Fighters

San Paolo sottolinea che “la nostra battaglia” non è contro cose piccole, “ma contro i principati e le potenze, cioè contro il diavolo e i suoi”.

“Ma a questa generazione – a tante altre –  hanno fatto credere che il diavolo fosse un mito, una figura, un’idea, l’idea del male. Ma il diavolo esiste e noi dobbiamo lottare contro di lui. Lo dice Paolo, non lo dico io! La Parola di Dio lo dice.

“Il diavolo – ha detto – è il bugiardo, è il padre dei bugiardi, il padre della menzogna”.

Il  diavolo esiste e bisogna combatterlo con la verità e la giustizia.

Papa Francesco

Omelia 30 ottobre 2014

E a proposito di verità e menzogna, con la festa apparentemente innocua di Halloween alle porte, leggete Q U I  e passate parola-verità- giustizia  ;)

Quello che non tutti sanno

NON SOLTANTO I CATTOLICI DICONO STOP

E’ d’accordo Silvio Berlusconi, l’ha proposto l’Imperatore d’Italia Matteo Renzi, dunque ormai (forse) si faranno: le unioni civili alla tedesca, dedicate in particolare alle coppie omosessuali, potrebbero entrare davvero nel diritto di famiglia anche italiano. Secondo il sottosegretario alle Riforme, Ivan Scalfarotto, si tratterà semplicemente del “matrimonio gay con un altro nome, per non irritare i cattolici”. Secondo altri si salvaguarderanno solo le due richieste fondamentali del mondo Lgbt: il diritto alla reversibilità della pensione e il diritto a “farsi una famiglia”.

Con che modalità ci si potrà “fare una famiglia” essendo a una coppia omosessuale negata, secondo le dichiarazioni di Renzi, l’adozione di bambini, come peraltro recita il modello tedesco? L’artificio un po’ ipocrita è legato ad un’espressione anglofona. Si tratta della “stepchild adoption”, cioè la possibilità del partner di adottare il figlio del compagno o della compagna omosessuale, in assenza di altro genitore biologico. Nel caso di una coppia gay i figli nascono utilizzando (all’estero, perché in Italia è illegale, di qui l’ipocrisia tutta italica) le procedure note come “utero in affitto”.

Berlusconi e Renzi avrebbero stipulato dunque un “nuovo patto del Nazareno” sulle unioni civili omosessuali, la loro approvazione in Parlamento visti i numeri di cui i due dispongono potrebbe essere istantanea. Però. C’è un però. Quel però è l’opinione degli italiani.

Tanti italiani su questo tema vogliono procedere con i piedi di piombo.

I sondaggi dicono ad esempio che la stragrande maggioranza è contraria all’utero in affitto e hai voglia a chiamarla stepchild adoption, una coppia gay per arrivarci deve passare dall’affitto di un utero. E se cerchi una donna che ti doni un ovulo per poi impiantarlo nell’utero affittato di un’altra donna, la signora in questione deve essere sottoposta a settimane di bombardamenti ormonali, affinché il suo ovulo diventi grande poco meno di un chicco d’uva, per poi essere agoaspirato in sedazione profonda. Esiste secondo voi qualche donna in natura che si sottoporrebbe a tale procedura gratuitamente? Nella neolingua di questi falsi miti di progresso la chiamano “donazione di ovuli”, nella realtà è una compravendita. L’ipocrisia italica nel caso di fecondazione eterologa parla di rimborsi spese per le donatrici. Non è vero, è salario mascherato. Nelle procedure di utero in affitto, dopo la finta donazione, c’è la reale locazione dell’intimità più profonda di un’altra donna fino alla consegna del prodotto: il figlio, ormai ridotto come la donna a cosa, che viene partorito e strappato al seno della madre non appena vi si avvicina, per consegnarlo alla coppia acquirente. La stepchild adoption all’interno delle unioni civili renzian-berlusconiane legittimerebbe tutto questo. La riduzione di un bimbo a una cosa da acquistare, ovviamente se in perfette condizioni.

Ma le persone non sono cose e i figli non si pagano. Il coro parlamentare potrà essere pure univoco a favore delle unioni civili alla tedesca, ma fuori dal coro a difesa dei soggetti più deboli, che sono sempre i bambini che hanno diritto a non essere privati della loro mamma, canta un pezzo d’Italia.

Sono i cattolici, certo, ma non solo.

Tanti italiani, anche di sinistra come chi scrive, che sono prontissimi a riconoscere agli omosessuali il sacrosanto diritto a essere vicino al proprio compagno quando va in ospedale o nel malaugurato caso dovesse finire in carcere, che sono pronti a riconoscere ogni possibile diritto individuale, che sono contrari a qualsiasi discriminazione nei confronti delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e dei transessuali. Tanti italiani che però si fermano quando si parla di famiglia e di figli. I figli, tutti i figli, tutti noi siamo nati da un uomo e da una donna, da un padre e una madre, non da un genitore 1 e genitore 2. E alle nostre spalle abbiamo migliaia e migliaia di anni in cui una sequenza infinita di incontri tra un uomo e una donna hanno portato al nostro essere e al mondo come è ora. Non sarà il 2014, anno prima dell’era renzian-berlusconiana, a bloccare questa sequenza e a inventarsi una realtà che non c’è. Non sarà un nuovo patto del Nazareno a impedire a molti italiani di cantare fuori dal coro.

E, a proposito, almeno cambiategli nome.

Il Nazareno lasciatelo stare.

Mario Adinolfi

Il Messaggero Veneto

25 ottobre 2014               

Parola per parola

Il 31 maggio 1951, l’arcangelo Gabriele, mostrandosi di nuovo a Teresa Musco, le insegnò, ‘parola per parola’ una preghiera di consacrazione che lei rinnoverà tutti i giorni fino alla sua morte:

 

‘ O Dio! Permettetemi di essere costantemente tra le Tue mani e che il mio cuore, il mio corpo e la mia anima siano sempre tra i Cuori di Gesù e di Maria.

Gesù, Ti offro la mia anima per pisside, il mio corpo per custodia.

Che i miei sospiri Ti siano di incenso gradito, che i miei pensieri Ti adorino, che i miei affetti mi consumino come lampade accese davanti a Te, e che l’anima mia s’innalzi sempre verso il Tuo Sacro Cuore!

O mio Gesù, io Ti amo, raddoppia il mio amore!

Io credo in Te, fai crescere ogni giorno la mia fede! Da Te spero tutto, o mio Dio: Tu hai compiuto per me fino al Calvario, per tutti i passi che Tu hai percorso per me.

Fallo in nome di tutti i battiti del Tuo Cuore così amante, in nome delle sofferenze che hai subito nella Tua Passione, in nome delle lacrime di Maria, la Tua Santissima Madre!

O Gesù, senza di Te i giorni non finiscono di scorrere, le ore non sono che tenebre: vieni, Gesù, e rimani nel mio cuore, non mi lasciare!

Senza di Te, io sono incapace di lottare e non posso vivere, perché solo la speranza di rivederTi ,mi lascia intravedere il Paradiso’.

 

 

 

Angeli e Mistiche

Marcello Stanzione _ Myriam Castelli

Sugarco Edizioni

Figli della Luce, delle tenebre o del grigio?

bella-here

L’esame di coscienza sulle nostre parole ci farà capire se siamo cristiani della luce, delle tenebre o cristiani del grigio: è quanto ha detto Papa Francesco nell’omelia mattutina a Casa Santa Marta.

Gli uomini si riconoscono dalle loro parole. San Paolo – afferma il Papa – invitando i cristiani a comportarsi come figli della luce e non come figli delle tenebre, “fa una catechesi sulla parola”. Ci sono quattro parole per capire se siamo figli delle tenebre:

“E’ parola ipocrita? Un po’ di qua, un po’ di là, per stare bene con tutti? E’ una parola vacua, senza sostanza, piena di vacuità? E’ una parola volgare, triviale, cioè mondana? Una parola sporca, oscena? Queste quattro parole non sono dei figli della luce, non vengono dallo Spirito Santo, non vengono da Gesù, non sono parole evangeliche … questo modo di parlare, sempre parlare di cose sporche o di mondanità o di vacuità o parlare ipocritamente”.

Qual è, dunque, la parola dei Santi, cioè dei figli della luce?

“Lo dice Paolo: ‘Fatevi imitatori di Dio: camminate nella carità; camminate nella bontà; camminate nella mitezza’. Chi cammina così … ‘Siate misericordiosi – dice Paolo – perdonandovi a vicenda, come Dio ha perdonato voi in Cristo. Fatevi, dunque, imitatori di Dio e camminate nella carità’, cioè camminate nella misericordia, nel perdono, nella carità. E questa è la parola di un figlio della luce”.

“Ci sono cristiani luminosi, pieni di luce – osserva il Papa – che cercano di servire il Signore con questa luce” e “ci sono cristiani tenebrosi” che conducono “una vita di peccato, una vita lontana dal Signore” e usano quelle quattro parole che “sono del maligno”. “Ma c’è un terzo gruppo di cristiani”, che non sono “né luminosi né bui”:

“Sono i cristiani del grigio. E questi cristiani del grigio una volta stanno da questa parte, un’altra da quella. La gente di questi dice: ‘Ma questa persona sta bene con Dio o col diavolo?’ Eh? Sempre nel grigio. Sono i tiepidi. Non sono né luminosi né oscuri. E questi Dio non li ama. Nell’Apocalisse, il Signore, a questi cristiani del grigio, dice: ‘Ma no, tu non sei né caldo né freddo. Magari fossi caldo o freddo. Ma perché sei tiepido – così del grigio – sto per vomitarti dalla mia bocca’. Il Signore è forte con i cristiani del grigio. ‘Ma io sono cristiano, ma senza esagerare!’ dicono, e fanno tanto male, perché la loro testimonianza cristiana è una testimonianza che alla fine semina confusione, semina una testimonianza negativa”.

Non lasciamoci ingannare dalle parole vuote – è l’esortazione del Papa – “ne sentiamo tante, alcune belle, ben dette, ma vuote, senza niente dentro”. Comportiamoci invece come figli della luce. “Ci farà bene oggi pensare al nostro linguaggio” – conclude Papa Francesco –  e domandiamoci: “Sono cristiano della luce? Sono cristiano del buio? Sono cristiano del grigio? E così possiamo fare un passo avanti per incontrare il Signore”.

Papa Francesco

Omelia 27 ottobre 2014

Newsva

Foto dal blog http://www.bella-here.tumblr.com/archive

25 ottobre 2014

MESSAGGIO MEDJUGORJE

25 ottobre 2014

caelumsidereum

“Cari figli! Pregate in questo tempo di grazia e chiedete l’intercessione di Tutti i Santi che sono già nella luce. Loro vi siano d’esempio e d’esortazione di giorno in giorno, sul cammino della vostra conversione.

Figlioli, siate coscienti che la vostra vita è breve e passeggera.

Perciò anelate all’eternità e preparate i vostri cuori nella preghiera.

Io sono con voi e intercedo presso il mio Figlio per ciascuno di voi, soprattutto per coloro che si sono consacrati a Me ed a mio Figlio.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Se questo è ‘essere umani’

In questi ultimi 5 giorni sono morti nel Mediterraneo quasi 800 rifugiati, in prevalenza donne e bambini.

Dobbiamo solo vergognarci!

Se chiamiamo mostri quelli dell’Isis, dobbiamo riconoscerci mostri per un tale ‘omicidio di massa’, come lo definisce l’OIM (organizzazione internazionale per le migrazioni).

Sono quasi tutte donne e bambini in fuga da spaventose situazioni di guerra.

Il Medio Oriente è in fiamme, così come la Libia e tante nazioni dell’Africa saheliana dal Sud Sudan al Centrafrica. Milioni sono in fuga, tanti tentano la via del Mediterraneo, che ormai si è trasformato in un cimitero. E’ uno stillicidio quotidiano a cui assistiamo quasi impassibili.

Come missionari non possiamo stare in silenzio davanti a questo genocidio che avviene alle nostre porte.

Dall’inizio dell’anno i morti sono 2500, solo 2200 da giugno.

Lo scorso anno (con la tragedia del 3 ottobre, dove hanno perso la vita 361 persone) hanno trovato la morte oltre 600 persone.

Nel 2012, hanno perso la vita altre 500 persone. In questi tre anni sono 3600 le vittime accertate.

E’ un’ecatombe!

Mai avevamo visto un numero così elevato di rifugiati.

L’Alto Commissario per i rifugiati ha annunciato che il 2013 è stato l’anno record con 51 milioni di rifugiati, cifre che ci ricordano i dati della II Guerra Mondiale.

L’ONU ci ricorda che l’86% dei rifugiati trova asilo nei Paesi del sud del mondo.

L’opulenta Fortezza Europa sta invece facendo di tutto per respingere questo ‘naufraghi dello sviluppo’.

E lo facciamo con il Fortex, con la polizia di frontiera, con le barriere di Ceuta e Melilla, con il muro tra Grecia e Turchia, con il Trattato di Dublino, con le leggi razziste sia nazionali che europee.

Ed ora con il Frontex Plus! Questa nuova operazione potrebbe sostituire ‘Mare Nostrum’ che ha salvato migliaia di vite, quasi tutte in acque internazionali.

Purtroppo Frontex Plus è un’operazione di controllo delle frontiere, dentro i confini di Shengen.

Ma i disperati non si arrendono: sono mossi dalla disperazione.

Nulla li può fermare.

Ad approfittarne sono le organizzazioni criminali, che soprattutto in Libia (un paese in sfacelo totale, anche per colpa nostra!), fanno lauti guadagni.

Come missioni facciamo nostre le parole del vescovo di Casablanca (Marocco), Santiago Agrelo, inorridito per l’uccisione di 15 immigrati che hanno tentato di scavalcare il muro di Ceuta il 6 febbraio scorso.

‘E’ inaccettabile che la vita di un essere umano abbia meno valore di una presunta sicurezza e  impermeabilità delle frontiere di uno Stato.

E’ inaccettabile che una decisione politica vada riempiendo di tombe il cammino che i poveri percorrono con la forza di una speranza.

E’ inaccettabile che merci e capitali godano di più diritti dei poveri per entrare in un Paese.

E’ inaccettabile che si rivendichino frontiere impermeabili per i pacifici della terra e si tollerino frontiere permeabili al denaro, alla corruzione, al turismo sessuale, alla tratta delle persone, al commerci o delle armi’.

Proprio per questo, come missionari, vogliamo lanciare un appello a tutte le istituzioni perché trovino una soluzione a questa tragedia.

All’ONU, perché crei canali di ingresso legale nei vari paesi di accoglienza tramite traghetti e voli charter, che sostituiscano le carrette del mare.

Alla UE, perché apra corridoi umanitari; realizzi  programmi di reinsediamento, ammissione umanitaria  e di facilitazione dei ricongiungimenti famigliari: smantelli il Frontex vera e propria macchina di guerra contro i migranti; abolisca il Regolamento di Dublino che impone ai migranti di fare richiesta di protezione internazionale al primo Stato membro in cui fanno ingresso.

Al Governo italiano, perché prema su Bruxelles, per il mutuo riconoscimento delle domande d’asilo, per un monitoraggio comune ed un equo smistamento; ‘cambi subito la Bossi-Fini’ come ha chiesto l’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro; chiuda i CIE; voti il disegno di legge sullo Ius Soli per i figli di immigrati nati in Italia; continui l’operazione Mare Nostrum che ha salvato migliaia di migranti in acque internazionali.

Alla CEI perché parli, con più coraggio, in difesa dei profughi e dei rifugiati e perché apra le canoniche e i conventi vuoti ai rifugiati.

E’ la nostra passione di missionari, che hanno toccato con mano le sofferenze di tanti fratelli e sorelle,a spingerci a gridare, con Papa Francesco, che ‘la carne di migranti è la carne di Cristo’.

p.Alex Zanotelli

Shalom

Come scrivere di pace in questo tempo così pieno di violenza?

In un’estate in cui abbiamo inteso il grido delle vittime di Gaza intrecciarsi con quello dei cristiani e degli yazidi perseguitati in Iraq?

Come continuare a credere che ‘giustizia e pace si baceranno’ (Sl.85,11b).

Come pregare ancora, tenacemente,  per la pace quando sembra che la storia non faccia altro che smentire l’invocazione, lasciando spazio solo per il gemito delle vittime?

La settima beatitudine non è invito a un facile ottimismo, a una speranza a basso costo.

E’ invece una promessa esigente, rivolta a coloro che operano coraggiosamente per la pace, affinchè con tenacia perseverino in un agire che corrisponde a quello dello stesso Dio di cui essi saranno chiamati figli.

Lui, infatti, è il primo operatore di pace, colui che fa crescere un tessuto condiviso di relazioni positive, radicate nell’alleanza, una condizione di integrità e di benessere per le persone, per le relazioni che esse intrattengono, per le rispettive comunità.

Per questo l’annuncio di shalom è così centrale nelle Scritture ebraico-cristiane, che lo collegano strettamente all’azione di Colui che non cessa di indicare cammini di riconciliazione, anche di fronte alla violenza scatenata.

Davvero, essa indica il dispiegarsi storico della salvezza da parte del Dio che viene: ‘Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: ‘Regna il tuo Dio’ (Is.52,7).

Per il Nuovo Testamento, poi, la pace è uno dei grandi doni messianici del Salvatore: ‘Pace a voi’ dirà il risorto ai discepoli (Lc.24,36; Gv.20,19.26) e la Lettera agli Efesini chiamerà lui stesso ‘la nostra pace’ (Ef.2,14).

La croce  – figura di una violenza che giunge a colpire il Signore stesso – è anche l’albero di vita, da cui promana una potenza di rinnovamento e riconciliazione che investe la storia e la creazione tutta.

Shalom dice dunque di un dono che viene dal Signore, ma anche di una realtà strettamente collegata a una pratica concretissima di giustizia: l’attenzione al povero e un vissuto che rifiuta l’iniquità e la violenza costituiscono il terreno fecondo in cui la pace può sbocciare (Sl.72,1-7).

E’ come un frutto, che sboccia da una terra vivificata dalla rettitudine: ‘Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà nel giardino. Praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre’ (Is.32,16-17); shalom è anche pace con la terra, capacità di vivere in armonia con essa, godendone i frutti ringraziando per essi.

Non è casuale allora, l’ampiezza dei riferimenti al tema della pace nella dottrina sociale della Chiesa: si pensi in particolare alla Pacem in Terris, nella quale poco più di mezzo secolo fa Giovanni XXIII° chiamava la famiglia umana a vivere un tempo di cambiamento nel segno di un intreccio di diritti e doveri, superando la tentazione della violenza.

Al n.67 l’enciclica ricordava che, in un tempo che si gloria della forza atomica, è completamente irrazionale (alienum est a ratione) ritenere la guerra uno strumento di giustizia.

Si pensi, ancora, al ‘Mai più la guerra’, rilanciato anche un anno fa da Papa Francesco di fronte alla minaccia di un conflitto su vasta scala.

Del resto, in un mondo globalizzato la pace appare come una sfida centrale per le stesse religioni, tutte chiamate a disinnescare quei germi di violenza che talvolta le contaminano, per farsi invece attive promotrici di dialogo, di fraternità/sororità, di giustizia.

E la pace è pure interpellazione  forte per la Chiesa italiana, che nel suo cammino verso Firenze 2015 si interroga su come seguire oggi il Signore Gesù, su quale sia la figura di umanità che meglio corrisponde alla sua parola.

Che significa oggi essere discepoli del ‘Principe della pace’ (Is.9,5) di colui che si presenta a noi come bambino, in una fragilità indifesa, ma al cui venire ‘ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco’ (Is.9,4)?

Come testimoniare storicamente della qualità di questa pace?

Come operare concretamente per il contenimento e la riduzione della violenza?

Don Tonino Bello invitava a ‘non scommettere su una pace che non venga dall’alto: è inquinata’, ma anche a diffidare di una ‘pace che non si traduca in scelte storiche: è un bluff’ (Sui sentieri di Isaia – La Meridiana 1989).

LA BEATITUDINE E LA SPERANZA SONO PER CHI SA CHE LA PACE È A CARO PREZZO, PER CHI NON CEDE ALL’IDEOLOGIA DELLA VIOLENZA, PER CHI SA PROMUOVERE CONCRETI SPAZI DI CONVIVENZA, NELLA GIUSTIZIA E NELLA VERITÀ, PER LA FAMIGLIA UMANA. SONO PER CHI HA IL  CORAGGIO DI ACCOMPAGNARE TALE PRATICA CON L’INVOCAZIONE, TENACEMENTE RIVOLTA A COLUI CHE SOLO PUÒ RIEMPIRE LA CREAZIONE E LA STORIA DI PACE E SOSTENERE CHI LA RICERCA.

Simone Morandini

Fiducia

E noi grandi poeti

assunti alla liquida razza

di questo incosciente Naviglio

che nutre eroi da strapazzo

con ampie feluche di delitti,

noi che accampiamo quel desiderio vitale

di essere puri al di fuori di tutto

abbiamo fiducia che le pietre volino

di sotto ai vecchi pontili.

Alda Merini

Ballate non pagate

Madre di Misericordia

La Vergine disse a Brigida:

‘Molti si meravigliano ch’io ti parli. Certamente è per mostrarti la mia umiltà.

Come, infatti, il cuore non gode per un membro malato, se prima non guarisce e gioisce poi per la guarigione, così io sono pronta ad accogliere subito chiunque sinceramente e con buona volontà di pentimento ricorra a me, qualunque sia il suo peccato.

E non bado a quanto abbia peccato, ma con quale intenzione e volontà ritorni.

Io sono chiamata da tutti Madre della Misericordia’.

 

 

s. Brigida di Svezia

Libro II,23