innamorata, ti canta giorno e notte

le stupende melodie che lo Spirito – arpa divina – le ispira.

Sì, io credo – e credo per tutti – che questa Chiesa

  • pur formata anche da membra ferite-e nutrice di santi.
  •  
  • è madre gioiosa di figli
  • Credo la remissione dei peccati, la resurrezione della carne, la vita eterna.

 

Nel cuore della Madre Chiesa zampilla

la sorgente delle pure acque,

in essa risuona il canto dei risorti,

rivestiti di candida veste.

Essi portano il tuo Nome sulla fronte

e la stella radiosa del mattino,

là, nella celeste Gerusalemme

dove non ci sarà più notte

ma un unico giorno senza fine.

 

 

AnnaMaria Canopi

Abbadessa e fondatrice dell’abbazia  benedettina Mater Gratiae

Isola s. Giulio