Home

Uno dei segreti della vita

Lascia un commento

 

???????????????????????????????

 

 

Allargate i vostri cuori da fratelli a fratelli!

Questo è uno dei segreti della vita: allargare i cuori da fratelli a fratelli.

 

 

 

Papa Francesco

Dal discorso ai calciatori della partita interreligiosa

***

4 commenti

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre.”

 

C. Mazzacurati

 

 

 

 

L’ho sottratta al sito – che ringrazio – http://www.sullastradadiemmaus.it/  :)

 

 

Buon Settembre a tutti!

 

Basta cristiani ‘anacquati’

Lascia un commento

Nell’itinerario domenicale con il Vangelo di Matteo, arriviamo oggi al punto cruciale in cui Gesù, dopo aver verificato che Pietro e gli altri undici avevano creduto in Lui come Messia e Figlio di Dio, «cominciò a spiegare [loro] che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto … , venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (16,21). E’ un momento critico in cui emerge il contrasto tra il modo di pensare di Gesù e quello dei discepoli. Pietro addirittura si sente in dovere di rimproverare il Maestro, perché non può attribuire al Messia una fine così ignobile. Allora Gesù, a sua volta, rimprovera duramente Pietro, lo rimette “in riga”, perché non pensa «secondo Dio, ma secondo gli uomini» (v. 23) e senza accorgersene fa la parte di satana, il tentatore.

Su questo punto insiste, nella liturgia di questa domenica, anche l’apostolo Paolo, il quale, scrivendo ai cristiani di Roma, dice loro: «Non conformatevi a questo mondo – non entrare negli schemi di questo mondo – ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio» (Rm 12,2).

In effetti, noi cristiani viviamo nel mondo, pienamente inseriti nella realtà sociale e culturale del nostro tempo, ed è giusto così; ma questo comporta il rischio che diventiamo “mondani”, il rischio che “il sale perda il sapore”, come direbbe Gesù (cfr Mt 5,13), cioè che il cristiano si “annacqui”, perda la carica di novità che gli viene dal Signore e dallo Spirito Santo. Invece dovrebbe essere il contrario: quando nei cristiani rimane viva la forza del Vangelo, essa può trasformare «i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita» (Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 19). E’ triste trovare cristiani “annacquati”, che sembrano il vino allungato, e non si sa se sono cristiani o mondani, come il vino allungato non si sa se è vino o acqua! E’ triste, questo. E’ triste trovare cristiani che non sono più il sale della terra, e sappiamo che quando il sale perde il suo sapore, non serve più a niente. Il loro sale ha perso il sapore perché si sono consegnati allo spirito del mondo, cioè sono diventati mondani.

Perciò è necessario rinnovarsi continuamente attingendo la linfa dal Vangelo. E come si può fare questo in pratica? Anzitutto proprio leggendo e meditando il Vangelo ogni giorno, così che la parola di Gesù sia sempre presente nella nostra vita. Ricordatevi: vi aiuterà portare sempre il Vangelo con voi: un piccolo Vangelo, in tasca, nella borsa, e leggerne durante il giorno un passo. Ma sempre con il Vangelo, perché è portare la Parola di Gesù, e poterla leggere. Inoltre partecipando alla Messa domenicale, dove incontriamo il Signore nella comunità, ascoltiamo la sua Parola e riceviamo l’Eucaristia che ci unisce a Lui e tra noi; e poi sono molto importanti per il rinnovamento spirituale le giornate di ritiro e di esercizi spirituali. Vangelo, Eucaristia e preghiera. Non dimenticare: Vangelo, Eucaristia, preghiera. Grazie a questi doni del Signore possiamo conformarci non al mondo, ma a Cristo, e seguirlo sulla sua via, la via del “perdere la propria vita” per ritrovarla (v. 25). “Perderla” nel senso di donarla, offrirla per amore e nell’amore – e questo comporta il sacrificio, anche la croce – per riceverla nuovamente purificata, liberata dall’egoismo e dall’ipoteca della morte, piena di eternità.

La Vergine Maria ci precede sempre in questo cammino; lasciamoci guidare e accompagnare da lei.

 

Papa Francesco

Angelus 31 agosto 2014

 

Reazione a catena

Lascia un commento

La condizione nella quale viviamo il nostro tempo è simile al cammino di un gruppo di persone in una zona sconosciuta di montagna.

 

Il sentiero è tracciato in modo molto sommario e c’è il rischio di perdersi in mezzo a boschi fitti e impervi e a dirupi pericolosi. Per di più una densa nebbia avvolge la compagnia. Si diffonde la tentazione di tornare indietro (penso ai tradizionalisti: “abbiamo sempre fatto così!”). Altri invece vorrebbero continuare di corsa e alla cieca, per non sembrare paurosi o rinunciatari (penso ai progressisti a tutti i costi: “avanti a testa bassa, purché si proceda!”).

 

Altri ancora cedono alla stanchezza; si siedono ai bordi del sentiero e si aspettano che qualcun altro prenda una decisione, riservandosi il diritto di protestare e di criticare (penso a quelli che potrei definire qualunquisti: “se le cose non vanno, non è colpa mia e non voglio responsabilità”).

 

Poi si fa avanti uno del gruppo, che possiede una bussola e un altimetro, e ha fatto da piccolo lo scout, conoscendo i messaggi e le indicazioni che si possono ottenere per orientare il cammino, raccogliendole dalle piante, dai sassi, dal rumore dei ruscelli e dal richiamo degli animali selvatici. Costui si mette in testa al gruppo, chiede a tutti una partecipazione attiva all’ascolto della natura e alla comprensione dei segnali e … dopo qualche centinaio di metri nella nebbia, fa sbucare la compagnia in un punto di osservazione alto e limpido, dal quale è possibile a tutti vedere il cammino e riprenderlo con fiducia e con slancio.

 

Ancora una volta: “Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!”. Credo che non ci sia bisogno di commentare.

 

 

+ Diego Coletti

Vescovo di Como

 

Lo so, è un po’ lungo, ma credo valga la pena leggere il testo integrale del discorso del Vescovo alla festa di s.Abbondio … e non credo sia un caso nemmeno questo riferimento noto manzoniano ;)

*

Lascia un commento

La speranza – so poco di lei.

Se non che già ne sfolgora il suo viso

che così illuminato mi ricorda

la nube di fuoco del querceto

un po’ sopra il nevaio. Senza questo,

mi dico, anche meno. Anche meno saprei.

 

 

 

Mario Luzi

Due modi …

Lascia un commento

Come avrete letto, ieri c’è stata la prima approvazione di adozione legale in Italia, da parte di una coppia lesbica e la figlia, nata da una fecondazione eterologa all’estero.

Immagino già le conseguenze che scatenerà questo ulteriore passo e tutto tutto il male polemico che ne scaturirà … .

 

‘Ma come in quella fiaba, forse il nostro fragile grido ‘il re è nudo’ potrà smascherare la menzogna collettiva.

E la nudità del re è la menzogna sulla vita, sulla famiglia, sulla sessualità, sulla nascita e sulla morte: insomma è una menzogna sull’uomo che lo porta alla disperazione e alla violenza, ed è soprattutto una menzogna che si impadronisce dei mezzi di una presunta legalità per silenziare le voci discordanti.

 

‘Desertum fecerunt et pacem appellaverunt.’

Questa citazione tacitiana sembra la definizione più adeguata per descrivere quanto sta accadendo attorno a noi.

Per l’amore che portiamo alla vita, non possiamo tacere.

 

In questo sentiamo con molta partecipazione come nostro quello che Italo Calvino diceva ne ‘Le città invisibili’ :

‘L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne.

Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.

Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio’.

 

don Gabriele Mangirotti

  • direttore Cultura Cattolica –Omofobia o eterofobia? Perché opporsi a una legge ingiusta e liberticida
  • dalla introduzione al libro del giurista Gianfranco Amato

Promenade humaine

Lascia un commento

Aveva, albero,

disobbedito alla sua norma,

aveva

lui

tradito o altri

contrastato la sua forma,

deviato dal suo fine

la sua forza?

E ora era

Deforme

per errore

o cattiveria

di chi? Si logora,

si imbroncia.

‘Non piangere,

albero, non gemere’

gli gridano

le rondini

nei tuffi e negli affondo

del loro mulinello. ‘C’è

un’armonia più estesa

e misericordiosa

che abbraccia anche il tuo sgorbio,

lo modula, lo lima,

lo commisura

al suo perenne ritmo …’

Chi è, non è nessuno

ma c’è, onnipresente,

colui che raccoglie questo dialogo

e passa tra gli effimeri che passano

nel vento inesauribile del mondo …

 

 

Mario Luzi

La ferita nell’essere

Lascia un commento

Il Signore vuole che le sue opere,

anche quelle più sublimi,

abbiano fondamenta di pietra

e rigida impalcatura di ferro,

perché non si perdano nell’aria

a causa della loro sottigliezza.

 

 

Josè Maria Pemàn

Il divino impaziente

 

*

Lascia un commento

La vita interiore vale

più delle opere esterne …

 

José Maria Pemàn

Perchè il mondo creda

Lascia un commento

La Chiesa: 4. Una e Santa

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Ogni volta che rinnoviamo la nostra professione di fede recitando il “Credo”, noi affermiamo che la Chiesa è «una» e «santa». È una, perché ha la sua origine in Dio Trinità, mistero di unità e di comunione piena.

La Chiesa poi è santa, in quanto è fondata su Gesù Cristo, animata dal suo Santo Spirito, ricolmata del suo amore e della sua salvezza.

Allo stesso tempo, però, è santa e composta di peccatori, tutti noi, peccatori, che facciamo esperienza ogni giorno delle nostre fragilità e delle nostre miserie.

Allora, questa fede che professiamo ci spinge alla conversione, ad avere il coraggio di vivere quotidianamente l’unità e la santità, e se noi non siamo uniti, se non siamo santi, è perché non siamo fedeli a Gesù.

Ma Lui, Gesù, non ci lascia soli, non abbandona la sua Chiesa!

Lui cammina con noi, Lui ci capisce.

Capisce le nostre debolezze, i nostri peccati, ci perdona, sempre che noi ci lasciamo perdonare. Lui è sempre con noi, aiutandoci a diventare meno peccatori, più santi, più uniti.

  • Il primo conforto ci viene dal fatto che Gesù ha pregato tanto per l’unità dei discepoli. È la preghiera dell’Ultima Cena, Gesù ha chiesto tanto: «Padre, che siano una cosa sola». Ha pregato per l’unità, e lo ha fatto proprio nell’imminenza della Passione, quando stava per offrire tutta la sua vita per noi. È quello che siamo invitati continuamente a rileggere e meditare, in una delle pagine più intense e commoventi del Vangelo di Giovanni, il capitolo diciassette (cfr vv. 11.21-23). Com’è bello sapere che il Signore, appena prima di morire, non si è preoccupato di sé stesso, ma ha pensato a noi! E nel suo dialogo accorato col Padre, ha pregato proprio perché possiamo essere una cosa sola con Lui e tra di noi. Ecco: con queste parole, Gesù si è fatto nostro intercessore presso il Padre, perché possiamo entrare anche noi nella piena comunione d’amore con Lui; allo stesso tempo, le affida a noi come suo testamento spirituale, perché l’unità possa diventare sempre di più la nota distintiva delle nostre comunità cristiane e la risposta più bella a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi, (cfr 1Pt.)
  • «Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). La Chiesa ha cercato fin dall’inizio di realizzare questo proposito che sta tanto a cuore a Gesù. Gli Atti degli Apostoli ci ricordano che i primi cristiani si distinguevano per il fatto di avere «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32); l’apostolo Paolo, poi, esortava le sue comunità a non dimenticare che sono «un solo corpo» (1 Cor 12,13).L’esperienza, però, ci dice che sono tanti i peccati contro l’unità.E non pensiamo solo agli scismi, pensiamo a mancanze molto comuni nelle nostre comunità, a peccati “parrocchiali”, a quei peccati nelle parrocchie. A volte, infatti, le nostre parrocchie, chiamate ad essere luoghi di condivisione e di comunione, sono tristemente segnate da invidie, gelosie, antipatie…E le chiacchiere sono alla portata di tutti. Quanto si chiacchiera nelle parrocchie! Questo non è buono. Ad esempio quando uno viene eletto presidente di quella associazione, si chiacchiera contro di lui. E se quell’altra viene eletta presidente della catechesi, le altre chiacchierano contro di lei. Ma, questa non è la Chiesa. Questo non si deve fare, non dobbiamo farlo! Bisogna chiedere al Signore la grazia di non farlo. Questo succede quando puntiamo ai primi posti; quando mettiamo al centro noi stessi, con le nostre ambizioni personali e i nostri modi di vedere le cose, e giudichiamo gli altri; quando guardiamo ai difetti dei fratelli, invece che alle loro doti; quando diamo più peso a quello che ci divide, invece che a quello che ci accomuna…

Una volta, nell’altra Diocesi che avevo prima, ho sentito un commento interessante e bello. Si parlava di un’anziana che per tutta la vita aveva lavorato in parrocchia, e una persona che la conosceva bene, ha detto: «Questa donna non ha mai sparlato, mai ha chiacchierato, sempre era un sorriso». Una donna così può essere canonizzata domani! Questo è un bell’esempio. E se guardiamo alla storia della Chiesa, quante divisioni fra noi cristiani. Anche adesso siamo divisi. Anche nella storia noi cristiani abbiamo fatto la guerra fra di noi per divisioni teologiche. Pensiamo a quella dei 30 anni. Ma, questo non è cristiano. Dobbiamo lavorare anche per l’unità di tutti i cristiani, andare sulla strada dell’unità che è quella che Gesù vuole e per cui ha pregato.

 

  • Di fronte a tutto questo, dobbiamo fare seriamente un esame di coscienza. In una comunità cristiana, la divisione è uno dei peccati più gravi, perché la rende segno non dell’opera di Dio, ma dell’opera del diavolo, il quale è per definizione colui che separa, che rovina i rapporti, che insinua pregiudizi… La divisione in una comunità cristiana, sia essa una scuola, una parrocchia, o un’associazione, è un peccato gravissimo, perché è opera del Diavolo. Dio, invece, vuole che cresciamo nella capacità di accoglierci, di perdonarci e di volerci bene, per assomigliare sempre di più a Lui che è comunione e amore. In questo sta la santità della Chiesa: nel riconoscersi ad immagine di Dio, ricolmata della sua misericordia e della sua grazia.  
  1.  

Cari amici, facciamo risuonare nel nostro cuore queste parole di Gesù: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio»

(Mt 5,9).

Chiediamo sinceramente perdono per tutte le volte in cui amo stati occasione di divisione o di incomprensione all’interno delle nostre comunità, ben sapendo che non si giunge alla comunione se non attraverso una continua conversione.

Che cos’è la conversione?

È chiedere al Signore la grazia di non sparlare, di non criticare, di non chiacchierare, di volere bene a tutti. È una grazia che il Signore ci dà. Questo è convertire il cuore. E chiediamo che il tessuto quotidiano delle nostre relazioni possa diventare un riflesso sempre più bello e gioioso del rapporto tra Gesù e il Padre.

 

Papa Francesco

Udienza 27 agosto 2014

 

Older Entries

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 41 follower