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Due modi …

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Come avrete letto, ieri c’è stata la prima approvazione di adozione legale in Italia, da parte di una coppia lesbica e la figlia, nata da una fecondazione eterologa all’estero.

Immagino già le conseguenze che scatenerà questo ulteriore passo e tutto tutto il male polemico che ne scaturirà … .

 

‘Ma come in quella fiaba, forse il nostro fragile grido ‘il re è nudo’ potrà smascherare la menzogna collettiva.

E la nudità del re è la menzogna sulla vita, sulla famiglia, sulla sessualità, sulla nascita e sulla morte: insomma è una menzogna sull’uomo che lo porta alla disperazione e alla violenza, ed è soprattutto una menzogna che si impadronisce dei mezzi di una presunta legalità per silenziare le voci discordanti.

 

‘Desertum fecerunt et pacem appellaverunt.’

Questa citazione tacitiana sembra la definizione più adeguata per descrivere quanto sta accadendo attorno a noi.

Per l’amore che portiamo alla vita, non possiamo tacere.

 

In questo sentiamo con molta partecipazione come nostro quello che Italo Calvino diceva ne ‘Le città invisibili’ :

‘L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne.

Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.

Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio’.

 

don Gabriele Mangirotti

  • direttore Cultura Cattolica –Omofobia o eterofobia? Perché opporsi a una legge ingiusta e liberticida
  • dalla introduzione al libro del giurista Gianfranco Amato

Promenade humaine

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Aveva, albero,

disobbedito alla sua norma,

aveva

lui

tradito o altri

contrastato la sua forma,

deviato dal suo fine

la sua forza?

E ora era

Deforme

per errore

o cattiveria

di chi? Si logora,

si imbroncia.

‘Non piangere,

albero, non gemere’

gli gridano

le rondini

nei tuffi e negli affondo

del loro mulinello. ‘C’è

un’armonia più estesa

e misericordiosa

che abbraccia anche il tuo sgorbio,

lo modula, lo lima,

lo commisura

al suo perenne ritmo …’

Chi è, non è nessuno

ma c’è, onnipresente,

colui che raccoglie questo dialogo

e passa tra gli effimeri che passano

nel vento inesauribile del mondo …

 

 

Mario Luzi

La ferita nell’essere

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Il Signore vuole che le sue opere,

anche quelle più sublimi,

abbiano fondamenta di pietra

e rigida impalcatura di ferro,

perché non si perdano nell’aria

a causa della loro sottigliezza.

 

 

Josè Maria Pemàn

Il divino impaziente

 

*

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La vita interiore vale

più delle opere esterne …

 

José Maria Pemàn

Perchè il mondo creda

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La Chiesa: 4. Una e Santa

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Ogni volta che rinnoviamo la nostra professione di fede recitando il “Credo”, noi affermiamo che la Chiesa è «una» e «santa». È una, perché ha la sua origine in Dio Trinità, mistero di unità e di comunione piena.

La Chiesa poi è santa, in quanto è fondata su Gesù Cristo, animata dal suo Santo Spirito, ricolmata del suo amore e della sua salvezza.

Allo stesso tempo, però, è santa e composta di peccatori, tutti noi, peccatori, che facciamo esperienza ogni giorno delle nostre fragilità e delle nostre miserie.

Allora, questa fede che professiamo ci spinge alla conversione, ad avere il coraggio di vivere quotidianamente l’unità e la santità, e se noi non siamo uniti, se non siamo santi, è perché non siamo fedeli a Gesù.

Ma Lui, Gesù, non ci lascia soli, non abbandona la sua Chiesa!

Lui cammina con noi, Lui ci capisce.

Capisce le nostre debolezze, i nostri peccati, ci perdona, sempre che noi ci lasciamo perdonare. Lui è sempre con noi, aiutandoci a diventare meno peccatori, più santi, più uniti.

  • Il primo conforto ci viene dal fatto che Gesù ha pregato tanto per l’unità dei discepoli. È la preghiera dell’Ultima Cena, Gesù ha chiesto tanto: «Padre, che siano una cosa sola». Ha pregato per l’unità, e lo ha fatto proprio nell’imminenza della Passione, quando stava per offrire tutta la sua vita per noi. È quello che siamo invitati continuamente a rileggere e meditare, in una delle pagine più intense e commoventi del Vangelo di Giovanni, il capitolo diciassette (cfr vv. 11.21-23). Com’è bello sapere che il Signore, appena prima di morire, non si è preoccupato di sé stesso, ma ha pensato a noi! E nel suo dialogo accorato col Padre, ha pregato proprio perché possiamo essere una cosa sola con Lui e tra di noi. Ecco: con queste parole, Gesù si è fatto nostro intercessore presso il Padre, perché possiamo entrare anche noi nella piena comunione d’amore con Lui; allo stesso tempo, le affida a noi come suo testamento spirituale, perché l’unità possa diventare sempre di più la nota distintiva delle nostre comunità cristiane e la risposta più bella a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi, (cfr 1Pt.)
  • «Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). La Chiesa ha cercato fin dall’inizio di realizzare questo proposito che sta tanto a cuore a Gesù. Gli Atti degli Apostoli ci ricordano che i primi cristiani si distinguevano per il fatto di avere «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32); l’apostolo Paolo, poi, esortava le sue comunità a non dimenticare che sono «un solo corpo» (1 Cor 12,13).L’esperienza, però, ci dice che sono tanti i peccati contro l’unità.E non pensiamo solo agli scismi, pensiamo a mancanze molto comuni nelle nostre comunità, a peccati “parrocchiali”, a quei peccati nelle parrocchie. A volte, infatti, le nostre parrocchie, chiamate ad essere luoghi di condivisione e di comunione, sono tristemente segnate da invidie, gelosie, antipatie…E le chiacchiere sono alla portata di tutti. Quanto si chiacchiera nelle parrocchie! Questo non è buono. Ad esempio quando uno viene eletto presidente di quella associazione, si chiacchiera contro di lui. E se quell’altra viene eletta presidente della catechesi, le altre chiacchierano contro di lei. Ma, questa non è la Chiesa. Questo non si deve fare, non dobbiamo farlo! Bisogna chiedere al Signore la grazia di non farlo. Questo succede quando puntiamo ai primi posti; quando mettiamo al centro noi stessi, con le nostre ambizioni personali e i nostri modi di vedere le cose, e giudichiamo gli altri; quando guardiamo ai difetti dei fratelli, invece che alle loro doti; quando diamo più peso a quello che ci divide, invece che a quello che ci accomuna…

Una volta, nell’altra Diocesi che avevo prima, ho sentito un commento interessante e bello. Si parlava di un’anziana che per tutta la vita aveva lavorato in parrocchia, e una persona che la conosceva bene, ha detto: «Questa donna non ha mai sparlato, mai ha chiacchierato, sempre era un sorriso». Una donna così può essere canonizzata domani! Questo è un bell’esempio. E se guardiamo alla storia della Chiesa, quante divisioni fra noi cristiani. Anche adesso siamo divisi. Anche nella storia noi cristiani abbiamo fatto la guerra fra di noi per divisioni teologiche. Pensiamo a quella dei 30 anni. Ma, questo non è cristiano. Dobbiamo lavorare anche per l’unità di tutti i cristiani, andare sulla strada dell’unità che è quella che Gesù vuole e per cui ha pregato.

 

  • Di fronte a tutto questo, dobbiamo fare seriamente un esame di coscienza. In una comunità cristiana, la divisione è uno dei peccati più gravi, perché la rende segno non dell’opera di Dio, ma dell’opera del diavolo, il quale è per definizione colui che separa, che rovina i rapporti, che insinua pregiudizi… La divisione in una comunità cristiana, sia essa una scuola, una parrocchia, o un’associazione, è un peccato gravissimo, perché è opera del Diavolo. Dio, invece, vuole che cresciamo nella capacità di accoglierci, di perdonarci e di volerci bene, per assomigliare sempre di più a Lui che è comunione e amore. In questo sta la santità della Chiesa: nel riconoscersi ad immagine di Dio, ricolmata della sua misericordia e della sua grazia.  
  1.  

Cari amici, facciamo risuonare nel nostro cuore queste parole di Gesù: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio»

(Mt 5,9).

Chiediamo sinceramente perdono per tutte le volte in cui amo stati occasione di divisione o di incomprensione all’interno delle nostre comunità, ben sapendo che non si giunge alla comunione se non attraverso una continua conversione.

Che cos’è la conversione?

È chiedere al Signore la grazia di non sparlare, di non criticare, di non chiacchierare, di volere bene a tutti. È una grazia che il Signore ci dà. Questo è convertire il cuore. E chiediamo che il tessuto quotidiano delle nostre relazioni possa diventare un riflesso sempre più bello e gioioso del rapporto tra Gesù e il Padre.

 

Papa Francesco

Udienza 27 agosto 2014

 

* La buona notizia del venerdì:Il bus del tè, per coltivare relazioni

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Rebloggo :)
Grazie!

Originally posted on Laurin42:

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Giuseppe viaggia attraverso l’America del nord a bordo della sua Edna Lu per offrire una tazza di tè verde a chiunque metta in comune un momento di conversazione e di scambio di saperi. La sua ribellione, aiutare le persone a rallentare e a sperimentare convivialità, ha ispirato tante persone in tutto il mondo, dal Canada all’Australia, che ogni giorno mettono a bollire l’acqua per dei perfetti sconosciuti

Giuseppe Spadafora, in arte Guisepi, viaggia attraverso l’America del nord a bordo della sua Edna Lu, un vecchio scuolabus trasformato in casa del tè.

L’idea è quella di una piccola rivoluzione nonviolenta: offrire una tazza di tè verde a chiunque si regali un po’ di tempo per condividere un momento di conversazione e di scambio. Perché farlo? Semplicemente perché nella nostra società ce n’è tanto bisogno. Alla stregua di una piccola ape operaia intenta nell’impollinazione di quanti più fiori riesce a incontrare nel suo…

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Cari bambini,

sto parlando di voi da un po’ di tempo a questa parte e non vi conosco.

Di voi so solo i vostri occhi, i vostri denti bianchi, i vostri gesti di immediata generosità.

 

Sono stata nella vostra terra molto tempo fa e ho sentito sulla pelle il vostro sole, quell’aria ferma che si incolla a quei colori, quel tutto così grande, così altro, così difficile da afferrare.

Sono venuta da voi con la testa vuota di voi e non vi ho visto perché non volevo vedere, non volevo sapere.

Molte vite fa, abbracciata alla mia mamma, non pensavo che il più piccolo di voi non aveva genitori.

Mentre venivo accompagnata verso il sonno, insieme a un adulto che vegliava su di me, un bambino si abituava ai calci in pancia per resistere alla strada, per allenarsi al suo futuro.

Mentre urlavo per un nuovo giocattolo, non conoscevo voi, germogli di querce, pelli di un’infanzia violata, giochi voi stesse, per adulti ubriachi di corruzione, che violentavano le favole trasformandole in paure.

Oggi che so, vi chiedo di ospitarmi,

di insegnarmi,

di salvarmi,

di spiegarmi.

Perché,

non ditelo a nessuno,

ma siamo noi,

ad aver bisogno del vostro aiuto.

 

Paola Albini

sceneggiatrice

 

 

Quaderno africano

a cura di Arnoldo Mosca Mondadori

Frassinelli

25 agosto 2014

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MESSAGGIO 25 AGOSTO 2014

a Marija Pavlovic

 

 

Cari figli! Pregate per le mie intenzioni perché Satana desidera distruggere il mio piano che ho qui e rubarvi la pace. Perciò, figlioli, pregate, pregate, pregate affinché Dio possa operare attraverso ciascuno di voi. I vostri cuori siano aperti alla volontà di Dio. Io vi amo e vi benedico con la mia benedizione materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Dear world

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*

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XV.La giustizia e l’onestà dei costumi e la dignità delle virtù, che dai giorni del diluvio fino all’avvento del Signore furono corroborate dai profeti e poi a lungo rifulsero nella chiesa ad opera degli apostoli e dei dottori, ma ora si sono corrotte, dopo questi giorni torpidi nell’ingiustizia e dopo molte tribolazioni, prima della fine saranno rinnovate in essi.

 

Ildegarda de Bingen

Il libro delle opere divine

I Meridiani _ Mondadori

 

 

 

 

 

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